Cantina di Venosa, Aglianico di Vulture Carato Venusio underwater

Gemelli diversi metamorfosi di un vino tra terra e mare: confronto tra l’Aglianico del Vulture Carato Venusio affinato in cantina e nel mare

Cosa accade a un vino quando, appena imbottigliato, lo si immerge in fondo al mare, lasciandolo lì per mesi, al buio, al fresco, cullato dalle correnti e protetto dalla pressione delle profondità? È davvero solo una suggestione o può avvenire qualcosa di più? La risposta, inaspettata e affascinante, ci è arrivata durante una degustazione tra amici e professionisti del vino, nella calma di una sera romana, con due bottiglie apparentemente identiche, nate dallo stesso vigneto, dallo stesso uvaggio, dalla stessa vendemmia. Eppure profondamente diverse.

Il racconto della degustazione

Il vino è un Aglianico del Vulture, il Carato Venusio vendemmia 2017, prodotto dall’appassionata Cantina di Venosa, in Basilicata, lle pendici vulcaniche del monte Vulture.
Due vite diverse: il primo è stato affinato in cantina, secondo lo schema classico; il secondo, subito dopo l’imbottigliamento, è stato immerso nel mare di Portofino, a circa 50 metri di profondità, per un affinamento subacqueo durato quasi otto mesi. Poi, entrambi in cantina per continuare il loro percorso prima della messa in commercio.

Cantina di Venosa, Aglianico di Vulture Carato Venusio underwater

Abbiamo iniziato a degustare alla cieca, senza sapere quale fosse quale. Sono bastati pochi sorsi però, per capire che stavamo camminando su due sentieri diversi. Un confronto netto, quasi didattico.

Il primo vino, quello “terrestre”, è vigoroso, nervoso, ancora scalpitante. Si offre con potenza e ha profumi netti ma separati, una presenza forte e solida, con sentori di mora matura, liquirizia in radice, spezie scure e una bella spalla acida, che promette lunga vita. Un vino che spinge sul palato spavaldo, quasi a voler dire: “Eccomi, ci sono”. Piace a chi ama la forza, la spinta, l’arroganza elegante, di un rosso che non teme il confronto.

Cantina di Venosa, Aglianico di Vulture Carato Venusio underwater

Il secondo, il “marino”, è più raccolto, più maturo nei modi, sembra parlare sottovoce, ma in una lingua più elegante, più matura. Non più morbido, ma più coeso. Profumi di tabacco biondo, ciliegia sotto spirito, un soffio balsamico che accarezza. Il frutto sempre presente, è più fuso, la speziatura più integrata, i tannini più levigati. Il sorso è continuo, avvolgente, narrativo. Un vino che non cerca l’applauso immediato, ma una contemplazione lenta. Integrato, evoluto, senza essere invecchiato.

Il primo vino ti colpisce subito, ha impatto. Il secondo invece ti accompagna, ha quella grazia da “fratello maggiore”, più maturo e raffinato, pur essendo della stessa famiglia.
Il primo un bodybuilder; il secondo, un nuotatore olimpico.

Cantina di Venosa, Aglianico di Vulture Carato Venusio underwater

Non parliamo quindi di superiorità, ma di linguaggio. In fondo sembrano proprio essere due gemelli che si raccontano con dialettiche diverse.
Il vino sommerso non è “più buono” è, appunto, diverso. E nella sua diversità, porta in sé una coerenza che colpisce. L’ambiente marino, con la sua temperatura stabile, l’assenza di luce, la pressione naturale, sembra abbia inciso davvero sul modo in cui questo vino sia evoluto. Non cambia la materia, ma il modo in cui la materia si esprime.
La differenza più significativa? La fusione.
Nel vino “underwater”, ogni elemento sembra sposarsi con gli altri: frutto, legno, spezie, mineralità. È più complesso sì, ma anche più armonico. Non un vino più “vecchio”, ma semplicemente più avanti nel suo percorso di crescita.

Le cause

Cosa abbia determinato questo cambiamento, è difficile dirlo con certezza. Il segreto può essere forse il movimento, impercettibile e costante delle correnti, che accarezza le bottiglie. Forse… Ma il risultato è reale, tangibile: due gemelli cresciuti in ambienti diversi, con caratteri plasmati in modi distinti.

La pratica dell’affinamento subacqueo non è nuova: già da anni si sperimentano progetti di vino sommerso in Liguria, Sardegna, Croazia, nel mare o nei laghi, in cui si lasciano bottiglie incastonate nei fondali, come pure in Francia e persino in Cile. Ma raramente si ha occasione di confrontare due bottiglie gemelle, nate dallo stesso suolo enologico e cresciute in mondi così opposti, con vite divergenti.

Cantina di Venosa, Aglianico di Vulture Carato Venusio underwater
Da sinistra il tappo del vino marino e terrestre

In fondo questa degustazione ha avuto un valore particolare: è stato un confronto diretto, reale, tra due vini identici. E la differenza, per chi ha il palato, anche solo lievemente allenato, si è potuta sentire e percepire distintamente!

Il secondo vino è semplicemente più elegante. Non migliore, non perfetto, ma dotato di una grazia che non si può simulare. Forse è questo che ci è rimasto addosso da un’esperienza simile: la sensazione che, tra mille tecnicismi e tendenze di mercato, il vino possa continuare a sorprenderci, a parlarci e a farsi ascoltare.

L’affinamento sott’acqua non potrà sostituire quello tradizionale, anche soltanto per i costi. Ma produce sicuramente un linguaggio diverso per raccontare il vino: “il dialetto del silenzio e della profondità”. Un modo per ricordarci che il vino è materia viva e che ogni scelta, anche quella di metterlo a dormire sul fondo del mare, può lasciarne un’impronta straordinaria.