Venica & Venica, 30 anni del Sauvignon Ronco delle Mele

Sauvignon iconico del Collio di Venica & Venica, vera svolta nell’interpretazione del vitigno in Italia, gioca con il tempo come pochi bianchi

Ha percorso con successro tutte le generazioni, iniziando ad ammaliare i boomer a fine anni Novanta per conquistare ogni consumatore nell’arco della sua vita. L’espressione fortemente identitaria e coinvolgente dell’ultima annata in commercio, la 2025, afferma di voler continuare.

Ci siamo ritrovati a Dolegna del Collio, nella bella struttura aziendale, una cittadella dove la vita della famiglia Venica si intreccia con il lavoro, creando un atmosfera così coinvolgente da fare sentire i dipendenti aziendali a casa propria, anch’essi protagonisti nella missione familiare di rendere onore alle terre del Collio.

Venica & Venica, 30 anni del Sauvignon Ronco delle Mele
Gianni e Ornella Venica, marito e moglie nella vita

Ronco delle Mele, la genesi

Il Sauvignon Ronco delle Mele è da sempre la bandiera aziendale, nonostante sia accompagnato da etichette altrettanto valide, bianche e rosse, proprio per essere stato tra i primi a dare la giusta interpretazione al vitigno, riuscendo a comunicarlo a tutti i consumatori appassionati. Ronco Mele è il luogo dove nasce questo vino. “Nasce nel 1995, dopo l’ultima annata in cui facevamo un unico Sauvignon da tutto il vigneto Ronco Cerò. Ci eravamo accorti che quello che veniva dalla zona più fresca, esposta a nord ovest aveva caratteristiche diverse”, spiega Gianni Venica. La storia agricola della famiglia comincia proprio in località Cerò che dà il nome al campo, Ronco Cerò appunto, dove il capostipite Daniele Venica acquistò il primo terreno nel 1930. All’inizio ospitava, ovviamente, agricoltura promiscua che comprendeva anche dei meli. Qui Gianni e Giorgio Venica nel 1984 decisero di piantare sauvignon, focalizzando sulla parte con esposizione più fresca, quella dei meli. Eravamo lontani dall’immaginare che ci sarebbero stati degli incrementi importanti di temperatura e la scelta è evidentemente il frutto di una visione non comune. Non solo, scelsero quello che era ormai il clone R3, dopo averne assaggiato dei vini. Quel clone è frutto della selezione di un individuo isolato nelle Grave del Friuli (il sauvignon arriva in Friuli a inizio Ottocento dal’area di Bordeaux) dai Vivai cooperativi Rauscedo, diventato poi il clone R3 nel 1970. Tale fu la risposta che in occasioni di fallanze o di impianto di nuovi campi, la famiglia Venica decise di propagare le viti del vigneto Ronco Mele, ormai adattate al Collio, piuttosto che ricomprare il clone da Rauscedo. “Mi accorsi – riprende Gianni – che le barbatelle comprate anni dopo davano frutti leggermente diversi e decisi di fare la selezione massale nel nostro vigneto impiantato nel 1984. Selezionammo una ventina di individui e facemmo propagare i migliori. Sono molto spargoli, diversamente dalla maggior parte di quelli francesi, meno soggetti ad attacchi fungini quindi, e poi producono poco”. Sin dalla prima annata del Ronco delle Mele fu fatta una scelta tecnica fondamentale al fine di rispettare questa particolari uva il cui mosto teme vertiginosamente l’ossigeno. La protezione dall’ossidazione. Infatti, una volta vendemmiate le uve vengono diraspate e poste a macerare in tini inox per venti ore a 11-12°C, tenendo sempre saturo di anidride carbonica il contenitore. Questa viene sapientemente recuperata dai processi fermentativi per essere subito riutilizzata al fine di evitare l’ingresso di ossigeno. Il 20% circa della massa fermenta e affina in botti di rovere di Slavonia da 20-27 ettolitri, il grosso in acciaio.

Venica & Venica, 30 anni del Sauvignon Ronco delle Mele
Ronco Mele (foto Venica & Venica)

Ronco delle Mele, la verticale

I trent’anni del Collio Sauvignon Ronco delle Mele ci hanno stupito. Un bianco da queste uve che a distanza di tanto tempo non manifesta veri cedimenti ossidativi è un unicum. Andiamo per gradi, due batterie di quindici vini, partendo dall’annata 2025. Già questo per un vino bianco può far nascere delle discussioni perché le freschezze olfattive delle annate più giovani posso incrementare in chi assaggia la percezione di stanchezza dei vini più vecchi. Al contrario la complessità delle annate più profonde può far sembrare semplice il vino giovane. Diciamo che il Ronco delle Mele, pur partendo dalle freschezze si è comportato come un grande rosso, nel senso che non abbiamo avuto percezioni di piattezza gustativa, progredendo a ritroso nel tempo, vivendo quindi, al contrario, una sensazione continua di stupore andando sempre più in profondità. Con il 1998 che si è aggiudicato, a nostro avviso, il titolo di vino dell’emozione.

