Cantina Sankt Pauls Kalkberg, la fine tensione del Pinot Bianco
Prima annata del Kalkberg del nuovo corso di Cantina Sankt Pauls. Figlio dell’alta collina, convince al primo incontro per sedurre nel tempo
Realtà associativa storica di San Paolo, frazione di Appiano in Alto Adige, festeggerà il centoventesimo compleanno nel 2027 (nella foto di apertura vigneti non lontano dal centro; foto di Alex Filz). Parliamo della Cantina Sankt Pauls che conta 190 soci viticoltori per una totale di 185 ettari di vigneti. Ciò che colpisce, visitando l’azienda, è la struttura della cantina, datata 1907 e pensata con criteri avveniristici per l’epoca, essendo disposta su ben quattro livelli in modo di sfruttare la gravità per il movimento del vino. Cantina Sankt Pauls è sempre stata una realtà solida, che in passato, forse, mancava un po’ di vivacità.

Cantina Sankt Pauls, il nuovo corso
Il 2023 è un anno importante e di passaggio della Cantina che ottiene la certificazione Sqnpi per la produzione in accordo ai canoni di lotta integrata. E poi l’arrivo del nuovo kellermeister Philipp Zublasing. Il consiglio di amministrazione dà all’enologo il mandato di intraprendere un percorso di rinnovamento vinicolo per esaltare al massimo il linguaggio di ciascun vigneto, interpretandolo soddisfacendo canoni di qualità, finezza e dinamica. C’è da aggiungere che Zublasing, dopo tante esperienze all’estero e in Alto Adige, torna in qualche modo a casa perché è originario di Missiano, località al confine con San Paolo, dove lo aspetta un’ulteriore sfida: è il luogo che ospita il vigneto più antico di Pinot Bianco, quello che genera la Riserva Sanctissimus di Cantina Sankt Pauls. Sfida che evidentemente l’enologo sta già affrontando visto che in cantina ci sono già le vendemmie 2023, 2024 e 2025 del Sanctissimus, ma per la cui uscita dobbiamo ancora avere molta pazienza!

Vini che raccontano il territorio
Prima di Kalkberg 2023, assaggiato in anteprima a fine gennaio scorso, negli ultimi due anni abbiamo avuto la possibilità di degustare, sia i vini della linea classica che quelli della linea selezione, ritrovando in pieno quelli che erano gli obiettivi posti all’enologo dall’azienda. Focalizzando sul Pinot Bianco che è il vitigno bianco principe dell’Alto Adige e anche quello sui cui l’azienda ha sempre puntato per vocazione, il Plötzner 2024 ha un’espressività netta, in cui i tratti somatici tipici dell’uva sono ben identificabili, come la fresca e polposa nota di nocepesca, in un insieme vitale e articolato che anticipa una bocca di grande dinamica ed equilibrio, dalla bevibilità non comune, grazie anche al finale delicatamente e lungamente salino. È figlio di vigne poste nella località che dà il nome al vino, tra cinquecentocinquanta e seicentocinquanta metri di altitudine, a meno di cinque chilometri dalla sede della cantina, dove il terreno è morenico calcareo, con presenza di porfido nel suolo. Le forti escursioni termiche caratterizzano il vino poiché alle spalle dei vigneti si erge la catena della Mendola che nelle ore notturne porta alle quote collinari brezze molto fresche, estremamente caratterizzanti le uve in maturazione.

Alto Adige Pinot Bianco Kalkberg 2023
Venendo al Kalkberg 2023, nasce da principalmente da quattro parcelle, poste sempre non lontano da San Paolo nei dintorni di Berg, che giacciono su terreni calcarei dolomitici, ricchi di ghiaie; alla spalle il monte Macaion, estremo nord occidentale del gruppo della Mendola, che tanto fa per queste uve. Siamo a un’altitudine compresa tra quattrocentosessanta e cinquecentoottanta metri. L’annata è stata laboriosa in vigna perché piuttosto arida in primavera e caldo-umida in estate, con attacchi fungini che hanno richiesto molto impegno, mentre in altre zone d’Italia sono stati devastanti. È seguito un settembre perfetto che farà ricordare questo millesimo nell’area di San Paolo come poco generoso ma di ottima qualità, lo dimostra la vendemmia di uve perfette nell’ultima settimana di settembre. Dopo la pressatura a grappolo intero la massa ha fermentato e affinato per dodici mesi, parte in acciaio e parte in tonneau di rovere, prevalentemente di secondo e terzo passaggio. All’’imbottigliamento è seguita una sosta di almeno dieci mesi prima della commercializzazione di sole cinquemiladuecento bottiglie dell’annata 2023.

Nel calice si dichiara con grande finezza nella sua dialettica fruttata e floreale, con agrumi e nocepesca in evidenza, percorsi da netti respiri minerali di salgemma e selce. La bocca è generosa, vitale, vibrante, dalla nitida impronta salina, caratterizzata dal frutto e da una profondità minerale che inizia a proporre qualche tocco più scuro; promette di raccontarsi per ancora molti anni, suggerisce un nuovo assaggio tra almeno cinque e probabilmente per tanto tempo ancora a beneficio di chi beve con passione.