Amaro Partigiano. La Resistenza in un bicchiere.
Questo amaro viene prodotto con le erbe raccolte nei boschi in cui si rifugiarono i partigiani durante la Resistenza.
Può la Resistenza essere raccontata attraverso un bicchiere di amaro? Si, decisamente proprio come fa l’Amaro Partigiano, che nasce nel 2017 dalla collaborazione tra la Cooperativa RiMaflow di Trezzano sul Naviglio (MI) e il collettivo Archivi della Resistenza di Fosdinovo (MS). Si tratta di un progetto no profit volto a sostenere la RiMaflow e le attività di Archivi della Resistenza tra cui la gestione del Museo Audio Visivo della Resistenza – raccolta orale delle testimonianze dei partigiani e delle staffette – e il Festival Fino al Cuore.

Tutto parte da una fabbrica chiusa e inattiva
RiMaflow è una cooperativa nata dagli ex dipendenti della Maflow, azienda di componentistica auto che nel 2012 fallisce quindi chiude i battenti in Italia e viene delocalizzata in Polonia. Poco dopo il fallimento i dipendenti hanno voluto prenderne in mano le redini e trasformare quegli spazi in luoghi vivi in cui organizzare mercatini, collaborazioni e sinergie con altre cooperative e realtà della zona. Ecco il motivo di quel prefisso ri in RiMaflow, proprio indicare una ripartenza ed un nuovo inizio. Parlavamo di collaborazioni e tra le più belle e fruttuose c’è quella avviata con gli Archivi della Resistenza di Fosdinovo, che ha proposto la produzione di un liquore con uno storytelling molto preciso: raccontare la resistenza dei partigiani anche attraverso un amaro. La RiMaflow accoglie senza remore la proposta, ma la prima cosa da fare era trovare una ricetta giusta.

La ricetta che nasce dai boschi della resistenza
L’Amaro Partigiano, come recita l’etichetta, è“naturalmente di parte” perchè è un prodotto che viene dalla natura e ovviamente perchè è nato per ricordare chi si è battutto per la libertà e per difenderci dall’oppressione nazifascista. Ad occuparsi della raccolta delle erbe sono proprio i volontari degli Archivi della Resistenza, sono loro ad andare nei boschi dove i partigiani si nascondevano durante quegli anni terribili ed è stata proprio la storia di questi boschi a suggerire la ricetta che poi sarebbe diventata quella vincente e definitiva. L’ingrediente principale dell’Amaro Partigiano è la castagna, il frutto che ha permesso ai partigiani di sopravvivere durante gli inverni del 1944 e del 1945 quando vivevano nasconti tra qui boschi, che viene essiccata, tritata ottenendo una farina. Completano la ricetta l’assenzio, che conferisce l’amaro al liquore e ancora ortica camomilla, menta, alloro, salvia e rosmarino. C’è poi un ingrediente migrante, il Chiodo di Garofano originario dell’Indonesia, che ha una valenza anche metaforica: l’incontro con l’altro che serve ad ampliare gli orizzonti, ad accogliere e nello stesso tempo ad aprirsi all’esterno. L’Amaro Partigiano sì gusta sia caldo che freddo, ha una gradazione alcolica di 40 gradi motivo per il quale, calza a pennello quel “Bevi poco ma bevi bene” che è leitmotiv che il collettivo di Ri-Maflow ha adottato per promuovere intelligentemente l’amaro.
La produzione dall’amaro
Il processo di lavorazione ha una durata di circa 20 giorni per una produzione ce conta circa 12 mila bottiglie l’anno. Nella produzione non si usano coloranti, stabilizzanti e aromi naturali o chimici scelta che permette di definire l’Amaro Partigiano come liquore “vivo” perchè nasce da ingredienti completamente naturali le cui caratteristiche organolettiche cambiano di stagione in stagione e così l’amaro stesso: ogni bottiglia avrà un sapore e un colore diverso dall’altra. Ma il progetto dell’Amaro Partigiano ne include un altro, certamente più complesso ma non irrealizzabile: la costruzione all’interno della fabbrica RiMaflow di un liquorificio sociale così da centralizzare la produzione dell’amaro che, attualmente, viene prodotto presso un liquorificio “amico”.

La croce rossa della Brigata Garibaldi
La forma della bottiglia dell’Amaro Partigiano ricorda quella delle vecchie borracce usate proprio in quei tempi dai partigiani e sull’etichetta – oltre alla scritta “naturalmente di parte” – rubano la scena la stella rossa della Brigata Garibaldi e l’immagine riportata sul diploma Alexander (consegnato ai partecipanti alla lotta di liberazione) di due partigiani in assetto di difesa. La stella rossa della Brigata Garibaldi fu quella ritagliata e cucita su un drappo rosso da Francesca Rolla di Carrara, una delle staffette che durante la Resistenza si mise a disposizione dei partigiani. Fu nel corso di un’intervista rilasciata all’Archivio della Rresistenza che la signora Francesca raccontò la storia di questa stella tirandone fuori una dal cassetto…
Oggi quella stella rossa campeggia sulle bottiglie dell’Amaro Partigiano anche per rendere omaggio a chi, come Francesca, scelse di stare dalla parte della libertà.