Valtènesi. Rosa per vocazione

Riscoprire la propria vocazione incarnata nella storia. La Valtènesi e il suo Chiaretto nelle parole dei protagonisti

Ci sono persone capaci di anticipare tempi e tendenze di consumo senza nemmeno rendersene conto, semplicemente perché seguono le proprie convinzioni personali. Pompeo G. Molmenti fu una di queste figure di spicco. Nato a Venezia (1852), fu avvocato, brillante giornalista, letterato, appassionato di arte e storia, romanziere, senatore del Regno d’Italia e, infine, anche produttore di vino. Il matrimonio con la nobile Amalia Brunati lo portò a stabilirsi nel cuore della Valtènesi, a Moniga del Garda, in una villa circondata da un podere con vigneto, dove iniziò a fare vino e soprattutto capì, prima di tanti altri, che la vocazione di quella terra era produrre vini rosa.

Valtènesi. Rosa per vocazione
Il trofeo Molmenti

Il Senatore e quella passione per i rosé

“Quella di Molmenti fu un’intuizione direi più territoriale che tecnica – commenta il presidente del Consorzio Valtènesi Paolo Pasini .Aveva compreso che, in questa specie di Mediterraneo a latitudini settentrionali che è la Valtènesi, il rosé era l’espressione più peculiare, più singolare e più tipica di questo territorio. E quindi immaginò che le uve rosse che già erano presenti, groppello, marzemino, barbera, sangiovese, dovessero avere una specifica collocazione in un mondo rosé e non soltanto in un mondo rosso”. Negli anni il senatore sperimentò la sua tecnica di vinificazione in rosa del groppello, l’uva autoctona della zona, fino a metterla a punto nel 1896. Caratteristica principale di questo metodo è la pressatura soffice delle uve seguita da contatto tra mosto e bucce di solo poche ore, quelle che bastano per assicurare al vino un affascinante color petalo di rosa.

Valtènesi oggi

Centotrenta anni dopo il “metodo Molmenti” continua a essere utilizzato, ma ciò che più conta è che la convinzione del suo ideatore sia condivisa da ogni produttore di vino di questa zona. Oggi la Valtènesi, piccola area collinare che si stende sulla sponda lombarda del lago di Garda, tra Desenzano e Salò, è considerata il cuore rosa del Lago di Garda. Non perché siano gli unici sul lago a produrlo (lo fanno anche sulla sponda veronese, e si chiama Bardolino Chiaretto), ma perché più di tutti gli altri si identificano con questo tipo di vino, al quale ogni anno dedicano un evento lungo un mese: Valtènesi in Rosa. Sotto la guida del Consorzio Valtènesi e di altri partner locali, da maggio a giugno cantine, ristoranti e associazioni culturali del territorio uniscono le forze per promuovere il territorio e l’ espressione enologica che meglio lo caratterizza. Per gli appassionati, l’appuntamento più atteso è quello presso il Castello di Moniga, dove quasi quaranta aziende presentano in degustazione un centinaio di vini rosa.

Valtènesi. Rosa per vocazione
Grappoli di groppello (foto Consorzio Valtènesi)

“Come diceva Carlin Petrini, dobbiamo promuovere l’idea che l’agricoltura e la gastronomia debbano farsi carico del proprio territorio – ha detto nella cerimonia inaugurale della manifestazione Juri Pagani, co-direttore del Consorzio -. Da questa affermazione parte la celebrazione dei centotrenta anni dalla nascita del metodo Molmenti. Celebrare oggi questo anniversario significa dare valore al lavoro dei nostri produttori che ogni giorno praticano una viticultura dedicata al rosé tramandando un metodo che per noi rappresenta il simbolo della nostra identità”. “Era il 2015 quando decidemmo di puntare sul rosato, un vino che all’epoca era prodotto raramente e non molto diffuso – ricorda Alessandro Luzzago, ex-presidente del Consorzio -. Per capire come farlo per distinguerci, ci siamo rivolti alla regione leader mondiale di questa tipologia di vini: la Provenza. Non per imitarla, ma per trovare la nostra identità”.

Quest’alleanza strategica continua ancora oggi con soddisfazione di entrambe le parti, come ha sottolineato Caroline Benetti, responsabile marketing e comunicazione internazionale: “La collaborazione tra il Consorzio Valtènesi e il Conseil Interprofessionnel de Provence rappresenta un esempio concreto di dialogo tra territori che condividono una stessa visione: valorizzare il vino rosato come espressione di cultura, identità e stile di vita. ‘Slow down and Take rosé’ non sono semplici slogan, ma una vera filosofia di vita: i vini rosati Doc rappresentano il desiderio di rallentare, di riscoprire l’essenza delle cose e il piacere autentico della convivialità”. Come ogni anno, anche in questa edizione si è svolto il Trofeo Molmenti, il concorso enologico volto a premiare il miglior Valtènesi Rosa: vincitrice 2026 è risultata la Cantina Franzosi di Puegango del Garda per il suo Riviera del Garda Classico Valtènesi Chiaretto Doc 2025. Un vino con un brillante colore rosa cipria, profumi di piccoli frutti rossi (lampone, fragola, melagrana) e un palato che ricorda gli agrumi con una spolverata di pepe bianco. Un sorso finissimo e di grande freschezza. Sebbene frutto di un blend di uve rosse, il Valtènesi deve il suo carattere soprattutto alla varietà autoctona groppello, un’uva esigente e delicata ma di temperamento, capace di dare vini succosi, freschissimi e di grande finezza.

Valtènesi. Rosa per vocazione
Al centro Giovanni Franzosi riceve il trofeo. A destra Renato Marcoli, sindaco di Manerba

Al giorno d’oggi, i vini rosa sono diventati così popolari e richiesti in tutto il mondo che anche zone che non li avevano mai prodotti hanno iniziato a farli. Ma il Valtènesi non è risultato di una riuscita strategia di marketing. “Il nostro rosé non è il risultato di una moda, ma l’espressione autentica di una cultura produttiva e di un’identità territoriale – ha dichiarato il noto produttore di Costaripa, Mattia Vezzola -. È un vino capace di coniugare eleganza, piacere e immediatezza: un vero antidoto al formalismo”.