E’ tempo di brodo! Ecco un viaggio tra quelli italiani

Che sia di pollo, cappone, gallina o tacchino il brodo è un must di questi giorni di festa. Vero protagonista dei menù di Natale e S. Stefano

Il Natale è alle porte e gli italiani non vedono l’ora di celebrarlo all’insegna degli affetti. Se un italiano su due (48,4%) è infatti entusiasta dell’arrivo delle festività (fonte: indagine Clearpay), il 56% punterà sul cibo e sulle proprie doti culinarie per stupire i propri ospiti (indagine HelloFresh su Istituto di ricerca Censuswide).

Con le feste torna quindi protagonista la tavola con le innumerevoli ricette natalizie, a partire dai must come il tradizionale brodo.  Che serva per condire i tortellini o per dare sapore ad un arrosto, che sia di gallina o del più natalizio cappone, da nord a sud il brodo è un piatto semplice che attraversa tutta Italia. Ricco di storia, segue poche regole essenziali: acqua rigorosamente fredda (i tempi di cottura si calcolano solo dall’inizio del bollore), aromi (sedano, carota ma anchelimone, chiodi di garofano e cannella nelle versioni gourmet)e cottura lenta e paziente della carne per dare sapidità.

Da quello ligure con i “natalini” al brodo di cappone romagnolo con i cappelletti, da quello di cardi e volarelle tipicamente abruzzese fino alla minestra maritata in Campania, un viaggio culinario tutto da raccontare e sperimentare. La community W Il pollo ha raccolto le tradizioni regionali tutte e suon di cucchiaio.

E' tempo di brodo! Ecco un viaggio tra quelli italiani

Si parte dalla Liguria: a farla da padrone durante le festività sono i natalini in brodo “Natalin in to broddo”, speciali maccheroni lunghi che vengono serviti nel brodo di cappone ed accompagnati talvolta da polpettine o bocconcini di salsiccia. Considerato un piatto portafortuna perché rappresentava le palanche, ovvero ricchezza, la tradizione vuole che i natalini non vadano mai spezzati prima di essere cotti nel brodo. A Milano, se non ci sono i ravioli in brodo “te sét no un milanés”, serviti nel brodo di gallina o di cappone come vuole la tradizione, mentre Como si schiera per un tortello e Brescia per i famosi casoncelli.

In Emilia-Romagna il brodo di cappone è un vero e proprio viaggio gastronomico da Piacenza a Rimini, che chiama diversi formati di pasta fresca ripiena a seconda delle città: gli anolini a Piacenza,i tortellini a Bologna, i cappelletti di magro a Ravenna. Questi ultimi, i caplèt, ripieni di formaggio e a volte di carne, sono un must della tradizione natalizia romagnola, la loro prima testimonianza risale al 1811 nell’inchiesta napoleonica e sono chiamati così per il modo in cui sono chiusi, ovvero a cappello.

Il brodo di cardi e volarelle è invece il re della tavola abruzzese, piatto che gode di una certa sacralità: la ricetta originale, oltre alla carne di pollo o di tacchino per realizzare il brodo, vuole pane a dadini oppure le volarelle, caratteristici quadrucci di pasta all’uovo fritti, assieme a cardi, polpettine e formaggio pecorino. Zuppa di cardi protagonista del Natale anche in Molise oltre alle specialità più originali come la Pizza di Franz, un brodo di cappone arricchito da un impasto a base di uova, parmigiano e prezzemolo cotto al forno.

Cucchiaio a tavola anche in Campania, dove la minestra maritata di cicoria, scarola e “borraccia” (erba amara) in brodo di gallina è uno dei piatti simbolo della cucina popolare napoletana. Originariamente ricetta figlia della “fame” perché si faceva con verdure anche spontanee e con gli scarti della carne, prende il nome dal fatto che tutti gli ingredienti di carne e verdura si “maritano”, si sposano nella minestra. Una versione facoltativa della ricetta prevede anche il cosiddetto ‘mbuttun, una farcia della gallina preparata appositamente con uova, pinoli, carne, verdure e formaggio.

Infine, i cardi tornano protagonisti anche in Basilicata, accompagnati a scarole e verze, il tutto cotto in brodo di tacchino per una ricca minestra. In Puglia ci si divide tra i taglioni in brodo di tacchino tipicamente foggiani e i “ù tridd” in brodo di Molfetta nel giorno di Santo Stefano, un formato di pasta fresca che prende il nome da un antico albergo egiziano il cui nome era Tridda.

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