Champagne Boizel, eleganza e tradizione di una maison nata nel 1834

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L’azienda di Épernay è stata presentata a Roma da Feudi di San Gregorio, importatore e distributore esclusivo per l’Italia

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Ho incontrato Boizel. Onestamente una decina di anni fa avevo assaggiato qualche Champagne della maison, ma conoscere il produttore è cosa diversa. Madame Evelyne Boizel è una signora molto interessante, la sesta generazione di Boizel alla guida dell’azienda. Ha raccontato di essersi trovata inaspettatamente a gestire la maison all’età di ventidue anni per la prematura scomparsa del papà e del fratello. In quel periodo la sua vita e i suoi studi erano dedicati all’arte e all’archeologia e la sua tensione per le materie classiche l’aveva tenuta un po’ lontana dallo Champagne. Si è dovuta rimboccare le maniche insieme al marito Cristophe Roques focalizzando sull’attività vitivinicola, dedicando evidentemente meno spazio alla sua passione. Una donna di cuore, amante delle tradizioni, delle radici che sicuramente ha dato al vino maggiore umanità e anima. A distanza di circa quaranta anni dal suo inizio, Boizel è una realtà che ha mantenuto la sua dimensione familiare producendo una gamma di vini veramente ampia e interessante.

L’occasione di assaggio è stata una colazione presso l’Enoteca Spiriti a Roma nell’affascinante Piazza di Pietra, coccolati da ben cinque Champagne e dalle preparazione di Iside de Cesare, chef del ristorante la Parolina di Trevinano, vicino Viterbo.

brut reserve

Abbiamo cominciato col Brut Reserve in magnum, un assemblaggio di Pinot nero al 55%, Chardonnay al 30% e Pinot Meunier al 15%: uno Champagne che non si nasconde, subito invitante ed elegante, di bell’ampiezza e leggibilità, caratterizzato da un equilibrio gustativo tale che non si smette di riempire il calice.

blanc de noirs

Poi il Blanc de noirs, Pinot nero in purezza, di stile più importante ma appena riservato, di frutto croccante e grande tensione gustativa, giocato tutto sulla finezza, ancora giovanissimo.

GV 2007 HD
È stato quindi servito il Grand Vintage 2007, millesimato figlio di un’annata diversa e non importantissima, ma per questo frutto dell’uva migliore: un calice colore oro chiaro, elegantissimo, articolato, importante, dal frutto fresco a quello secco, con toni di pasticceria e gentile speziatura, dal pepe bianco alla radice di liquirizia; di grande dinamica e ritmo gustativo ,all’inizio di un cammino che sarà certamente entusiasmante, già caratterizzato da una bevibilità quasi golosa. È frutto di un blend di Pinot nero al 50%, Chardonnay 40%, Pinot Meunier 10% e di un affinamento sui lieviti di sette anni.

joyau

Evelyne hai poi pensato di premiarci, di accarezzarci, di emozionarci: ecco che i calici diventano di colore oro carico, illuminati dal seducente Joyau de Chardonnay 1989, sboccato da tre anni. Figlio di un’annata eccezionale e di uve provenienti da premier cru e grand cru della Côte des Blancs (Chouilly, Le Mesnil, Cramant e Vertus), ha naso veramente coinvolgente dove il  dialogo tra i toni maturi e golosamente ossidati con la tavolozza fresca e quella seducente della pasticceria è caratterizzato da grande persistenza e prepara a un assaggio fresco, setoso, carezzevole, suadente e vibrante. Vino ovviamente entrato nella sua fase emozionale, quella che non si valuta solo col palato ma con la pelle, con l’intensità dei brividi che procura…

rosé

Abbiamo chiuso il pranzo assaggiando il Rosé (assemblaggio di Pinot Nero 50% – di cui parte vinificata in rosso -, Pinot Meunier 30%, Chardonnay 20%) immediato, tutto frutto rosso e agrumi, vibrante e setoso, veramente soddisfacente al palato.

C’è grande continuità di stile in tutti i vini, finezza è la parola d’ordine e mai spigoli gustativi, a vantaggio di un bilanciamento sempre spiccato; prodotti eccellenti da godere a tavola.

di Francesco D’Agostino

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Valentina Venturato

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Champagne Boizel, eleganza e tradizione di una maison nata nel 1834
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