Presentata la Cuvée R.D. 2002 di Bollinger, Champagne senza frontiere

 

50 anni di sogni

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Era il 1963 quando Madame Bollinger pensò di lanciare sul mercato uno Champagne di grande annata affinato molto a lungo sui lieviti e proposto di recente sboccatura. Lo fece per fare concorrenza alle cuvées de prestige delle altre grandi maisons. Era una nuova grande idea e probabilmente la Signora se ne rendeva conto, ma mai poteva pensare che sarebbe diventata il modello riferimento per tutti gli Champagne più blasonati e più buoni. La 2002 è la ventitreesima annata di 50 che è diventata Bollinger R.D. Per gli amanti della maison, ricordiamo che questo vino è fratello dell’etichetta La Grand Année, l’eccellente millesimato di Bollinger figlio solo delle annate reputate idonee; ma solo certi millesimi particolari de La Grande Année diventano R.D. che oltre a fruire di un periodo più lungo di evoluzione sui lieviti è anche selezione di selezione! Tutto questo potrebbe “appena” condizionare quando ci si trova a degustare un tal prodotto, ma il suo essere accogliente e subito disponibile distrae piacevolmente e toglie qualunque impaccio.

Bollinger R.D. 2002

Prodotto in circa 20.000 bottiglie, ha subito manifestato la sua indole fatta di chiaro scuri: grafite, ardesia e pietra focaia dialogano con toni melliti avvolgenti, con golosità che si materializzano in una fetta di strudel. Ampissimo, percorre i sentieri dell’arancia e della sua scorza, sollecitando mille fragranze di forno e riscontri di polpa fruttata, riuscendo già ad accennare polvere di caffè e cioccolato bianco. Stupisce al gusto lo spessore salino, tattile e setoso, carattere distintivo dell’annata; è fresco vivo ma senza eccessi, bilanciato e strutturato. Sboccato ad autunno del 2013 è giovanissimo e deve ancora sviluppare quella suadente sensualità che lo caratterizzerà in bottiglie per un tempo lunghissimo. È figlio di un’annata particolare, molto bagnata in primavera, tanto calda in estate, aiutata da piogge opportune di fine stagione e da un inizio autunno all’insegna del bello. Insomma uve perfette e nel blend, fatto esclusivamente di vigne grand cru (71%) e premier cru (29%), una percentuale di chardonnay leggermente superiore del solito (40% nel 2002) e maggioranza, come nello stile della maison, di pinot nero, marchio di fabbrica della maison. Insomma veramente buono e con carattere da vendere.

di Francesco D’Agostino