Assaggi in Puglia al Vinitaly 2018 – Cantine Imperatore

Due giovanissimi, Sonia Imperatore e Vincenzo Latorre, al timone di Cantine Imperatore, storica azienda posta nel territorio di Adelfia, la singolare cittadina “duplice” a sud di Bari, in direzione di Gioia del Colle

Gli Imperatore si occupano di vino da generazioni e con l’arrivo di Sonia al timone di Cantine Imperatore insieme a Vincenzo Latorre, la visione è stata aggiornata: la tradizione è la base su cui lavorare, a partire dagli alberelli in campagna, fino alla riscoperta di metodi di cantina del passato, riproposti con un’attenzione moderna. Siamo nella terra del Primitivo di Gioia del Colle e questo vino ha dato molte soddisfazioni all’azienda che lo interpreta sia nella versione secca, con diversi livelli di invecchiamento, che in quella passita. Li abbiamo assaggiati ed è stata una conferma, ci ha però incuriosito molto un bianco da uve pampanuto, un vitigno da poco recuperato che, ben interpretato, si esprime in modo molto interessante. Era considerata una varietà minore perché poco produttiva e caratterizzata da un’acidità instabile. Una varietà tardiva, che matura a fine settembre e che l’azienda ha deciso di raccogliere a inizio settembre. Il passaggio interessante è la vinificazione, effettuata in macerazione per tre settimane in acciaio, a cui segue una settimana di stabilizzazione senza bucce in barrique di rovere di Allier non tostate. Una vinificazione che è il frutto di cinque anni di sperimentazione: un metodo antico, ma con una perfetta gestione del freddo, dell’ossigeno che consente il passaggio totale degli aromi delle bucce al vino, con una pulizia aromatica perfetta. Il Quarto Colore 2017 è un vino da 12,5 gradi alcolici dal colore dorato carico che anticipa un naso leggiadro di fiori, dalla zagara, all’acacia, fusi col frutto polposo di arancia, kumquat, pesca, mela, uva spina… percorsi da toni minerali di selce e salgemma. E in bocca si ritrova la salinità insieme alla freschezza acida che dialogano con la morbidezza e col tannino dolcemente intenso, per un retrolfatto ricco come il naso… e si ribeve. Cinque anni di prove anche per gestire il tannino che all’inizio era abbondante, ma non domo, gestito poi con la conclusione della fermentazione in legno. Risultato interessante che l’azienda ama “etichettare” come orange wine seguendo le mode; a nostro avviso un bianco macerato eseguito in modo esemplare, senza difetti di colore e di volatile, come spesso capita negli orange wine. La bottiglia costa 19 euro. (F.D’A.)