Roma Doc emerge nella tavolozza di Vinitaly 2024
Abbiamo incontrato due aziende del versante meridionale, Amor Vitae e Tenimenti Leone, entrambe sintesi dell'incontro tra mare e vulcano
Oltre un milione e ottocentomila bottiglie provenienti da trecentotre ettari registrati a Roma Doc, da un territorio che supera la metà della provincia di Roma o meglio, nel linguaggio amministrativo attuale, della città metropolitana di Roma. Una zona ampia che ha sempre vissuto la viticoltura, almeno dalla fondazione della città eterna, anche all’interno della stessa in origine. Oggi l’area all’interno del Grande raccoro anulare è ovviamente esclusa, come anche tutta la fascia che dalla città va al mare, caratterizzata dalla presenza del Tevere. La cartina realizzata da Arsial per Roma Doc dà una visione di dettaglio, comune per comune. Attualmente la viticoltura nell’area va dal livello del mare fino a settecento metri e oltre, mentre la denominazione contiene zona a oltre mille metri, che probabilmente nel futuro potrebbero ospitare vigneti. Il grosso della denominazione risente del grande Vulcano Laziale, le cui influenze da un punto di vista dei suoli arrivano proprio fino al mare.

Dopo aver incontrato e raccontato produttori della zona nordica (vedi “Cucina & Vini” numero 190), abbiamo voluto focalizzare sull’area meridinale della Doc, in particolare sul declivio che da Velletri arriva fino al mare in direzione sud est, fermandoci a metà strada a Presciano nei Tenimenti Leone. Continuando il percorso di avvicinamento al mare Tirreno si incontra Aprilia, a cavallo della via Pontina, e spingendosi a est si arriva in un’area da sempre vitata dove è nata Amor Vitae.
Amor Vitae

Incontriamo il giovane e volitivo Antonio Mergé che insieme alle sorelle Virginia e Veronica ha fondato Amor Vitae nel 2019, in una tenuta viticola di famiglia in produzione di uva da decenni, decidendo di iniziare così a vinificare. “Volevo fare tutt’altro nella vita, dedicarmi al mondo della finanza, e invece con una telefonata molto appassionata mia sorella Virginia mi convinse”. Oggi Antonio è il direttore commerciale dell’azienda e gira l’Italia e il mondo, orgoglioso dei propri vini. La prima annata in produzione vinicola la 2020 dalle vigne di Aprilia e anche di Lanuvio, poco più a est. Nell’area di Aprilia ci sono vermentino, malvasia del Lazio, moscato, bellone, greco, cabernet sauvignon, merlot e syrah; in quella di Lanuvio, malvasia del Lazio, bellone, vermentino, montepulciano, cesanese, cabernet sauvignon e merlot. “Abbiamo 35 ettari ad Aprilia, di cui ne vinifichiamo 6, e 10 a Lanuvio, dove vinifichiamo un ettaro, per un totale di circa 50.000 bottiglie all’anno”, ci spiega Antonio. Un dato molto intessante perché da un lato sottolinea che l’azienda fa una decisa selezione dei vigneti da portare in bottiglia, dall’altro che i margini di crescita sono importanti visto che le uve di 38 ettari sono vendute.
Abbiamo assaggiato due vini molto interessanti, un Roma Doc bianco e uno rosso.

Roma Bianco Doc 2022
13,5% vol
uve: malvasia puntinata 50%, bellone 40%, vermentino 10%
bottiglie prodotte: oltre settemila
prezzo: € 15,80
La fermentazione in acciao è preceduta dalla criomacerazione delle uve e dalla pressatura soffice. Il mosto decantato è posto a fermentere in acciaio a temperatura controllata; il vino resta sulle fecce fini per due mesi. Non svolge malolattica.
Paglierino carico, è intenso e articolato nel porgere subito profumi di fiori di sambuco e acacia, insieme a sentori di macchia mediterranea estiva, lentisco e mirto su tutti, percorsi da note di salgemma. Ecco la mandorla bianca che anticipa il frutto di ananas, mango, pesca e scorza di arancia. Bocca di bella energia, succosa e salina, dotata di buon equilibrio per la tessitura netta, è ricca di frutto e salgemma, con respiri fioriti di sambuco e un’avvolgenza calorica stemperata da acidità e sale, per un finale che gioca tra ritorni di macchia e pennelate minerali chiare di salgemma.

