Camboi, identità del Castello di Meleto
Da borgo medievale a oasi agricola e boschiva, Castello di Meleto gestisce i suoi mille ettari di territorio in nome del rispetto
Gaiole, Chianti Classico, Casello di Meleto è una gemma che conta oltre millecinquecento proprietari, riuniti nella società agricola Viticola Toscana, e che fortunatamente non è andata in mani straniere. La superficie vitata conta centoquaranta ettari certificati biologici, la più grande del Chianti Classico nelle mani di un’unica azienda. Fondamentale, anche per la produzione viticola, la presenza di oltre ottocento ettari di bosco aziendali che in alcuni casi circondano e quasi nascondono le vigne, dando un contributo determinante a limitare le punte di caldo estive, insieme all’altitudine che supera in azienda i cinquecento metri. E poi i terreni che cambiano da poggio a poggio, avendo in comune la presenza di scheletro di galestro e alberese, con diverse composizioni in termini di argilla, limo e sabbia. La diversità di ogni area è letta attraverso i vitigni più adatti; quando invece si parla della varietà più importante del territorio, il sangiovese, attraverso diverse e affascinanti espressioni del Chianti Classico. Insomma, al Castello di Meleto la parola rispetto è declinata in tutte le sue accezioni. Per l’ambiente, oltre la gestione biologica e la conservazione e cura del bosco è stato realizzato il Parco delle Api che ora conta novanta famiglie dell’importante insetto indicatore di benessere del territorio, producendo un miele veramente goloso. Nel vigneto si è anche portata la tecnologia con una fitta rete di sensori che consente di verificare in modo dettagliato le condizioni microclimatiche per anticipare l’attacco delle crittogame e trattare unicamente la zona a rischio. Parlando ora di vigneto e del suo fine ultimo, si fa di tutto per conservare fino nel calice le diversità pedoclimatiche di ciascuna area e così la varietà regina, il sangiovese, si esprime in Chianti Classico diversi, di cui è molto interessante l’assaggio in parallelo per capirne i caratteri e scoprire il proprio preferito. Senza dimenticare la particolare espressione di merlot che l’azienda propone, il Parabuio, figlio di una vigna nascosta nel bosco.

Ora però vogliamo parlare di un vitigno comprimario, la malvasia nera toscana, frutto dell’adattamento al territorio della malvasia nera di Lecce e Brindisi, giunta nel Chianti negli anni Sessanta del secolo scorso. Una varietà delicata che è tra quelle utilizzate nell’uvaggio del Chianti Classico ma sempre meno diffusa per la sua fragilità. Dà vini colorati ed eleganti, molto contemporanei, e poi si confronta molto bene con l’incremento delle temperature, che sopporta meglio di altri vitigni, conservando freschezza e dinamica. Dal suo arrivo nel territorio a Castello di Meleto la malvasia nera è stata coltivata in un area chiamata Campo dei Buoi perché ha ospitato l’allevamento bovino dal medioevo fino a quando è arrivato il vitigno. La storia, quindi, dà una spiegazione al nome in etichette, Camboi.Le uve di questo vino sono selezionate prima in vigna e poi in cantina tanto da consentire la scelta di effettuare una fermentazione spontanea, un rischio che garantisce però di amplificare i caratteri del territorio. La macerazione a temperatura controllata dura circa venti giorni, poi il vino è travasato in barrique di terzo e quarto passaggio per la lunga maturazione. Non resta che assaggiarlo.
La degustazione

Camboi 2019
Toscana Malvasia Nera Igt
13,5% vol
Vino estremamente contemporaneo per la capacità di coinvolgere con un olfatto ampio e profondo, per la sua eleganza di assaggio che consente di poterlo apprezzare al meglio già a 16 °C. Nel calice è rubino intenso molto luminoso. Accoglie invitante nel fondere prugna, mora, viola, peonia. E ancora visciola anche in sciroppo, vaniglia, cotognata, mentre in felice contrasto avvertiamo respiri di radice di liquirizia, pepe e grafite. Toni rinfrescanti di mirto in bacca e foglia percorrono il quadro, insieme a cannella, tabacco, gianduia… Un articolazione importante che invita a scoprire nuovi aromi a ogni olfazione. Bocca avvolgente e succosa, dal tannino finissimo, molto dinamica. Ha struttura adeguata a creare un insieme bilanciato che gioca sul frutto deciso e su toni scuri di spezie e minerali. Meno complesso del naso, ma con un potenziale evolutivo molto interessante.