Assaggi vintage: Altare 2012, Marramiero
Il grande Trebbiano d’Abruzzo di Marramiero, assaggiato a oltre dieci anni dalla sua vendemmia, trascorsi nella nostra cantina
Il nostro Paese ha sviluppato la sua rinascita enologica a partire dal vino rosso, ottenendo dei risultati che sono riconosciuti globalmente. Nel campo dei bianchi, nonostante le diverse denominazioni affermate, la cultura dell’assaggio di vini invecchiati è poco diffusa e di conseguenza il mercato non riesce ad acquisire quelle dimensioni che lo possano rendere internazionale. È un aspetto del vino bianco che abbiamo sempre amato comunicare, ritenendo questa esperienza di assaggio forse più coinvolgente rispetto a un rosso, se non altro per motivi psicologici, avendo il rosso, sulla carta, maggiore potenziale di invecchiamento. Sicuramente, quando si apre una bottiglia di più di qualche anno, il fattore conservazione gioca un ruolo primario e la cantina del produttore stesso è il luogo più adatto a proteggere il vino dal tempo. La sfida è proprio la conservazione nella propria cantina. Ecco, abbiamo prelevato il campione dalla nostra, che d’inverno gode di una temperatura mai inferiore ai 14 °C e in estate non supera 22 °C. Non è l’ideale, ma è abbastanza per una cantina amatoriale.
Venendo all’Altare di Marramiero, più volte abbiamo assaggiato vecchie annate custodite dal produttore, trovandoci anche a condurre una indimenticabile verticale al Vinitaly di qualche anno fa. Questa volta la bottiglia è stata conservata da noi e il suo assaggio non potrà non restare nella nostra memoria.
La vinificazione si svolge in barrique e parte della massa, sia in fermentazione che in maturazione, effettua la macerazione sulle bucce.
La degustazione
a cura di Francesco D’Agostino e Alessandra Marzolini

Altare 2012
Trebbiano d’Abruzzo Doc
14,5% vol
Esuberante e coinvolgente nella sua profondità vitale in cui si incontrano aromi golosi e sentori molto caratterizzanti a disegnare un profilo sensuale. Perfetto con un petto d’anatra all’arancia.
Il calice si illumina si un color ambra con lampi arancio brillanti. Non si fa aspettare, rivelandosi subito intenso e appassionante nella dolcezza del frutto, polposo e anche disidratato, di albicocca, pesca e dattero, con una particolare persistenza di quest’ultimo. Si inseriscono nette percezioni di scorza d’arancia candita che anticipano fragranze di panettone. Ecco nocciole, mandorle, anacardi, arachidi e noci, secchi e lievemente tostati, con richiami al burro di arachidi che si giustappongono a sentori di tabacco da pipa, di vetiver, cuoio, cioccolato bianco, caramello salato e mou, percorsi da tostature di crosta di pane e caldarroste, da guizzi di rabarbaro e pepe verde, da elementi minerali scuri di scisto. La bocca è avvolgente, rotonda, carezzevole, di grande dinamica gustativa che incentiva la beva, sensuale, dotata di un profilo vitale che sollecita largo il palato. Si ritrova la tavolozza del naso, raccontata in modo interminabile nella sua dialettica di chiaroscuri, che lasciano in bocca lunghi ricordi aromatici, simili a quelli di un grande Cognac.