Viaggio in Sicilia, Feudo Disisa e la famiglia Di Lorenzo

Il racconto di un bel viaggio in Sicilia in cui la tradizione millenaria dell'olio extravergine di oliva si fonde con quella di una famiglia

Il viaggio in Sicilia per andare a conoscere il Feudo Disisa e la famiglia Di Lorenzo è durato appena 24 ore, sufficienti per impregnarsi di storia, di olio e di vino. Nella terra di Monreale, località Grisi, con vista in lontananza su Corleone, le valli si rincorrono come le nuvole e la terra bagnata dalla pioggia autunnale rallenta il raccolto delle olive.

Viaggio in Sicilia, Feudo Disisa e la famiglia Di Lorenzo

Il Feudo Disisa è un’antica Masseria di circa 400 ettari ricoperti di filari e ulivi. Qualche animale come mucche, vacche e cavalli popolano le stalle e un palazzo da set cinematografico sovrasta la proprietà. I Di Lorenzo sono proprietari del Feudo dal 1865 quando l’arciprete Santi Di Lorenzo acquistò l’ex Feudo Disisa, da allora cinque generazioni si sono succedute e oggi a tenere le redini dell’azienda è la famiglia di Renato Di Lorenzo, chiamato anche Paul Newman per i suoi incredibili occhi azzurri che ancora oggi, nonostante l’età, lo rendono affascinante. E gli occhi, è risaputo, sono lo specchio dell’anima e se si guardano dentro nel modo giusto, si può arrivare fino al cuore. Perché è di amore e passione che questa azienda si nutre. Lo dicono le mani di Donna Paola, i gesti della figlia Laura e i sorrisi del figlio Mario, che è a tutti gli effetti il cicerone di questo tour.

E’ lui che ha organizzato questo tour e ci ha presi per mano dal primo momento del nostro arrivo. Una volta nel Feudo inizia a raccontare la storia dell’azienda e soprattutto il procedimento che trasforma le olive in olio extravergine d’oliva. “In Sicilia Occidentale esistono tre tipi di cultivar: Cerasuola, Biancolilla e Nocellara. In tutta la Sicilia sono circa 30 le varietà. A Feudo Disisa si producono tre tipi di olio : il Cerasuola convenzionale, il Cerasuola biologico e un blend di Cerasuola, Nocellara e Biancolilla”. Fuori piove a tratti ma nel frantoio si lavora. “Le olive vengono messe nel primo macchinario il defogliatore, per togliere le foglie dalle olive, noi abbiamo anche una persona che pulisce a mano le olive se il macchinario non ha fatto bene il suo lavoro” Mario parla e segue un piccolo circuito di macchine, una produzione è il caso di dire ben oliata dove il frutto diventa succo in pochi passaggi. “Dopo passano al lavaggio quindi alla spremitura e poi la parte solida viene separata dal succo” continua nella sua narrazione.

Viaggio in Sicilia, Feudo Disisa e la famiglia Di Lorenzo

Quando lo vedi uscire dalla bocca dell’ultimo macchinario, come una cascata verde oro, con il profumo intenso che conquista le narici prima del gusto, non puoi che sgranare gli occhi e allungare la mano con una fetta di pane. E’ come se portasse la Primavera in questa terra dove per colpa della pioggia quest’anno si è franto poco. “La durata dalla raccolta alla spremitura è di circa un’ora e mezza. La filtratura avviene dopo. Prima l’olio deve riposare” dice Mario mentre si sposta per mostrarci un altro macchinario che somiglia a una grande macchina per le diapositive, dove un carrello, grazie ad una serie di filtri ha il compito di filtrare l’olio.

L’ Olio Novello ha una durata di 6 mesi e va tenuto a una temperatura tra gli 8 e i 10 gradi durante l’inverno, a meno di 18 gradi durante l’estate. A Feudo Disisa si producono circa 8 quintali l’ora, la capacità di produzione del più piccolo dei frantoi industriali. Per una produzione di circa 300 – 350 ettolitri, anche se è un valore molto indicativo dal momento che la quantità varia di anno in anno di solito alternando ottime annate ad altre meno ricche. Quindi proseguiamo il percorso nella sala dove l’olio viene conservato per essere poi imbottigliato e dove si procede all’aromatizzazione dell’olio. Mario ci racconta come che il 90% della loro produzione è rivolta a un mercato straniero dove gli olii aromatizzati sono particolarmente apprezzati. “Alcuni li ho testati proprio per soddisfare un cliente molto importante. Mi viene in mento l’olio all’aglio e peperoncino”.

