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Cacc’e Mmitte di Lucera una Doc antica

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Degustazione Cacc’e Mmitte di Lucera

Anni Trenta, anni Quaranta, l’origine del nome Cacc’e Mmitte è incerta ma risale comunque a tempi molto antecedenti alla istituzione della Doc, avvenuta nel 1975. Siamo a Lucera, storica cittadina della Daunia, all’epoca comunità agricola con spiccata vocazione vitivinicola, molti i contadini proprietari di vigna, ben pochi quelli attrezzati alla trasformazione.
Si affittavano quindi le vasche per la pigiatura che doveva essere rapida per far posto agli altri vignaioli, da qui il nome Cacc’e Mmitte letteralmente “togli e metti”.

Raccontare oggi uno spicchio del territorio Italia suscita in noi sensazioni contrastanti: da un lato l’emozione della scoperta di bellezze paesaggistiche e unicità di prodotti agricoli, vinicoli, gastronomici, dall’altro il contrasto di un Paese che arranca in una crisi economica sbandierata da tutte le parti. Non ci rassegneremo mai! L’Italia è il Paese più ricco del mondo, per i suoi giacimenti unici, disseminati in ogni angolo dello Stivale, per le infinite risorse di uomini e donne straordinari che creano prodotti che tutti ci invidiano. Questa volta vogliamo raccontarvi di un angolo della Puglia, la Daunia e della sua Doc più importante da uve autoctone. Il vitigno è il nero di Troia, la Doc il Cacc’e Mmitte, il luogo Lucera.

Il Cacc’e Mmitte Festival

L’occasione è l’iniziativa di un ristoratore/operatore culturale della zona, Alberto Trincucci, che all’interno della affascinante cornice del suo ristorante, Palazzo d’Auria Secondo, nel cortile interno di una delle dimore più antiche del centro storico, ha organizzato quattro serate in cui il vino che identifica il territorio si è rapportato al cibo e all’arte in un riuscito mix di sorprendente familiarità. Musica, teatro, show cooking, hanno accompagnato la degustazione delle quattro interpretazioni della Doc da parte di altrettante aziende del territorio. Come nasce l’idea: “In tempi di crisi – racconta Alberto Trincucci – o ci si piange addosso o ci si rimboccano le maniche; io adotto da sempre il secondo sistema, perché non riesco mai a stare fermo. Lucera è la culla della cultura di Capitanata (la provincia di Foggia, ndr), fare cultura significa valorizzare il grande potenziale di questo territorio, a partire da questa Doc ingiustamente poco conosciuta, altri hanno condiviso questa mia convinzione, investendo le loro energie per l’organizzazione dell’evento e il resto è venuto quasi automaticamente.

L’idea ha preso forma con l’incontro con i quattro produttori che hanno subito abbracciato il progetto, mettendo in campo le loro risorse. L’evento ha voluto nobilitare la Doc accostandola a forme di arte diverse, comunque legate al territorio Puglia e gli artisti interpellati hanno accettato con entusiasmo l’iniziativa”. E la risposta del numeroso pubblico è stata altrettanto entusiasta e contenta e questo lascia ben sperare per le prossime edizioni che, ci assicura Alberto, non potranno che essere migliori.

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Le quattro serate e i vini

Quattro serate, il 5, 13, 14 e 15 settembre, conviviali e colte per un pubblico che si è fatto felicemente coinvolgere. La prima serata, Aspettando il Cacc’e Mmitte Festival, ha visto protagonista l’azienda Agricola Paglione con la sua versione di Cacc’e Mmitte e il gruppo musicale Rimbamband, cinque straordinari musicisti un po’ suonati che hanno riempito con la loro originale e ironica performance gli spazi tra un calice e l’altro. La seconda è stata all’insegna del jazz con il prestigioso quartetto del trombettista Fabrizio Bosso che ha proposto Four friends in Bari, recente progetto della band, con il vino dell’azienda Alberto Longo; serata piena di gente appassionata ed entusiasta sia della musica che del vino.

Dedicata alle donne il terzo incontro, con lo spettacolo Donne molto occupatissime dell’attrice Carmela Vincenti, una galleria di ritratti e profili femminili ironico e graffiante; in degustazione il Cacc’e Mmitte dell’azienda Paolo Petrilli, godibili e di spessore sia l’esibizione che il vino. La chiusura del Festival, Paolo Parisi incontra la Daunia, ha visto in primo piano lo show cooking del creativo, allevatore, pastore, gourmet, con la sua personale interpretazione dei prodotti del territorio e il Cacc’e Mmitte dell’azienda La Marchesa in piacevole abbinamento, per una serata di indubbio fascino.

Le quattro aziende

Stesso territorio, stessi vitigni, stessa Doc, ma quattro interpretazioni diverse e interessanti di un unico vino che si discostano dal semplice e beverino Cacc’e Mmitte delle origini, per offrire delle visioni moderne e personali che valorizzano al massimo le potenzialità del nero di Troia. L’Agricola Paglione, azienda familiare a conduzione biologica, produce olive, olio, pomodori e vino. Il Cacc’e Mmitte Perazzelle ha un’impronta fresca, giovane, ma di struttura e rispecchia la figura della giovanissima imprenditrice Francesca Faccilongo che segue la parte enologica coadiuvata dall’enologo Cristiano Chiloiro. In vigna e nel campo suo padre Beniamino e suo fratello Nicola seguono direttamente le colture, mentre mamma Maria Costanza dirige le fasi di trasformazione dei prodotti.