Roma Rosso Doc 2022
14% vol
uve: montepulciano 50%, cesanese 35%, cabernet sauvignon 10%, merlot 5%
bottiglie prodotte: oltre cinquemila
prezzo: € 15,80
Le uve effettuano una criomacerazione prima della fermentazione sulle bucce in acciaio. Il vino svolge la malolattica in barrique, per il 70% nuove non tostate, 30% delicatamente tostate di secondo passaggio. Matura in legno per sei mesi.
Rubino intenso, è denso e vitale di frutto al naso, declinato anche delicatamene sotto spirito, nelle note di amarena, gelso nero, prugna, percorse da nette speziature di pepe, noce moscata e vaniglia, con tratti balsamici di mentolati e tocchi di ginepro, mentre rivela respiri fioriti di rosa rossa e peonia. Bocca ben distesa, gentile ed elegante, di bel ritmo vitale e tessitura adeguata, dotata di tannino molto sottile che ne consente un servizio eccellente anche a 14-15 °C, in grado di riprendere netta la fruttosità del naso con la speziatura, aggiungendo nel finale percezioni di grafite.
Tenimenti Leone

L’antica torre medievale di avvistamento segna una parte di storia di questa area dei Colli Albani, dove la vite alligna da secoli. Un bellissimo paesaggio che ha visto diverse realtà gestirlo. “Nel 2010 – ci spiega Matteo Cipolla, brand manager dell’azienda -, la famiglia Veronesi (proprietari di Calzedonia e Signorvino, ndr) si trovò coinvolta, con le sue attività di beneficienza, in questa tenuta che era un monastero e una comunità ormai in rovina, per rimetterle in sesto. Dopo cinque anni di lavori la curia propose alla famiglia Veronesi di acquistare la tenuta. Partì con grande energia un’opera di ristrutturazione che coinvolse prima le vigne e l’oliveto che già erano gestiti dai monaci in regime biologico”. Si tratta di settanta ettari di territorio dolcemente collinare, alla cui sommità si erge la torre; sono quaranta gli ettari di vigneto: bellone, verdicchio, malvasia puntinata, moscato di Terracina, chardonnay, greco di tufo e vermentino, mentre le uve rosse sono cesanese, montepulciano, syrah e merlot. Le attività di campagna per ripristinare il vigneto sono durate anni e hanno anche portato a selezionare dei lieviti autoctoni che sono stati moltiplicati in Francia. Con la vendemmia 2024 partirà il loro utilizzo in cantina dove è appena giunto l’enologo VIncenzo Mercurio. Attualmente sono circa 150.000 le bottiglie prodotte, per metà Roma Doc, l’obiettivo è di arrivare a un totale di 250.000, crescendo proporzionalmente anche nelle denominazione dell’Urbe. Due i vini assaggiati, un Roma Doc bianco e uno rosso, entrambi di bella identità.

Capoccia 2022
Roma Bianco Doc
13% vol
uve: malvasia puntinata 50%, bellone 25%, chardonnay e verdicchio 25%
bottiglie prodotte: 25.000
prezzo: € 20,00
Le diverse varietà sono vinificate in acciaio dopo una stabilizzazione a freddo di due giorni; una piccola parte di chardonnay e verdicchio matura in piccole botti di rovere francese. L’assemblaggio è realizzato in acciaio, conservando le fecce fini della malvasia puntinata.
Al naso si propone subito minerale nel porgere percezioni di salgemma e di roccia chiara, seguiti da tocchi di gesso. Si allarga e scopriamo aromi di arancia, limone, pesca bianca, percorsi da respiri di fiori di campo e di macchia mediterranea, con respiri di pepe bianco. La bocca è salina, bilanciata, dinamica, di bella struttura, caratterizzata da una setosità sapida progressiva che dialoga con la tessitura riportando la tavoloza del naso, arricchita da toi di nocciola e mandorla secche.

Capomunni 2021
Roma Rosso Doc
14,5% vol
uve: montepulciano 50%, syrah 35%, merlot 15%
bottiglie prodotte: 40.000
prezzo: € 21,50
Dopo la vendemmia, le uve sono stabilizzate a freddo per due giorni. La fermentazione per ciascuna varietà si svolge in acciaio; syrah e merlot passano in barrique per te-quattro mesi dove svolgono la malolattica. Le masse sono poi assemblate in botti da 12-14 ettolitri di rovere francese per maturare sei mesi.
Rubino intenso, si propone fresco e dolce di marasche, declinate anche in sciroppo, percorse da tocchi di foglie di rosa e poi mandorla e nocciola secche con percezioni di amaretto, vaniglia e cannella. In progrssione si scurisce su respiri di inchiostro, aggingendo toni di di mora, mirtillo e susina nera. Bocca vitale, succosa, dal tanino setoso e appena giovane, ricca di frutto polposo, con tratti più scuri, ma delicati, di cenere di camino, per un insieme di bella persistenza che ripercorre anche la speziatura. In bottiglia da pochi mesi al nostro assaggio.