Viaggio in Bretagna

In In evidenza, Weekendby vventuratoLeave a Comment

Condividi
  • 1
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
    1
    Share

Un viaggio per conoscere una delle più affascinanti regioni francesi: la Bretagna

L’isola di Batz – Foto di Stefano Cellai

La Betagna è una delle regioni francesi più amate dagli italiani, e il suo nome evoca in tutti noi immagini di grandi fari sopra mari in tempesta, di maree che ritirandosi lasciano sulla spiaggia crostacei e molluschi, e di imponenti scogliere che sembrano erette da giganti buoni a difesa dagli abitanti. Ma c’è anche la Bretagna che si affaccia sulla Manica, lungo la costa nord del Finistère, che non a caso significa “alla fine della terra”. Da qui gli antichi Celti contemplavano l’oceano Atlantico e forse, come i Greci di fronte alle Colonne d’Ercole, si chiedevano se al di là dell’immensa distesa di acqua ci fossero altri popoli e altre terre. Tra piccole isole, scogliere di granito rosa e incantevoli baie il nostro viaggio ci rivelerà i segreti di una cucina eccellente, che rispecchia perfettamente il carattere dei luoghi, con quei mari in tempesta d’inverno che per essere domati avevano bisogno di piatti ricchi, nei quali ai prodotti del mare si alternavano quelli della terra, anch’essa ricchissima di doni.

Delizie da scoprire Iniziamo da uno dei più famosi prodotti della terra, la cipolla rosa di Roscoff, un villaggio di pescatori affacciato sulla Manica. Rosa e delicata, succosa e dolce, la cipolla di Roscoff, che ha ottenuto l’Appelation d’Origine Contrôlée, era alla base dell’alimentazione dei pescatori, anche per l’alto contenuto di vitamina C. La sua notorietà iniziò nel 1830, quando Henri Olivier si recò a venderla in trecce in Inghilterra, bussando di porta in porta. Fino al 1970 la coltivazione di cipolla era ben presente nella zona di Roscoff, ma nei due successivi decenni venne via via abbandonata, fino a quando nel 1992 alcuni produttori decisero di riportarla agli onori delle cronache, chiedendo la Denominazione di origine. Oggi la cipolla rosa di Roscoff viene coltivata da un centinaio di agricoltori nella zona nord del Finistère, e il suo successo in Inghilterra continua grazie a una ventina di coltivatori che per seimesi all’anno fanno il giro delle case inglesi. La produzione totale annua si aggira intorno alle tremila tonnellate, che sono destinate a non crescere troppo perché questo delicato bulbo non sopporta la coltura intensiva. Inoltre, la vendita dei semi è vietata e viene raccolta una sola volta l’anno tra luglio e agosto. Le sue proprietà antiossidanti nascono dall’elevata concentrazione di quercitina (circa quaranta milligrammi ogni cento grammi). Può essere conservata in treccia fino a dieci-dodici mesi, e al di là dell’Inghilterra naturalmente la si può reperire soltanto nei mercati e supermercati locali. La cipolla viene usata normalmente in cucina e i ristoranti locali ne offrono deliziose zuppe e anche sorbetti, dolci e delicati da gustarsi a fine pasto o tra una portata e l’altra. Roscoff ha anche dedicato alla sua cipolla rosa un piccolomuseo, che ne ripercorre la storia e ne racconta le proprietà organolettiche (www.roscoff-tourisme.com). Per entrare invece in contatto immediato con i prodotti dell’oceano sempre a Roscoff ci si può sedere a un tavolo del ristorante Les Chardons Bleus (www.roscoffhotel.com)e ordinare il classico vassoio di frutti dimare, uno deimust della gastronomia bretone. Vi arriveranno granchi, ostriche, gamberi e gamberetti, tartufi dimare, vongole e altri gioielli delmare, tutti succulenti e gustosi e serviti sopra un letto di alghe. Il ristorante è tra quelli che hanno firmato la carta del “vero vassoio di frutti di mare bretone”, impegnandosi a proporre soltanto prodotti freschi, che naturalmente variano a seconda della stagione e della pesca locale.

