La Pizzuta del Principe, espressione vivace della Calabria ionica
L’azienda della famiglia Bianchi è posta nella parte terminale ionica della Val di Neto, nel comune di Strongoli
Incontriamo Albino Bianchi, conduttore dell’azienda con la madre Dorina Bianchi. “La Pizzuta del Principe è stata fondata da mio nonno, di cui porto nome e cognome – racconta Albino -. È un farmacista e a sessanta anni decide di cambiare vita, di reinventarsi dedicandosi alla vigna e al vino. Questo accade negli anni 2000 circa, ora ne ha quasi novanta. Ha una grande passione per la gastronomia, è anche un ottimo cuoco amatoriale. Con delle solide basi chimiche, essendo un farmacista, inizia a fare lui stesso il vino, senza l’aiuto di nessuno”. Questo è l’inizio di un’avventura che ha visto coinvolto da subito anche il nipote omonimo, seppur bambino, istruito nella cultura del vino. “Ora con mia mamma Dorina stiamo portando avanti questa avventura, continuando quello che ha iniziato lui”.
L’azienda
Il nome dell’azienda è curioso, ma ha una prima semplice spiegazione, si trova in contrada Pizzuta. “Pizzuta in calabrese significa una terra a forma di pizzo – spiega Bianchi -. E infatti la nostra tenuta stessa, vista dall’alto, ha proprio la forma di un pizzo; è molto compatta. Questo è anche caratteristico, visto che tante tenute hanno appezzamenti di vigna sparsi un po’ dappertutto. Noi, invece, abbiamo tutto concentrato: vigna e cantina”. Quando Albino Bianchi senior decide di dedicarsi all’agricoltura, evidentemente si occupa della tenuta della moglie Clara Ranieri, una realtà che aveva già prodotto vino, ma in cui l’agricoltura era stata accantonata. “Decise di sfruttare ciò che aveva in famiglia – racconta Albino – e costruì una struttura bellissima per la cantina, investendo molto in questo progetto”.

La storia della tenuta
Nell’Ottocento quella tenuta era di proprietà di un principe. Poi fu acquistata dal bisnonno del nostro ospite che la rimise in sesto dal punto di vista agricolo, ma alla sua morte, ancora una volta, la vocazione della tenuta fu messa da parte. “Quando mio nonno ha preso in mano la situazione, ha deciso di sfruttarla al meglio – riprene -, coltivando vite e olivi. Abbiamo anche un po’ di olio, quindi, grande prodotto della Calabria. Principalmente carolea e tonda di Strongoli, tipiche del nostro territorio. Oltre ovviamente a produrre ottimi vini”.

Il coinvolgimento di Albino Bianchi
La storia di Albino Bianchi junior ci incuriosisce perché è nato Roma. “Da ragazzo trascorrevo le estati completamente in azienda, vivendo quello che era il cuore produttivo racconta -. Quando sono diventato maggiorenne, ho preso in mano la parte commerciale, mi sono messo a lavorare sul campo, iniziando a viaggiare un po’ in tutto il mondo: in Canada, negli Stati Uniti, in Germania, Olanda, Belgio e anche in Corea, per esempio. Non è stato semplice, soprattutto in questo settore che è molto competitivo. All’estero bisogna avere gli agganci giusti, ma quando trovi con chi parlare ti ascoltano. In Italia, invece, spesso c’è più superficialità”.
Infatti, in Italia l’azienda va forte nella regione di origine, come gran parte delle realtà calabresi, ma si sta espandendo bene anche in altre regioni. “La verità è che i vini delle nostre terre non sono molto noti, visto che la Calabria tutta è ancora un po’ sconosciuta. Sono comunque vini con una certa eleganza e una certa personalità, che la gente non si aspetta. È però necessario presentarli nel modo giusto e nei contesti giusti”.
I vini
Per quanto riguarda la produzione del vino l’azienda si avvale della consulenza dell’enologo Massimo Bartolini: “A mia mamma e me le scelte e le direttive – spiega Albino – e poi,visto che mi occupo della parte commerciale, do delle indicazioni per orientare la vinificazione. Non basta solo fare un vino che ci piace, deve anche essere vendibile. Bisogna trovare l’equilibrio tra questi due aspetti, ed è la parte più complicata. Noi ci stiamo riuscendo e siamo molto soddisfatti, perché conserviamo le caratteristiche dei nostri vitigni tipici, dando loro personalità, come nel caso del Pecorello Molarella”. Si tratta di un prodotto che allo scaffale va a circa 13 euro per una produzione che, in funzione delle annate vale tra ventimila e trentamila bottiglie.”Oggi, riuscire a fare un vino bianco così espressivo, con dodici gradi e mezzo, è un vero spettacolo – continua -. Si beve facilmente, conservando carattere e persistenza, freschezza e mineralità, eredità della nostra posizione nella Val di Neto. La vicinanza al mare conferisce una salinità che rende il vino davvero speciale. È una vera soddisfazione produrlo”.

Veniamo al rosso, lo Zingamaro. Si tratta di un Greco Nero , prodotto dall’omonimo vitigno, diffuso essenzialmente in parte della Calabria. “È stata una scelta di cuore, perché il greco nero è il vitigno preferito di mio nonno. Gli piaceva sperimentare tanto su questo vitigno. Ora sto cercando di continuare a lavorarci perché richiede impegno, bisogna capire come trattarlo per ottenere il meglio”. È prodotto in circa cinquemila bottiglie per arrivare sullo scaffale a 18-19 euro.

Insieme alla produzione vinicola e oleica l’azienda è dotata di un agriturismo molto bello dove ogni estate vengono ospitati degli artisti che producono e lasciano le loro opere. “Sono attività di promozione che diventano necessarie nel momento in cui i vini esistono e sono buoni, ma è necessario muoversi per farsi notare. In questo momento poi, che il pubblico sta manifestando un maggiore desiderio di bianchi, la promozione ci aiuta e il nostro Pecorello sta andando alla grande”.
La degustazione

Molarella 2024
Val di Neto Pecorello
12,5% vol – € 13,00
È profumato di fiori e frutti chiari, con intriganti richiami al tè nero, in bel contrasto con repiri melliti e agrumati. La bocca è decisa, salina, vitale e ben ritmata, intensa nell’espressione di frutto. Un vino di grande e golosa bevibilità.

Zingamaro 2021
Val di Neto Greco Nero
14,5% vol – € 18,50
Rubino violaceo, è intenso e accattivante di frutto fresco dolce e in confettura, con tratti in sciroppo e sotto spirito, sfumato da un articolata speziatura e da respiri di menta, con una nuance di funghi. La bocca è avvolgente, succosa, sapida, dal tannino appena deciso, dotata di un bel frutto persistente.