Il programma di valorizzazione dei marchi DOC , IGP e DOP in Alto Adige

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I prodotti contraddistinti dai marchi di qualità sono strettamente legati alle tradizioni artigianali e alle persone che li producono nella regione di origine, il che li rende unici, inconfondibili e non paragonabili a prodotti presumibilmente «simili». I marchi di qualità dell’Unione Europea forniscono inoltre ai consumatori uno strumento per orientarsi tra i prodotti alimentari e identificarne origine, qualità e sicurezza. Grazie a questa certificazione i produttori possono tutelarsi da imitazioni e contraffazioni. Queste condizioni si applicano anche ai Vini Alto Adige DOC, alla Mela Alto Adige IGP, allo Speck Alto Adige IGP e al Formaggio Stelvio DOP. Questi prodotti, contrassegnati dai marchi di qualità europei, sono sinonimo della qualità alimentare in Alto Adige che da sempre è il focus centrale dell’IDM Alto Adige l’associazione il cui nome sta per Innovation, Development e Marketing ed ha come obiettivo primario di facilitare lo sviluppo economico in Alto Adige.

Vini Alto Adige DOC, alla Mela Alto Adige IGP, allo Speck Alto Adige IGP e al Formaggio Stelvio DOP sono conosciuti ben oltre i confini di questa piccola regione, diventano così un ideale quartetto di messaggeri per una campagna informativa sul significato delle denominazioni di origine protetta e sul valore aggiunto che rappresentano per consumatori e produttori.

Tra i quattro prodotti oggetto della programma la Mela rappresenta la più importante, seguita dai Vini, quindi dallo Speck e formaggio Stelvio.
Nel 2005 l’Unione Europea ha riconosciuto la Mela Alto Adige IGP come Indicazione Geografica Protetta. 300 giorni di sole l’anno, abbondanti piogge primaverili, un’estate e un autunno solitamente miti regalano alla regione le condizioni ideali per la coltivazione di mele no a 1.000 metri di altitudine. Questo clima assolutamente unico, abbinato a pratiche agricole controllate, naturali ed ecologiche, conferiscono alle mele dell’Alto Adige la tipica qualità succosa e croccante. Al momento sono 13 le varietà con il marchio IGP Braeburn, Elstar, Fuji, Gala, Golden Delicious, Granny Smith, Idared, Morgenduft, Jonagold, Pinova, Red Delicious, Topaz, Winesap.


La denominazione Vini Alto Adige DOC esiste dal 1971. Oggi più del 98% dell’intera superficie viticola dell’Alto Adige ha la certificazione e tutti i vini della zona DOC sono sottoposti a rigorosi controlli di qualità, per esempio limitazioni alla vendemmia, valori minimi per il tenore di alcol e acidità e molto altro ancora. Grazie alla posizione geografica e al clima mite, alla confluenza tra le zone alpina e continentale, l’Alto Adige rappresenta una regione viticola estremamente variegata, dove su 5.400 ettari di superficie coltivata a vite, crescono 20 vitigni diversi, di cui 60% uve bianche e 40% uve rosse.

Lo Speck Alto Adige IGP ha ricevuto invece l’Indicazione di Origine Protetta nel 1996. L’accurata selezione della carne di maiale, linee guida chiare e rigorosi controlli rendono lo speck dell’Alto Adige assolutamente inconfondibile. Il motto dei produttori “Poco sale, poco fumo e tanta aria fresca” fa parte della tradizione viva e vissuta, tramandata di generazione in generazione. Le tipicità dello speck dell’Alto Adige sono il gusto saporito e leggermente affumicato: solo lo speck migliore riceve lo storico marchio a fuoco.
Il Formaggio Stelvio DOP ha ricevuto nel 2007, unico formaggio dell’Alto Adige, la Denominazione di Origine Protetta dall’Unione Europea. Il marchio garantisce qualità nel rispetto della tradizione e delle origini storiche e geografiche: la produzione dello Stelvio è documentata sin dal 1914. Si tratta di un formaggio tipico della regione, stagionato per almeno 60 giorni. Per ottenerlo viene lavorato latte vaccino fresco proveniente da masi alpini situati, la maggior parte dei quali è situata a oltre 1.000 metri di altitudine. Attualmente lo Stelvio viene prodotto dalla Mila nello stabilimento di Brunico e nella Latteria Burgusio.

La viticoltura vanta una lunga tradizione in Alto Adige che, con i suoi 3.000 anni di storia, è la regione viticola più antica nell’area di lingua tedesca. Tuttavia, solo negli anni 80 la viticoltura ha vissuto uno slancio duraturo grazie alla modernizzazione e a un conseguente orientamento verso la qualità, culminato con l’introduzione del disciplinare DOC. Oggi la regione, protetta dallo scenario di montagne innevate, produce vini freschi e fruttati in varie zone climatiche ed è annoverata tra le aree viticole più importanti. I vigneti dell’Alto Adige si suddividono, su una distanza di circa 90 km e una superficie coltivata a vite di 5.400 ettari, nelle sette sottozone viticole Lago di Caldaro, Valle Isarco, Santa Maddalena, Terlano,
 Meranese, Val Venosta e Colli di Bolzano. Il disciplinare DOC regolamenta il raccolto massimo per ettaro per ogni varietà e definisce i valori minimi di tenore alcolico, acidità, estratto non zuccherino e molto altro.