Il vassoio di frutti di mare del Ristorante Les Chardons Bleus di Roscoff – Foto di Stefano Cellai

L’isola di Batz Da Roscoff conviene imbarcarsi per una breve gita nell’isola di Batz, che si estende per soli trecentoventi ettari non lontano dalla costa. Questa isoletta nasconde un vero e proprio gioiello: il Giardino Esotico di Georges Delaselle, un assicuratore parigino che nel 1897 si innamorò dell’isola tanto da decidere di lasciare tutto per acquistare un terreno e stabilirvisi. Per proteggere la sua casa e i suoi possedimenti dal forte vento e dalle frequenti tempeste, Delaselle iniziò a piantare cipressi di Lambert, querce e pini neri d’Austria. Scavando per mettere a dimora gli alberi tornò alla luce anche un piccolo sito preistorico. Dopo la vendita della proprietà nel 1937, il bel giardino cadde nell’abbandono fino a quando, nel 1987, un gruppo di volontari fondarono l’associazione degli Amici del Giardino Georges Delaselle facendolo rinascere. Attualmente il giardino ospita oltre duemila specie tra piante e alberi provenienti da tutti i continenti, compresa un’eccezionale collezione di palme. Il giardino è visitabile in orari diversi a seconda delle stagioni (www.iledebatz.com). Sull’Ile de Batz si trovano circa una ventina di produttori agricoli dediti alla coltivazione della cipolla rosa, di carote di sabbia, di patate rosse e di altre verdure. La gastronomia isolana non è dissimile da quella della Bretagna, e alla Crêperie La Cassonade è possibile assaggiare il famoso Kig Ha Farz, che letteralmente significa viande et farce, ossia carne e ripieno. Più adatto alle stagioni fredde che a quelle estive, il Kig Ha Farz è forse il piatto bretone per eccellenza e ha bisogno di una preparazione piuttosto complessa. Alla base ci sono le carni di vitello e lo stinco di maiale, che vengono cotte per ore in un brodo con verdure.Ma ciò che fa la differenza tra il Kig Ha Farz e qualunque altro tipo di bollito è la presenza di una pasta cotta all’interno di un sacchetto di lino e preparata con farina di grano saraceno con latte, panna e uova. La pasta cuoce per circa quattro ore insieme alla carne e c’è chi cimette anche dei chicchi d’uva. Il risultato chiaramente è una pietanza assai ricca, che si addice perfettamente alle serate invernali quando sull’isola soffia il freddo vento del nord, lo stesso dal quale Georges Delasalle decise di riparare la sua casa. Per chi volesse degustare il Kig Ha Farz sarà bene che lo ordini il giorno prima perché sull’isola non ci sono macellerie (www.lacassonade.fr). Un altro ristorante isolano che propone una variante del Kig Ha Farz è Les Couleurs du Temps (www.lescouleurs- du.temps.net), che segue la ricetta di famiglia, che non prevede carne di manzo visto che sull’isola in passato si trovavano soltantomaiali, conigli e polli, e l’unicamucca naturalmente serviva per il latte. I proprietari fanno molta attenzione ai prodotti locali, e a parte il Kig Ha Farz qui non si trovano altri piatti a base di carne. Molluschi e crostacei sono dunque la base delle proposte del locale, e i prodotti vengono acquistati quasi esclusivamente da produttori amici, in modo da assicurare un’elevata qualità. Non solo cibo ma anche benessere e interessanti bevande alcoliche Tornati sulla terraferma, ci dirigiamo a est di Roscoff lungo la costa per andare ad ammirare una delle meraviglie di questa parte della Bretagna: la Costa di Granito Rosa che si estende più omeno tra Trégastel e Perros-Guirec. Forse il luogo più suggestivo è Ploumanac’h, il piccolo villaggio di pescatori nelle vicinanze di Perros-Guirec con il caratteristico faro che si erge proprio su enormimassi di granito, che grazie all’azione del vento in alcuni punti della costa hanno formato anche piccole spiagge rosa. Gli scenari sono magnifici anche per effetto della luce solare che dona sfumature diverse alle rocce a seconda del momento del giorno. I bretoni hanno dato amolte di queste rocce nomi diversi a seconda della loro forma: si va dal coniglio all’immancabile castello del diavolo fino al cappello di Napoleone. Sono luoghi dove vale veramente la pena fermarsi qualche giorno, anche per approfittare delle terme marine di Perros- Guirec dove si pratica la talassoterapia. Collegate al Grand Hotel de Trestraou che si apre proprio di fronte a un’ampia spiaggia di sabbia chiara (www.grand-hoteltrestraou.com), le terme propongono anche pacchetti dimezza giornata, nei quali ai bagni in acqua dimare si alternano i fanghi e i bagni di alghe. Scopriremo tra poco che le alghe sono un altro dei prodotti importanti della Bretagna, e che vengono utilizzate non soltanto a fini salutistici ma anche alimentari. Dopo aver goduto delle bellezze della Costa di Granito Rosa e dei benefici della talassoteria, ci possiamo permettere di tornare a pensare alla gola. A Lannion, un bel paese dell’interno con un centro storico che merita una visita per la presenza di molti edifici e chiese dei secoli sedicesimo e diciassettesimo, incontriamo niente meno che una distilleria di whisky. La storia del whisky bretone è iniziata una trentina di anni fa, e la distilleria Warenghem (www.distillerie-warenghem.com) è stata fondata negli anni Ottanta dall’omonima famiglia originaria del Nord della Francia. I Warenghem si sono ispirati agli whisky classici scozzesi delle Highland e il loro orzo, coltivato nella regione parigina, viene torbato inmaniera consistente. Le acque pure della regione bretone, insieme all’azione dell’oceano che impregna di salmastro le botti per l’invecchiamento, fanno di questo whisky, il Single Malt Armorik, un fratello di quelli che nascono nelle isole scozzesi. Naturalmente il whisky bretone è più una curiosità che altro perché la regione è assai più nota per la sua produzione di sidro e di birra. Le mele in effetti oltre a rientrare in tanti dolci tipici hanno dato vita a una produzione di bevande alcoliche importanti, come il sidro, il Pommeau de Bretagne e l’Eau-de-vie de Cidre de Bretagne, tutti ad Appelation d’Origine Contrôlée. Il Pommeau, che viene bevuto come aperitivo, nasce dall’unione di succo di mela non fermentato e di acquavite di sidro Fine de Bretagne. Spesso viene miscelato al succo di cassis, diventando dunque una variante del più noto Kir Royal, l’aperitivo a base di Champagne e succo di ribes nero. La distilleria Warenghem ne propone anche una versione già miscelata e quindi pronta per l’uso. L’Eaudevie de Cidre de Bretagne è invece un distillato di sidro, e si tratta quindi di un parente stretto del Calvados, che nasce nella vicina Normandia.

