Dop e Igp, presentati al Mipaaf i dati del progetto di monitoraggio collettivo in Europa

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Conferenza stampa lo scorso 10 marzo nella sala Cavour del ministero delle politiche agricole a Roma per presentare gli esiti dell’attività di monitoraggio in Danimarca, Germania, Inghilterra, Francia, Austria, Belgio, Lussemburgo, Olanda, Polonia e Repubblica Ceca svolta nel 2015 in modo congiunto dai consorzi delle denominazioni Aceto Balsamico di Modena Igp, Grana Padano Dop, Parmiggiano Reggiano Dop, Prosciutto di Parma Dop e Prosciutto San Daniele Dop. Ecco i dati: 800 verifiche per circa 20.000 referenze controllate.

LogoDOP

La normativa europea prevede la difesa ex officio di un qualunque prodotto a indicazione geografica europeo all’interno dei confini dell’Unione: gli Stati membri sono obbligati a prevenire e bloccare l’uso improprio dei nomi delle indicazioni Dop, Igp e Stg europee. In sostanza il sistema non consente che si possa riverificare un caso “Parmesan” ovvero del formaggio che veniva commercializzato in Germania con tale nome. All’epoca l’azione legale prese corpo solo dopo la denuncia da parte del nostro Paese mentre dal 2012 gli stati membri devono intervenire d’ufficio per proteggere le denominazioni sul loro territorio. Questo sistema consente quindi l’azione legale, ma ovviamente le frodi continuano perché i numeri del comparto invitano gli imbroglioni a operare. Le indicazioni geografiche italiane, vino incluso, valgono 13,4 miliardi di euro di cui 7,1 sono frutto di esportazione (oltre 34 miliardi il totale dell’export agroalimentare) con una continua tendenza alla crescita. Le dimensioni del mercato e il fatto che si tratti evidentemente di prodotti ad alto valore aggiunto invitano alle frode.

logo IGp

Il progetto voluto dalle importanti denominazioni italiane ha lo scopo di presidiare il mercato intervenendo prima degli enti di tutela di ciascun Paese (che intervengono con azioni repressive) al fine di rendere consapevole chi vende, di diffondere cultura di prodotto. Non solo, la verifica diretta dei mercati (incluso quello on-line) consente di rilevare informazioni sulle imitazioni, i prodotti evocativi, aiutando a dare una dimensione più realistica del fenomeno dell’italian sounding. Abbiamo chiesto a Federico Desimoni, direttore del Consorzio di tutela Aceto Balsamico di Modena Igp e coordinatore del progetto, di spiegarci come si svolgano i controlli e come si entri in relazione con gli operatori. In sostanza dei privati, in qualità di rappresentanti dei consorzi consociati, dotati di tesserino di riconoscimento, fanno verifiche dirette sui punti vendita e, riscontrando contraffazioni o imitazioni, si presentano consegnando al direttore una lettera in cui annunciano un successivo contatto con il consorzio di tutela coinvolto. Nella maggior parte dei casi si instaura un rapporto virtuoso con la struttura che elimina il prodotto imputato incrementando la conoscenza della denominazione coinvolta. Tutto questo anche con il sostegno del Mipaaf.

logo_stg

Dobbiamo aggiungere che attualmente dieci tra Dop e Igp fanno l’80% del fatturato all’export e ovviamente si tratta delle indicazioni geografiche più grandi in termini di numero di produzione e fatturato. Sarà faticoso, ma necessario far entrare in questa dialettica anche le piccole denominazioni a fare sistema per garantirsi uno sviluppo meno casuale e più codificato delle loro esportazioni.

La riflessione spontanea è proprio su questo punto, la ricchezza del nostro Paese è basata sulla biodiversità e sulla presenza di diverse tradizioni di valle in valle, di località in località, ma lo sviluppo commerciale si concretizza realmente solo per le tradizioni più diffuse, le denominazioni più grandi che godono di una tutela condivisa nell’Unione e di mezzi di protezione sempre più adeguati. L’Italia è oltre quota 845 (vino incluso) indicazioni geografiche, 110 più della Francia, il 26% dell’Ue, e il nostro Paese sarebbe in grado di generarne molte altre ma di piccole dimensioni, un’attività che non piace all’Unione e che oggettivamente potrebbe risultare eccessivamente onerosa per i territori stessi (è costoso far riconoscere una denominazione d’origine e mantenerla) e quindi per i produttori. Il diritto di queste realtà di avere almeno una certificazione di autentico made in Italy, di un prodotto nato, cresciuto e affinato nel nostro Paese è l’unica via d’uscita: qualora non lo sapeste esiste già, è la certificazione Food Italy. Potrebbe essere di grande aiuto anche nel certificare l’olio extravergine italiano che non rientra nelle indicazioni geografiche.

food italy

 

Cucina & Vini. N° 143 – Febbraio – Marzo 2015

Food Italy, la novità nel panorama agroalimentare italiano

 

 

di Francesco D’Agostino

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Conferenza stampa lo scorso 10 marzo nella sala Cavour del ministero delle politiche agricole a Roma per presentare gli esiti dell’attività di monitoraggio in Danimarca, Germania, Inghilterra, Francia, Austria, Belgio, Lussemburgo, Olanda, Polonia e Repubblica Ceca svolta nel 2015
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