Attorno al tavolo nasce l’alleanza e il banchetto celebra la vita e la pace

tutte 1L’arazzo è stato ricamato da un gruppo di 6 donne di diversa nazionalità, all’interno del carcere di Rebibbia, di Roma, a testimonianza di una partecipazione ai lavori, dal valore simbolico e solidale. Il ricamo è un’arte arcaica, la metafora dei fili e della tessitura è stata utilizzata in tutte le tradizioni dei popoli della terra. Il filo come immagine della vita stessa e del destino al quale siamo tutti invisibilmente legati. Altro protagonista fondamentale della performance è il banchetto, che nelle intenzioni dell’artista Daniela Papadia, diventa un momento rivelativo della verità dell’uomo, essere di comunione, convivialità e fratellanza.

Il banchetto diventa celebrazione della vita, del dialogo e della pace, con gli ospiti che avranno libertà di azione e di espressione e ai quali verrà chiesto di identificare una parola, rappresentativa e irrinunciabile. Il risultato di questa riflessione verrà successivamente ricamato sull’arazzo. La performance, curata da Sveva Manfredi Zagaglia con il sostegno della Galleria Anna Marra Contemporanea, è itinerante e prevede varie tappe in luoghi simbolici, ancora in via di definizione, preferibilmente là dove il dialogo tra gli uomini si è per qualche motivo interrotto, diventando un viaggio che attraversa paesi e fa incontrare persone, che si alleano per tessere nuove trame e visioni.

n. 6La prima tappa della rappresentazione sarà il 14 giugno a Roma, dalle 19.30 alle 21.30, all’interno della Casa circondariale di Rebibbia con il coinvolgimento, tra gli altri, delle detenute che hanno contribuito alla realizzazione dell’arazzo. Impegnata ai fornelli ci sarà la chef Cristina Bowerman della Glass Hostaria di Roma, che con il suo talento coordinerà un gruppo di detenuti nella realizzazione dei piatti. La Bowerman ha aderito con entusiasmo e generosità all’iniziativa, una decisione frutto della sua personalità sensibile. Per Daniela Papadia combinare il testo del genoma con il piano simbolico del nutrimento e le suggestioni delle varie tradizioni e culture significa porre in dialogo profondo arte, scienza e temi civili. La mappa del genoma mostra gli elementi comuni che appartengono all’umanità intera. Il genoma è diverso tra individui solo dell’uno per mille. Ogni persona è unica, ma allo stesso tempo simile, e si differenzia per la propria sequenza del DNA, che è irripetibile. Il paradosso del linguaggio del genoma è proprio questo: uguaglianza e differenza.

In questo viaggio al centro dell’uomo, l’artista Daniela Papadia, si avvale dell’aiuto e del contributo scientifico del Dott. Gianni Soldati, responsabile della ricerca presso la Fondazione Cellule Staminali Svizzera e fondatore del Laboratorio di Diagnostica Molecolare di Lugano, Svizzera. La performance sarà oggetto di riprese video, finalizzate alla creazione di un documentario a cura del regista Francesco Miccichè, e del reportage fotografico realizzato da Carlo Bevilacqua.

L’iniziativa ha trovato l’adesione del Presidente della Repubblica e sua Medaglia di Rappresentanza oltre a  Ministero di Giustizia, Roma Capitale Assessorato alla Cultura Creatività e Promozione Artistica e il Pontificio Consiglio Pro Famiglia.

Di Rossella Gargiulo

La tavola dell’alleanza di Daniela Papadia

Casa Circondariale Femminile di Rebibbia Roma

12 giugno 2014

ore 19.00-21.30

Daniela PapadiaDaniela PapadiaDaniela Papadia