Il Single Malt Armorik della Distillerie Warenghem – Foto di Stefano Cellai

Il viaggio continua Dopo tanto “spirito”, inoltriamoci nell’interno fino a Belle-Isle-en-Terre, per scoprire un’altra specialità bretone: la galletta. Inutile ricordare che qui siamo nel paese del burro, quello salato per intenderci, che rientra praticamente in tutte le preparazioni culinarie bretoni. Se perfino il “vassoio di frutti di mare” prevede l’accompagnamento di burro salato locale, non è immaginabile che i dolci bretoni non abbiano dosi più o meno consistenti di burro. Alla Biscuiterie des Iles (www.lesgallettesdebelleisle.com), la ricetta per produrre le gallette, o biscotti che dir si voglia, viene tenuta rigorosamente segreta da tre generazioni. Il burro viene salato direttamente dagli artigiani pasticceri, come amano definirsi i proprietari, e la farina proviene da un mulino familiare che macina lentamente, evitando dunque di riscaldare la farina e mantenendone intatte le caratteristiche. Alla Biscuiterie des Iles si possono fare visite guidate tutti i giorni dal lunedì al venerdì dei mesi di luglio e agosto alle ore 11. Nel resto dell’anno invece è necessario prenotare e accettano soltanto gruppi. Le gallette, che vengono vendute in eleganti scatole e imballate ancora tutte manualmente, sono croccanti,ma dopo il primomorso la generosa dose di burro fa sì che il biscotto si sciolga letteralmente in bocca. Insieme alle gallette, anche nelle versioni al cocco e al cioccolato, la pasticceria offre una gamma di prodotti piuttosto vasta, tra i quali le classiche caramelle al burro salato. In questo caso si tratta di una caramella mou la cui naturale dolcezza viene temprata dalla presenza di fior di sale all’interno dell’impasto. Le mou al burro salato oggi si trovano in molte regioni atlantiche francesi, ma è probabile che la loro origine vada ricercata proprio in Bretagna, dove i sapori del mare da sempre si sono sposati naturalmente a quelli della terra. E a proposito di prodotti del mare, avevamo brevemente accennato alle alghe, delle quali l’oceano Atlantico è particolarmente generoso. In passato sono state impiegate in agricoltura e nella fabbricazione del cristallo. Il loro uso alimentare è relativamente recente, ma ha dato vita a una gastronomia ricca e variata, che va dall’insalata di cozze e salicornia al trancio di salmone con burro alle alghe e curcuma, fino al sauté di pollo con fagiolini di mare e paprika. Sulla costa bretone è possibile reperire circa tremila varietà di alghe, quattordici delle quali possono essere utilizzate a scopi alimentari. Il vero centro della raccolta delle alghe si trova nella penisola di Lézardrieux, dove nella zona artigianale di Coz Ty, alle porte di Lanmodez, si trova L’Épicerie Marine, che con le alghe produce anche una gustosissima tartara (tel. 0033.2.96229594). Ma con le alghe si fanno naturalmente anche creme di bellezza e integratori alimentari, oltre che veri e propri prodotti farmaceutici. Visto il loro successo, gli amministratori locali hanno deciso di dedicare alle alghe un vero e proprio festival, che si tiene in maggio, che offre la possibilità di visite ed escursioni guidate, oltre che l’acquisto di prodotti a base di alghe. Ma anche negli altri periodi dell’anno, l’Ufficio del Turismo della Penisola di Lézardrieux propone escursioni alla scoperta dell’affascinante mondo delle erbe marine (www.presquile-de-lezardrieux.com).