La realizzazione di un rosso di struttura è l’obiettivo del Cacc’e Mmitte di Alberto Longo, raggiunto – come ci racconta Michele Digregorio direttore della cantina -, con uve mature vinificate in acciaio a temperature controllate con prolungati tempi di macerazione e attenti tempi di affinamento. L’azienda si avvale della consulenza tecnica dell’affermata enologa Graziana Grassini.
Un’antica e affascinante masseria del Settecento è la sede dell’azienda Paolo Petrilli che coltiva biologicamente vite, grano e pomodori, trasformandoli con cura, dando vita a prodotti di grande qualità. Cura della maturazione, zonazione e rese bassissime in vigna per portare in cantina uve pregevoli, vinificate poi in tini troncoconici con la consulenza dell’enologo Andrea Boaretti per un Cacc’e Mmitte importante.

Ancora un team, una squadra, anzi una coppia (convolata a nozze due giorni dopo il Festival) sono l’anima dell’azienda La Marchesa: Sergio Grasso e Marika Maggi seguono direttamente tutte le fasi, dalla vigna alla cantina (con l’apporto dell’enologo Luca Scapola), alla comunicazione, proseguendo e innovando l’azienda di famiglia. Rispetto della tradizione nei vigneti e assoluto rigore nelle lavorazioni, queste sono le basi della filosofia aziendale, per ottenere vini di grande pulizia e gioiosa bevibilità a tavola.
Quattro aziende cui va il merito, interpretato dallo spirito del Festival, di aver risvegliato l’identità di una Doc e del suo territorio.

Di Rosa Capece e Antonio Pellegrino

 cacc'e mmitte

La degustazione

A cura di Francesco D’Agostino,
Rosa Capece, Fabio De Raffaele,
Luciano Nebbia, Antonio Pellegrino

PERAZZELLE 2012 CACC’E MMITTE DI LUCERA DOC
Agricola Paglione
14% vol – € 11,00
Vino dal colore rosso rubino carico. Il naso è intenso di frutta e spezie, percorso da netti toni mentolati e offre riconoscimenti di visciola, lampone, prugna, mora, ribes nero, mirtillo, poi ginepro, chiodi di garofano, cannella, percezioni floreali di rosa, sfumature di incenso e note inchiostrate. Bocca di grande freschezza, tannini decisi, componente alcolica importante che non riesce ancora a integrare appieno l’acidità e i tannini per il recente imbottigliamento, comunque di bella personalità. Al retrolfatto ritornano i frutti rossi e le spezie e vengono in primo piano liquirizia e grafite sulla scia della componente tannica. Qualche mese di affinamento in bottiglia non potrà che migliorarlo.
Da gustare con uno spezzatino di manzo con cipolla, ginepro e prugne.

CACC’E MMITTE DI LUCERA DOC 2011
Alberto Longo
13% vol – € 9,50
Calice rosso rubino scuro e impenetrabile. Naso abbastanza intenso di note mentolate e frutta polposa che sa di mora, mirtillo, visciola, ribes nero, chinotto, toni speziati di pepe, ginepro, chiodi di garofano, e ancora macchia mediterranea, grafite, liquirizia e cenni golosi di pasticceria alle nocciole. Bocca bilanciata e di bella dinamica gustativa, con freschezza, tannino e componente morbida che dialogano perfettamente e invitano al riassaggio, riportando al retrolfatto gli aromi del naso, con la polpa fruttata che si fa più scura, supportati da decisi toni di liquirizia e grafite.
Abbinatelo a un filetto alla griglia al ginepro con salsa di extravergine e mirtilli.

AGRAMANTE 2010 CACC’E MMITTE DI LUCERA DOC
Cantina Paolo Petrilli
13,5% vol – € 15,00
Si presenta con un colore rubino scuro e compatto. Naso goloso ed elegante che accoglie subito con menta, cioccolato e note fruttate di marasca, ribes nero, prugna, confettura di fragole e lampone, chinotto, seguite poi da chiodi di garofano, cannella, grafite, liquirizia, anice e toni di pasticceria al cacao con bagna alcolica. Bocca morbida, dai tannini vellutati, di trama gustativa fitta e bel sostegno acido sapido, caratterizzata da un retrolfatto ampio e fine che ricorda in bella fusione gli aromi del naso, con una persistenza aromatica importante sulla scia del velluto gustativo.
Da godere con agnello marinato con lo stesso vino, spezie e buccia di arancia, cotto al forno.

CACC’E MMITTE DI LUCERA DOC 2011
La Marchesa
13,5% vol – € 11,00
Il calice offre un vino dal colore rubino scuro. Naso dall’approccio dolce e goloso che fonde il frutto con le gentili tostature del legno. Si susseguono ciliegia, marasca, prugna, mora anche in confettura, granatina, pepe, grafite, caffè, liquirizia, tostature di pasticceria da forno (pandolce) menta e anice. Bocca dall’impatto bilanciato, di bella freschezza, tannino integrato, buona morbidezza, per un insieme senza spigoli che porta a una piacevole beva in grado di riportare gli aromi del naso in una veste leggermente meno articolata, ma di buona coerenza. Un vino tutto da bere.
Perfetto per un piatto della tradizione: involtini di manzo al ragù.

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Redazione Cucina e Vini


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