Ciavolich, accento sul territorio di Loreto Aprutino
Ciavolich ha radici ai piedi della Maiella e sviluppa la sua vocazione sulle colline non lontane dal Gran Sasso con vini molto identitari
La bellezza delle colline di Loreto Aprutino accoglie il visitatore, nitido presagio di vini altrettanto attraenti. Siamo molto vicini alla “Bella Addormentata”, l’immagine che evoca il profilo delle cime del Gran Sasso visto da sud est. Vigneti adagiati sulle colline che si alternano a oliveti, boschi e anche seminativi nelle zone più basse completano il panorama. A questo luogo, scelto dal padre Giuseppe, Chiara Ciavolich ha deciso di dedicare la vita, non prima di aver fatto scelte di studi diverse ed esperienze altrove.

Vini d’Abruzzo dal 1853
Il cognome palesa una radice straniera, bulgara e risalente al sedicesimo secolo, con una storia vinicola che comincia in Abruzzo nel 1853 a Miglianico, ai piedi della Maiella. Legami familiari portano la famiglia ad avere campagna a Loreto Aprutino, dove Giuseppe intuisce il potenziale in termini di produzione vitivinicola e investe impiantando vigneti negli anni Settanta (nella foto di apertura la sede aziendale, a Loreto Aprutino, al centro della campagna di proprietà). L’eredità viticola di Giuseppe vive in quelle vigne, risalenti al 1974 e allevate a pergola, sistema più noto con il nome di tendone, con un’accezione palesemente dispregiativa. In verità, il sistema è stato totalmente rivalutato da ormai venti anni, da quando è cominciata in modo sensibile la crescita delle temperature medie e il rischio di scottare in vigna i frutti. Dalla loro le vigne Ciavolich hanno l’età, oltre cinquanta anni, e un terreno argilloso e sabbioso, calcareo che vanta una gestione idrica eccellente, in grado di non creare ristagni e di restituire l’acqua nelle annate difficili. E poi il clima risente della catena vicina, che alimenta le escursioni termiche con le sue correnti fresche discendenti dalle cime durante la notte.

Il percorso e la visione
Chiara ha iniziato a ridisegnare l’azienda nel 2007, dopo aver deciso di dedicarle se stessa: “In quegli anni ho capito che il lavoro e la vita avrebbero preso la stessa direzione e che l’eredità ricevuta andava trasformata affinché continuasse a durare nel tempo”. Una visione che porta Chiara Ciavolich ha cercare anno dopo anno l’espressione più autentica e identitaria delle sue vigne, attraverso una gestione delle uve, in campo e in cantina, caratterizzata da importanti dosi di ingegno e creatività consapevole e non tramite protocolli di lavoro consolidati e sempre uguali. Questa la filosofia della linea di vini Fosso Cancelli, dove ogni vigna è gestita con vendemmie scalari per valorizzare al massimo ciascun grappolo, definendone l’obiettivo enologico. E poi fermentazioni spontanee, vinificazioni in cemento, terracotta, legno e acciaio la cui proporzione varia annata per annata. C’è un altro ingrediente che diventa fondamentale nei vini di questa linea, il tempo. Non c’è fretta di produrre e andare sul mercato, si lascia al vino il tempo di esprimersi e giocoforza si arriva a prodotti che godono e fanno godere il consumatore della loro evoluzione in bottiglia.

A fianco della Fosso Cancelli, l’azienda propone la linea Ciavolich, dedicata a chi preferisce conoscere l’immediatezza dell’annata, il suo lato più semplice e godibile, in cui le caratteristiche di ciascuna varietà sono rispettate e amplificate. E allora vinificazioni in acciaio termocontrollato con lieviti selezionati per dei vini dall’espressività più “confortevole”, più simili annata dopo annata, nei limiti che ovviamente la natura impone. Le uve impiantate sono tutte tradizionali del territorio: montepulciano, trebbiano abruzzese, pecorino, cococciola e passerina, distribuiti tra impianti vecchi a pergola, creati attraverso selezioni massali delle viti nei vigneti precedenti, e nuovi a filare popolati da famiglie di cloni. Il vigneto aziendale si caratterizza allora per un perfetto mix tra eredità culturale del territorio e innovazione, finalizzato a poter affrontare al meglio le caratteristiche di ciascuna annata.
L’annata 2024
È stata una annata complessa e difficile in cui i vigneti a pergola sono stati strategici, dimostrando tutta la loro resilienza e capacità di fornire un frutto molto interessante. Infatti, un inverno mite e con poche precipitazioni e poi un’estate siccitosa hanno messo alla prova le viti che in quei terreni hanno risposto riducendo le rese e aumentando la concentrazione negli acini. Fondamentale, con un frutto così particolare, l’interpretazione in vigna e in cantina al fine di ottenere la più autentica e bilanciata espressione dell’annata nel vino. E allora la vendemmia si è svolta in due passaggi a distanza di dodici giorni, ciascuno seguito da vinificazioni in anfora, legno non tostato e acciaio di piccole dimensioni, con affinamento sulle fecce fini, prima di arrivare alla cura dell’assemblaggio finale, quando è il palato del produttore a scegliere.

