Braide Alte, bandiera di Livon

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Il famoso blend del Collio non smette di incontrare i favori del pubblico e dà l’opportunità a Matteo Livon, ultima generazione della famiglia Livon a gestire l’azienda nata negli anni Sessanta, di trasmettere un messaggio di coraggio e impegno in occasione della riapertura del mondo Horeca. Cogliamo l’opportunità per pubblicare, in coda al comunicato di Livon, una piccola e significativa verticale che realizzammo qualche anno fa

Questa comunicazione non vuole essere una ripetizione di ciò che non va, ma vogliamo intravedere una luce che si accende dopo tanto buio. Finalmente a partire da lunedì 18 Maggio riaprirà il settore HO.RE.CA, unico canale a cui la nostra attività è legata.
Sarà una riapertura inizialmente lenta e limitata, ma via via speriamo di ritornare alla normalità. I nostri clienti sono la nostra linfa e sin d’ora daremo loro il nostro pieno sostegno per agevolare il loro lavoro.
Noi, come tutte le aziende vitivinicole, durante il lockdown, abbiamo continuato a seguire i nostri vigneti, che non conoscono chiusure e soprattutto in questo periodo da marzo a giugno necessitano di attenzioni importanti per la buona riuscita dell’annata.
Durante questo arresto globale, nel nostro settore, abbiamo notevolmente incrementato le vendite on-line e con grande soddisfazione il nostro Braide Alte 2017 ha riscosso un notevole successo collocandosi al 2° posto della classifica dei vini più apprezzati tra i 15 e 30 euro sul sito VIVINO, una delle piattaforme e APP più scaricate e importanti per la ricerca, consultazione e valutazione dei vini, nonché il loro diretto acquisto.
Questo ci rende orgogliosi non solo per il nostro vino, ma anche per tutto il nostro territorio.
Il vigneto, di oltre 30 anni, si trova in cima alla collina di Ruttars, da qui il termine Alte, mentre Braide in dialetto friulano corrisponde a una proprietà agricola circoscritta e delimitata da mura, un po’ come il clos francese.
Il Collio è un territorio complesso, dal microclima eccezionale: la bora contribuisce a mantenere le uve perfettamente salubri e il terreno pietroso delle marne conferisce freschezza e mineralità al calice.

Matteo Livon

Valneo con il figlio Matteo

Braide Alte
di Francesco D’Agostino

Quarto nato tra i cru aziendali, nel 1996, dopo Tiare Blù, Braide Mate e Tiare Mate. È quello che gode del vigneto più bello (vigne alte è il significato), un poggio le cui esposizioni migliori sono vitate, in cima al quale c’è un edificio che da casa è stato trasformato in acetaia; infatti, i Livon si tramandano in famiglia delle batterie di origine modenese, che i fratelli Tonino e Valneo hanno integrato con altre acquistate sempre nella zona di produzione del Balsamico Tradizionale di Modena. Il loro eccellente aceto balsamico non è in vendita ed è utilizzato principalmente come regalo; si può comunque assaggiare se si visita l’azienda o si gode dell’ospitalità della bellissima struttura di Villa Chiòpris, agriturismo di altissimo livello. La vista dall’acetaia è suggestiva e lo era ancor più qualche anno fa, quando a qualche centinaio di metri in linea d’aria il confine sloveno era ancora presidiato.

Braide Alte è il riflesso di una vigna multivarietale e quindi lui stesso è frutto dell’assemblaggio di quattro vini a base di chardonnay, sauvignon, picolit, e moscato giallo. “Volevamo fare un vino originale, che non si scontrasse con tanti prodotti del mondo e con un modello all’epoca di moda, molto influenzato dal legno – racconta Valneo -. Facemmo con la vendemmia 1996 le prime cinquemila bottiglie ottenute da una vinificazione svolta parzialmente in acciaio e parzialmente in legno, cosa che abbandonammo l’anno successivo andando a utilizzare solo barrique nuove di Allier”. La produzione prevede un processo fermentativo lento, in legno nuovo appunto, a temperature che toccano anche i 10°C. In questo modo il vino è meno vulnerabile ad assorbire gli aromi del legno e inoltre non svolge la malolattica. Facendo un passo indietro, c’è da aggiungere che le uve, vendemmiate a mano in piccole cassette, sono poste a macerare a freddo in pressa orizzonatle per otto ore e poi il mosto, pulito per decantazione, passa in barrique dove non si muove per otto mesi. Ultima notazione, il vigneto Braide Alte è dotato di ottomila piante per ettaro che danno una resa intorno ai cinquanta quintali per unità di superficie.

1997
13,5% vol
Sintesi di golosità ed eleganza, accattivante e fine

Giallo carico, con riflessi oro rosso, al naso è dolce, caldo, di miele, pasticceria al burro alle mele, cedro candito, panettone, torte alla crema, selce, scisto, arancia bionda, anche candita, mele mature in nettare e pasticceria, con accenni di idrocarburo e sfumature di fiori appassiti. In bocca è morbido e subito vivo di sapidità, di corretta spalla acida, con un sostegno salino deciso e progressivo che dà ritmo a un vino che conserva la golosità del naso, ma in una veste più profonda, che riporta quanto scoperto all’olfatto in modo più dinamico e croccante, specialmente in termini di frutto.

 

1999
14% vol
Eleganza, complessità, profondità, grandissimo vino

Giallo oro deciso e luminoso, al naso è fine, di mineralità articolata di selce, tufo, argilla, sfumate da anice, da accenni di fiore di sambuco, con toni vegetali complessi, di fieno, salvia, fusi con cedro fresco e candito, arancia bionda, mela, anche in pasticcera, pesca in sciroppo e crema pasticcera, per un bouquet veramente complesso. In bocca, è vitale, fresco di sapidità tattile e bella progressione e tessitura, di rara eleganza, che sollecita una mineralità prorompente che arriva a toni di ardesia, accompagnata dal frutto più fresco che al naso, con i tratti golosi di pasticceria, tutto di grande persistenza.

 

 

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Francesco D'Agostino

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