Le gallette della Biscuiterie des Iles – Foto di Stefano Cellai

Le crêpes bretoni È ora di andare a conoscere da vicino il prodotto forse più emblematico della Bretagna, e che è diventato poi un emblema nazionale al pari nella nostra pizza: le crêpes. Quando noi italiani pensiamo alle crêpes, abbiamo subito l’immagine di un dessert o di una merenda dolce e golosa, da riempire a piacimento. Ma le crêpes bretoni non sono dolci, bensì salate, e non sono fatte con farina bianca ma con farina di grano saraceno. La Bretagna è costellata da crêperies, ma un luogo cult dove si è sicuri di assaggiare le vere crêpes bretoni è a Dinan. Dinan è una cittadina bellissima, con il centro storico caratterizzato dalle case à pan de bois, ossia con le travi a vista sulle facciate. Il centro è tutto racchiuso da una cintamuraria lunga quasi tre chilometri, rimasta intatta grazie al fatto che dopo l’unificazione della Bretagna alla Francia la popolazione utilizzò le mura per costruirvi delle case. Dunque oggi lemura di Dinan sono abitate, e la loro imponenza ha dato vita a una festa che si tiene ogni anno a luglio con cortei in costume e rievocazioni storiche (www.fete-remparts-dinan.com, www.dinan-tourisme.com). La cittadina offremolte occasioni di visita, dal bellissimo castello alla torre dell’orologio, e gli amanti dell’arte qui troveranno anche interessanti atelier di scultura e pittura. Nella vicina Pleudihen-sur-Rance il Museo della Mela e del Cidro offre poi un’occasione per approfondire l’argomento. Conviene fermarsi almeno una notte per poter godere a pieno di tutte le bellezze offerte dalla cittadina, e un buon indirizzo è l’hotel Le Jerzual, che ha anche una buona spa e un ristorante che nel 2011 si è guadagnato il titolo di Maître Restaurateur (www.bestwesterndinan.fr). Ma noi siamo venuti a Dinan per assaggiare lemitiche crêpes, e allora sarà bene andare alla Crêperie Ahna, in rue de la Poissonnerie (tel. 0033 296390913). Il menù del locale, in genere molto affollato, è una sorta di sinfonia sulle infinite varianti delle crêpes, che in Bretagna si chiamano anche gallette. Si va dalla classica con prosciutto e formaggio a quella con i gamberetti, dalla galletta con la ratatouille, perfetta per chi amamangiare vegetariano, a quelle con ripieno di carne o di formaggi come il Roquefort. Insomma, la scelta è ampia e non si può dire di aver conosciuto la Bretagna senza averne assaggiato il piatto nazionale. Conviene abbinare le crêpes a una delle tante birre bretoni provenienti spesso da piccoli birrifici artigianali di ottima qualità. Il nostro viaggio si avvia alla fine, continuando ancora verso est e tornando lungo la costa per raggiungere la mitica Saint-Malo. Siamo nella terra dei corsari al soldo del re di Francia, che combattevano contro il nemico di sempre: l’Inghilterra. E al famoso corsaro Robert Surcouf è dedicata la statua in bronzo che con il dito puntato verso la costa inglese, al di là della Manica, ricorda un’epoca in cui la guerra si combatteva soprattutto viamare. In tempimoderni, spariti i corsari, Saint-Malo è diventata una delle stazioni balneari francesi per eccellenza. Qualcuno forse ricorderà la canzone di Laurent Voulzy del 1977 intitolata Rockcollection dove si cantava: “On a tous dans le coeur des vacance à Saint-Malo”. Sì: abbiamo tutti nel cuore le vacanze estive a Saint-Malo, come quelle a Saint-Tropez dei mitici anni Sessanta, e anche se non le abbiamo vissute in prima persone fanno parte di quei miti tutti europei che a casa nostra si chiamavano Capri e Versilia. Qui, a Saiont-Malo, d’estate la luce dura fino alle 11 di sera, come se il sole non volesse lasciare questo luogo così magico. E allora vale la pena “scendere” all’hotel Beaufort (www.hotel-beaufort.com), un delizioso tre stelle ricavato da una dimora privata che si affaccia direttamente sull’oceano. L’odore dell’Atlantico e il suono delle onde arrivano direttamente nelle camere, e aspettare il tramonto del sole alla finestra è una sensazione eccitante. Le grandi vetrate della sala colazione offrono una magnifica vista sulla spiaggia di Sillon, e quando l’oceano è in tempesta lo spettacolo è veramente incredibile. Anche Saint-Malo è una cittadina fortificata, e le mura si affacciano direttamente sull’Atlantico. Il centro storico è bellissimo e vale la pena gustarlo con calma e con il supporto dei consigli dell’ufficio del turismo (www.saint.malo.fr). Dal punto di vista gastronomico poi Saint-Malo offremolti ottimi ristoranti specializzati in cucina di mare, e per essere sicuri di fare la buona scelta basta guardare se sulla vetrina portano uno dei tre marchi che definiscono una buona tavola di territorio: Tables et Saveurs de Bretagne, Restaurants du Terroir e, naturalmente, Crêperie Gourmande.

