La cucina autentica laziale de Il Giardino a Zagarolo (Rm)
Da quasi un secolo, a Zagarolo, il ristorante Il Giardino propone con immutato successo i suoi piatti ormai storici, tra cui il tordo matto
Certe località comunicano allegria già solo sentendole nominare. E Zagarolo è una di queste, a nostro avviso. Sulla sommità di un rilievo collinare che con i suoi ben due chilometri di lunghezza sembra quasi un piccolo altopiano, la cittadina è da sempre meta prediletta da chi ama il verde ristoratore dei bei boschi che la circondano, ma ancor più l’ottima cucina per cui la zona è giustamente conosciuta. Siamo andati a visitare il Giardino, bel ristorante di cucina tradizionale che sorge non lontano dal centro storico di Zagarolo.

Zagarolo e la tradizione del tordo matto
Ed è proprio in questo paese a sud di Roma che nasce – nella notte dei tempi – il famoso tordo matto, piatto talmente identitario a cui il comune dedica da anni addirittura un Festival nel seconda weekend di giugno e che quest’anno avrà luogo sabato 14 e domenica 15. Si tratta di una specialità a base di carne di puledro farcita con un saporito ripieno di lardo di prosciutto aromatizzato con coriandolo, salvia, prezzemolo, pepe e aglio, che la cottura alla griglia esalta ben bilanciando il gusto dolce della carne di cavallo. Ed è proprio per gustare questa specialità, difficilmente reperibile persino nei libri di cucina regionale che abbiamo deciso di venire da queste parti.

Cento anni e non sentirli
La nostra scelta è caduta sul ristorante pizzeria Il Giardino e mai intuizione fu più fortunata. Sapevamo della bella collocazione in posizione elevata e avevamo anche letto online la proposta gastronomica, ma non immaginavamo di fare un viaggio nel tempo di così assoluto piacere! Ci siamo trovati catapultati in una curatissima trattoria anni Settanta, ovviamente riveduta e corretta, ma pur sempre riconoscibilissima nella sua autenticità. Negli ampi ambienti, ricavati in quelle che erano le scuderie dei cavalli berberi della nobile famiglia Rospigliosi-Pallavicini, il locale è avviato baldanzosamente verso il secolo di vita. Nasce, infatti, nel 1931 come osteria di paese per volontà di Tancredi Delle Fratte, agricoltore e produttore di vino, bisnonno dell’attuale proprietario, Daniele. Fu proprio Tancredi ad acquistare i locali dai principi Pallavicini per 17.000 lire, una cifra di tutto rispetto per l’epoca. Il ristorante si articola in due sale, di cui l’inferiore riservata alla pizzeria, che nelle sere da venerdì a domenica sforna un’ottima pizza cotta nel forno a legna, bassa e scrocchiarella come vuole la tradizione romana. Il piano superiore, invece, ospita il ristorante, che nella bella stagione si estende all’esterno con una grande terrazza panoramica e un’ancor più ampia veranda al piano di sotto.

La proposta gastronomica
E da allora il ristorante ne ha fatta di strada, passando dall’originaria proposta fatta di qualche piatto caldo, pane e vino all’articolato menù dei giorni nostri. Accanto ai grandi classici che hanno fatto la storia del locale, come il tordo matto di cui dicevamo, troverete la coratella della casa, come da ricetta di nonna Onorina, le fettuccine al ragù rosso di manzo, la sontuosa pasta alla forma, un’amatriciana da manuale caratteristicamente servita in una grande forma di pecorino, e l’originale pollo alla stiratrice cotto pressandolo con un ferro da stiro in ghisa del primo Novecento. È questo un piatto divenuto ormai leggenda, perché presentato con il nome di “pollo alla zagarolese” da Emerenziano Delle Fratte all’ormai storica Festa del Banchetto Romano, che ebbe luogo proprio a Zagarolo il 29 ottobre 1963 e di cui parla anche Livio Iannattoni nel suo “Osterie e feste romane”. Durante la nostra visita abbiamo voluto privilegiare i piatti che hanno fatto la storia del locale, ma esiste anche un’interessante carta con proposte altrettanto sfiziose che cambiano con frequenza, secondo l’offerta di mercato e l’inventiva degli chef Francesco Miceli e Marco Terenzi. La proposta spazia dalla carne, esclusivamente italiana, al pesce fresco, introdotto in carta ormai quasi quarant’anni fa.

Carta dei vini con oltre 450 etichette e bella selezione di oli
l tutto è accompagnato da interessanti bottiglie anche biodinamiche, espressione di una carta molto ben calibrata messa a punto da Daniele Delle Fratte, profondo conoscitore della materia e master sommelier dal 2009. Noi abbiamo assaggiato un eccellente Follia Bianco 2017 del velletrano Matteo Ceracchi, giovane vignaiolo naturale che di sicuro sarebbe molto piaciuto a Luigi Veronelli. Oltre 450 le etichette, tutte espressione del terroir e di produttori che hanno saputo tradurre in vino la loro cultura. Grande è poi l’attenzione per gli oli, tra cui spiccano ottimi prodotti biologici, tra cui il Centesimato dell’azienda agricola siciliana Terraliva e quelli del cilentano Marco Rizzo. Da non perdere, a tale proposito, il sontuoso “Adamo ed evo”, dolce a base di pasta frolla, crema pasticcera, confettura di fragole e fragole fresche in stagione, mele, lamelle di mandorle tostate e filo di olio Incipit di Marco Rizzo, appunto. Curato e gentile il servizio in sala affidato alla brava Irina Butnaru. Conto a persona: circa 40 euro escluso il bere.
Il Giardino
C.so Vittorio Emanuele, 5
00039 Zagarolo
Tel. 06.9524015 – 06.9524466
www.ilgiardino1931.com
Da lunedì a domenica 12,30-15,30/19,30-23
Chiuso martedì