Antonella Lombardo, folgorata sulla via della toga
Particella Cinquantotto, il vino di Antonella Lombardo da uve greco di Bianco da singolo vigneto, nato per durare e convincere
Galeotto fu un corso per sommelier frequentato a Milano: mentre la carriera di avvocato era ormai ben avviata, Antonella Lombardo decise che il vino sarebbe stato la sua vita. Non il vino raccontato — scelta di cambiamento piuttosto diffusa — bensì quello prodotto.

La sfida di Antonella, puntare su quel vitigno quasi dimenticato
Antonella Lombardo è calabrese di Bianco, cittadina ionica con una storia di vino millenaria, conosciuta per il suo eccellente passito, oggi un po’ dimenticato. A noi piace pensare che proprio il richiamo di un vino portentoso, messo da parte dal mercato, abbia spinto Antonella a tornare ai propri lidi per trovare una via diversa che desse nuova espressività e smalto alle uve greco di Bianco. La genetica ha recentemente mostrato (a inizio millennio) che queste uve coincidano con la malvasia delle Lipari e non con il greco famoso in Irpinia. In questa ottica la sfida è stata ancora maggiore perché si doveva percorrere una via non ancora affermata come quella del passito. I vitigni scelti sono quelli tradizionali, greco di Bianco e mantonico, gaglioppo, calabrese nero e nerello mascalese per quelli a bacca nera. L’idea di Antonella è quella di fare il massimo per lasciare emergere il vitigno, il terreno e l’annata ovvero una gestione vinicola estremamente attenta a non coprire i caratteri endogeni dell’uva.

Particella Cinquantotto
E veniamo all’espressione di greco di Bianco prodotta da Antonella Lombardo che nasce dalla Particella Cinquantotto, ed è realmente figlio di un unico vigneto (un bello scorcio nella foto di apertura), una parcella che ha quel numero catastale. Un ettaro esposto a est, sul mare Ionio a cinquanta metri di altitudine su suolo sedimentario, marne calcare ricche di argilla come dimostrano gli affascinanti calanchi che degradano dalla collina. L’azienda nasce nel 2019 e nelle prime due vendemmie, il vino finito di questo vigneto — quindi dopo l’affinamento — veniva assemblato con gli altri vigneti per confluire in un’unica etichetta. Quelle due annate avevano però attirato l’attenzione per la diversità del vino di quella vigna, più deciso, strutturato e complesso delle altre masse. Nel 2021 nasce Particella Cinquantotto, con la consapevolezza che il metodo di lavoro potesse portare a sole 1.200-1.300 bottiglie nelle buone annate. Parliamo di una vigna potata a Guyot doppio con 4.500 ceppi per ettaro, non è irrigata e gode del continuo soffiare dei venti pomeridiani. La gestione agronomica prevede delle leguminose nell’interfila, con cui si fa sovescio e inoltre non si utilizzano diserbanti e prodotti di sintesi. La produzione è ridotta naturalmente intorno a 35 quintali per ettaro, talvolta 25, e poi la resa in spremitura è molto bassa visto che si lavora in modo particolarmente soffice, cosa che in alcune annate porta a usare il solo sgrondo dell’uva ammostata per produrre il vino. E ancora, prima della pigiatura le uve diraspate effettuano una macerazione pellicolare a freddo, il mosto fermenta in acciaio con lievi indigeni a 16 °C e poi matura sulle fecce fini per un anno. Segue l’imbottigliamento e un affinamento di ulteriori dodici mesi.

La degustazione
Particella 58 2023
Calabria Bianco Igt
14,5% vol
Calice giallo luminoso, al naso approccia su toni vegetali eleganti nei ricordi di camomilla essiccata, legno appena spaccato e fieno secco, che si fondono con un turbine di erbe aromatiche, maggiorana e timo in evidenza, con nuance di rosmarino e tocchi di basilico secco. Si svela la componente agrumata di limone e pompelmo, anche in scorza disidrata, e poi in gelatine e caramelle, per arrivare ad aromi gioiosi di mandarino che vanno in primo piano. Ora riconosciamo pera e mela che dialogano con speziature di pepe, in bel contrasto con respiri di fiori di acacia e cenni di ananas, tutti percorsi da netti soffi di salgemma, sempre più incisivi. Avvolgente l’ingresso in bocca per la succosità che dialoga con la morbidezza gentile e una salinità decisa ma già ben integrata. L’insieme è vibrante e giocato sulla tensione, grazie a una struttura media e ben distesa che ovvia a all’esuberanza sapida regalando le emozioni del naso e invitando alla beva.