Le crêpes con le conchiglie Saint Jaques – Foto di Stefano Cellai

La baia di Cancale A est di Saint-Malo si apre forse uno dei luoghi più suggestivi della costa nord della Bretagna: la baia di Cancale. Le belle case che si allineano serene lungo il porto ci raccontano la storia di un villaggio di pescatori che non è esattamente come tutti gli altri, perché il nome di Cancale (www.ville.cancale.fr) è legato indissolubilmente a quello delle ostriche. E proprio degustando il prodotto principe della Bretagna finiremo il nostro viaggio. A Cancale la produzione di ostriche è imponente e risale ben indietro nel tempo. Il re Francesco I dette a Cancale la dignità di città proprio grazie alle ostriche. Ma perché le ostriche di Cancale sono così famose? Perché qui si verificano le maree più grandi d’Europa, con un dislivello del mare che raggiunge i tredicimetri. Nella grande baia ci sono una cinquantina di allevamenti per oltre cinquecentocinquanta ettari coltivati. Tra le più pregiate ci sono le ostriche piatte, dette Belon, che a differenza delle altre produconomeno larve e devono essere allevate sul fondalemarino. Ma la regina è chiamata “piede di cavallo” e si tratta di un’ostrica piatta selvaggia di circa quindici anni, diventata purtroppo assai rara e reperibile quasi esclusivamente nei ristoranti, che la propongono preferibilmente cotta al vapore o gratinata. In qualunque ristorante e bistrot di Cancale è possibile trovare piatti di ostriche a prezzimolto ragionevoli. Ma conviene anche visitare la Ferme Marine (www.ferme-marine.com), un allevamento molto grande e che ha deciso da anni di aprire al pubblico le proprio porte.

Scorcio del Giardino Esotico di Georges – Foto di Stefano Cellai

La visita è estremamente interessante, anche perché all’interno dei locali adibiti all’accoglienza è stata allestita una vera e propria collezione di conchiglie provenienti da tutto il mondo. Nel negozio si possono trovare curiosi souvenir realizzati proprio con i gusci delle ostriche, oltre che a una bella esposizione di prodotti alimentari del territorio. Uscendo all’aperto si visita il vero e proprio allevamento e si può seguire il lavoro degli ostricoltori, nell’attesa di poter addentare almeno una di queste favolose conchiglie. Mentre la prendiamo in mano con cautela, la osserviamo con affetto e l’avviciniamo al naso per riempire le narici dell’odore dell’oceano, spontaneamente volgiamo lo sguardo a est e vediamo imperioso il profilo diMont SaintMichel, all’altro capo della baia di Cancale. Ma è già Normandia, e quello sarà un nuovo viaggio. (Per ulteriori informazioni sulla Bretagna visitare i siti www.bretagavacanze.com e www.rendezvousenfrance.com).

di Patrizia Cantini

About the Author

vventurato


Condividi
  • 1
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
    1
    Share

Leave a Comment

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.