Il tour prosegue anche nelle cantine ma il protagonista di questa visita è l’olio e sarà lui il protagonista. Quindi il pranzo è servito nella casa patronale dove stanze dentro stanze si succedono. Prima però c’è una degustazione per vedere se oltre a occhi e olfatto, il gusto lo sappiamo ben usare. Così nel salotto, che poi si trasformerà nella camera da pranzo, ci accomodiamo tutti con davanti 4 bicchierini blu, perché il colore non ci deve condizionare nel giudizio, errore in cui spesso incorre l’assaggiatore inesperto. L’olio nel bicchierino blu si scalda con la mano, si manda giù facendo entrare aria nella bocca per permettere alle proprietà dell’olio di manifestarsi e arrivare in gola. Ognuno ha una preferenza e ci si sorprende a scoprire che l’olio che ha riscosso maggiori consensi sia stato un Cerasuola Bio del 2020. Quindi il più vecchio degli olii assaggiati. Infatti gli altri per onor di cronaca erano: Cerasuola Bio 2021 già filtrato; Cerasuola convenzionale non filtrato 2021 e una Biancolilla non filtrata 2021.

Viaggio in Sicilia, Feudo Disisa e la famiglia Di Lorenzo

A questo punto non ci resta che mangiare. Ci conducono nella stanza con il caminetto per poter riorganizzare la sala da pranzo. Le finestre si affacciano su due piccoli balconi che guardano verso la vallata. La terrazza attraverso le sue ceramiche racconta di una stanza de Il Gattopardo proprio quando le tende vengono mosse dal vento, non a causa di correnti estive, ma per il vento di Novembre. In questo luogo magico fatto di presente e passato, anche le etichette dei vini parlano di una leggenda come quella stampata sulla bottiglia di Perricone GranMassenti che così recita: “Lu Bancu di Disisa è un tisoru chi si trova ’n li grutti di Lu Feu Di Disisa Cuntanu l’antichi ca c’è un gran massenti di dinari di munita d’oru e d’argentu”.

Sugli scaffali, libri antichi di pergamena incisi con inchiostro marrone, raccontano gli atti di vendita di quel feudo che da anni è fonte di lavoro per tutto il paese. Laura, ci porta due tipi di olive da mensa “che sono più grandi di quelle da olio” sia nere che verdi e del formaggio caciocavallo lavorato con il latte prodotto nello stesso Feudo. Le porte della sala da pranzo si spalancano e le due collaboratrici domestiche accompagnate da Donna Paola ci invitano ad accomodarci. “Il pranzo è servito!” Donna Paola ci lascia accomodare e ci racconta la scelta del suo menu: “Quando qualcuno ci viene a trovare noi ci teniamo a far assaggiare le nostre specialità. Così oggi vi ho preparato la Pasta al Forno, (lo sformato di anellini con sugo di ragu’ che deve cuocere 3 ore con piselli, mozzarella, prosciutto, parmigiano e pangrattato); il Brociolone alla palermitana o falsomagro (ossia un rotolo di carne di manzo con uova, formaggio e verdure); verdure dell’orto; gelatina di agrumi e gelatina di mellone con gelso e cioccolata. Spero sia di vostro gradimento”. Mario, che tra le altre cose è un ingegnere mentre suo padre Renato è un avvocato, ha suggerito di assaggiare l’olio aromatizzato al basilico a crudo sopra la pasta al forno. Ottimo consiglio. Il tutto accompagnato dai vini dell’azienda, dalle curiosità dei colleghi e dalle storie di una terra che ti risucchia per la sua accoglienza, facendoti sentire a casa subito.

Come in Nuovo Cinema Paradiso, quando d’improvviso scoppiava il temporale e un fuggi fuggi generale faceva guadagnare baci segreti agli innamorati protagonisti del film. Così è scoppiato il temporale a fine pranzo e ha lasciato giusto il tempo di bere un caffè nero e salutare dal lunotto posteriore della macchina, con la piacevole sensazione nello stomaco di aver trovato prima una famiglia e poi di aver scoperto un’interessante azienda.