I vini sono quindi sottoposti ai rigorosissimi controlli qualitativi. Da ogni singola partita vengono prelevati campioni, analizzati per identificarne la composizione, viene controllata anche la tipicità di profumo e sapore. Solo se supera entrambe le prove, il vino viene certificato e può recare la Denominazione di Origine oltre a quella della sottozona oppure della varietà.
Tra i vini bianchi la maggior produzione riguarda il Pinot Grigio, il Gewürztraminer,
 lo Chardonnay e il Pinot Bianco, seguiti da Sauvignon, Müller Thurgau, Sylvaner, Kerner, Riesling e Veltliner. Oltre alle due varietà autoctone di vini rossi, Vernatsch o Schiava e Lagrein, tutti gli altri vitigni classici come Pinot Nero, Merlot, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc rappresentano varietà locali dell’Alto Adige.

La viticoltura in Alto Adige è strutturata in piccole aziende. Circa 5.000 aziende indipendenti coltivano la vite a livello professionale. Lavorazione e commercializzazione avvengono fondamentalmente in tre forme: cantine sociali, vigneti privati e coltivatori autonomi.
Il seminario condotto da Pierluigi Gorgoni ha evidenziato tre varietà bianche e tre rosse, ognuna con due vini in degustazione.
Il primo Pinot Bianco è stato di una cantina di Montagna Pfitscher con il 2017 e poi quello della cooperativa di San Paolo con la sua riserva Passion 2016. Due espressioni diverse per provenienza delle uve, vinificazione in acciaio il primo e con uso di grandi botti di rovere per il secondo. Entrambi sono vini equilibrati in degustazione e diversi per bevibilità e abbinamenti. La seconda batteria ha visto Sauvignon di due realtà molto diverse.

Il Mervin della Cantina sociale Merano del 2017, con vinificazione tra acciaio e legno, con un bel naso e un assaggio equilibrato. Il secondo del 2016 di una piccola cantina delle Val Passiria Berg, vinificato solo in barrique in tutte le fasi, ha sia al naso una espressività ben espressa tra frutta, agrumi e nessuna nota verde, così come nell’assaggio un grande equilibrio tra freschezza, sapidità e una ottima lunghezza. A chiudere i vini bianchi due Gewürztraminer conosciuti e pluripremiati : il Nussbaumer di Cantina Tramin del 2017 e la Riserva Brentall 2016 di Cantina Cortaccia. Il primo nonostante la sua giovane età è decisamente pronto e perfettamente equilibrato, il secondo necessita ancora di bottiglia per acquistare tutto il suo potenziale espressivo, adesso ancora leggermente sottaciuto. Entrambi i vini sono comunque assolutamente degni di tutti i numerosi premi.

L’esordio dei rossi ha visto due espressioni di Schiava dal Quintessenz 2017 di Cantina di Caldaro al Santa Maddalena classico Huck am Bach di Cantina Bolzano 2017. Due vini dove nel primo dalla zona vocata del Lago di Caldaro la Schiava è in purezza, mentre per il secondo è presente un 15% di Lagrein, spesso da filari confinanti come da tradizione del Santa Maddalena, vinificati entrambi con uso parziale per Quintessenz e totale per Huck am Bach di botte grande. Due vini semplicemente perfetti nel loro equilibrio, che hanno nel calice l’espressione del loro territorio da quello lacustre con il suo microclima, a quello dei muretti a secco della collina sopra Bolzano per lo più di sassi in porfido che da un timbro inconfondibile al vino. Seguivano due vini da Pinot Nero con il Turmhof 2017 di Tiefenbrunner le cui uve sono in parte da Mazzon, terra delezione del vitigno, a Corona frazione di Cortaccia e ad Aica di Fiè in Valle Isarco, con già un bell’equilibrio nell’assaggio, e il Burgum Novum 2015 di Castelfeder, bellissima espressione di Ivan Giovanett enologo, vino vincitore dell’ultima edizione delle Giornate del Pinot Nero. Chiudevano la degustazione due Lagrein il Kristan 2017 di Tenuta Egger Ramer da Gries, borgo di Bolzano, e il Tor di Lupo Riserva 2015 di Cantina Andriano, cantina sociale fondata nel 1893 e ora partner di Cantina Terlano, sul lato opposto della valle. I due vini diversi per territorio, tipologia e vinificazione, rappresentavamo molto bene la varietà espressione di quest’uva autoctona dell’Alto Adige.
Senza dubbio la degustazione ha sottolineato l’alta qualità che hanno raggiunto i vini Alto Adige DOC nel corso degli ultimi decenni.

Di Giovanna Moldenhauer

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