Venica & Venica, 30 anni del Sauvignon Ronco delle Mele

Di seguito gli appunti di degustazione. Dedichiamo qualche parola in più alle annate che ci hanno impressionato di più con l’augurio che se vi dovesse capitare la fortuna di incontrarle, possiate scegliere al meglio. Chiudiamo con una frase di Ornella Venica che spiega tutto: “Il territorio emerge sempre in questo bicchiere, la sapidità, i profumi mediterranei sono in ogni calice e ne costituiscono il fil rouge che racconta Venica & Venica come ambasciatore del Collio”.

2025
Ricco e gioioso di frutto, con respiri vegetali di melissa, bosso, salvia e basilico, e soffi fioriti. In bocca è al contempo teso e avvolgente, ricco e salino. Per quanto ci riguarda ha ottenuto il premio Berebianco 2026.

All’aumentare del tempo passato in vetro cresce la fusione e l’eleganza olfattiva, mentre in bocca il vino si amalgama, risentendo in termini di potenza delle caratteristiche del millesimo. 2024, 2023 e 2022, sono meno potenti della 2025, molto caratterizzate dalla freschezza anche salina, figlia inequivocabile del territorio.

2021
Grande annata. Complessità, eleganza, piacevolezza, armonia. Frutti, fiori, minerali e vegetali perfettamente fusi. Bocca dinamica, bilanciata, progressiva, interminabile e salata.

La 2020 si è rivelata un’annata più calda, sempre molto articolata. La 2019 ha manifestato un tocco di evoluzione, pur porgendo ancora note fiorite. Nella 2018 e 2017 la componente minerale cresce e prende anche qualche tinta scura, conservando un frutto goloso, mentre in bocca i vini sono salini e più longilinei.

Venica & Venica, 30 anni del Sauvignon Ronco delle Mele

2016
Grande Annata. Le note scure di pietra focaia si fondono con cedro, gelso, uva spina, aggiungendo un originale tratteggio fragrante vegetale che ricorda pane, olio e pomodoro. Bocca avvolgente, progressiva succosa e salina, molto ampia e persistente nell’espressione.

La 2015 gioca più sui vegetali secchi e i minerali, mentre la 2014 porge bene il frutto. Entrambe sono longilinee al palato. Nella 2013 è più presente la componente fruttata e in bocca è molto vitale e ricca di sale, interessante. La 2012 non era valutabile per un ossidazione derivante dalla tappatura.

2011
Sorprende la fusione al naso dove mineralità e vegetali balsamici accolgono un frutto polposo e candito, molto invitante. Densa la bocca, dinamica e accattivante con le sue percezioni balsamiche.

Assaggiando la 2010, 2009 scopriamo nasi molto invitanti, con la bocca sostenuta dalla salinità, più ricca nella 2009. Mentre l’annata 2008 è un po’ timida e meno lunga. C’è uno scatto nella 2007, solare mediterranea, calorica e avvenente. Bilanciata, salina e affusolata in bocca.

2006
Seduce il frutto golosamente evoluto, ricco di gelatine e salgemma, con tratti di idrocarburi. Succoso il palato, piacevole e meno ritmato di altri, ma lungo grazie alla salinità che lo rende loquace.

2005
Elegante, fuso, invitante, di frutto goloso e salgemma; bocca gentile e allungata, caratterizzata ancora dal frutto nel finale, tanta la succosità.

2004
Grande annata. Accattivante nel accogliere su note scure di polvere da sparo e pietra focaia, con tostature che richiamano le confetture su una golosa crostata, seguite da frutti e vegetali. Bocca lunga, succosa, ritmata caratterizzata da un nota affumica, poliedrica come il naso.

Il vino 2003, annata caldissima, è macedonioso e un po’evoluto. Morbido e ancora in piedi per la salinità. La 2002 è un’annata fredda e il vino è poco espressivo, dalla bocca allungata ancora agrumata e salina. Il 2001 non era valutabile. Mentre la 2000, complessa e golosa, calorica e un po’ corta. Con la 1999 si torna a un espressività accattivante tra frutti elaborati e pasticceria, tanta succosità e una progressione appena sottile.

1998
Vino dell’emozione. Frutti canditi e disidratati dialogano con menta e alloro, descrivendo un’ampia tavolozza. Bocca succosa, avvolgente, dinamica, salina, arricchita da tostature e minerali di pietra focaia. Stupefacente, 28 anni e non sentirli affatto!

E poi 1997 e 1996 giocano sull’evoluzione di erbe officinali, con confetture, canditi e cenni tostati, entrambi un po’ corti in bocca, ma ancora ottimamente in piedi per la salinità.