L’assaggio
Abbiamo cominciato con i vini della linea Ciavolich, in cui la bevibilità è uno dei caratteri dominanti. A partire dalle gradazioni che sono sapientemente contenute nei 12 gradi della Cococciola, i 12,5 della Passerina e 13 per Pecorino e Cerasuolo, tutti vendemmia 2025. Nel Colline Pescaresi Cococciola Igp comanda il frutto di pesca con respiri vegetali delle sua foglie, una bocca dinamica, agile, progressiva e salina. Il Terre d’Abruzzo Passerina Igp esprime un frutto più goloso che amalgama gelso, uva spina e mandarino, seguiti da un palato gioioso, sapido, avvolgente e sinuoso. E poi l’Aries Terre d’Abruzzo Pecorino Igp, dove i profumi aumentano tra soffi di sambuco e rosmarino, toni di mango e tracce balsamiche nette. La bocca ha una bella polposità e grande bilanciamento che regalano un espressività del tutto coerente. Il Cerasuolo d’Abruzzo Dop è fine e leggibile di fiori e frutti che vanno dalla rosa alla peonia, dall’arancia alla mora. In bocca la freschezza salina detta il ritmo dinamico e vibrante di un insieme succoso. Chiude la gamma il Montepulciano d’Abruzzo Dop 2024, intrigante e fragrante di peonia, marasca, lampone e mora, con respiri vegetali di rovo e una bocca succosa, gentile, golosa, dal tannino fine e ben integrato per un insieme invitante e coerente, uno stile gentile e tutto da bere.

Prima di passare ai Fosso Cancelli abbiamo assaggiato il Montepulciano d’Abruzzo Divus 2021, un rosso di gran carattere, denso di frutto fresco e in sciroppo, sfumato da tratti golosi di gianduia e da una fine speziatura per un insieme vitale che sul palato è dinamico, strutturato, dal tannino deciso e fine, mai invadente.

E siamo alla linea Fosso Cancelli di cui abbiamo apprezzato il Trebbiano d’Abruzzo Dop nelle annate 2024, appena uscita, e 2020. Giovane il 2024, è caratterizzato da finezza di frutto e vegetali, tratti decisi e coinvolgenti di salgemma e arenaria. L’articolazione fruttata è ampia e invitante, sfumata da un respiro di alloro. Bocca bilanciata, avvolgente, salina e molto ritmata. Passando al 2020 la percezione diventa emozione, al di là dei riconoscimenti specifici. È il tutto che colpisce, la sua veste finemente evoluta e coinvolgente che sa di frutto, percorso da tratti chiaroscuri minerali, vaghe tostature, spezie, seguiti da una bocca sontuosa, bilanciata e molto espressiva che non smette di invitare a un nuovo calice.
Siamo passati al Cerasuolo d’Abruzzo Dop delle annate 2024 e 2023 per scoprire un vino che non vuole stupire con toni marcati di frutto e fiori, scegliendo invece un’intensità gentile con una certa complessità che arriva a note profonde di erbe officinali, pietra focaia e grafite, ancora più incisive in una bocca molto bilanciata e avvolgente. L’integrazione e il bilanciamento sono i caratteri del 2024, il 2023 è suadente, avvolgente, dotato di una complessità profonda che gli dona una indole decisa ed energica. Non potevamo non chiudere con il Montepulciano d’Abruzzo Dop 2020, dove il carattere potente di questa uva si esprime senza filtri, scegliendo però un approccio che fonde la grande finezza con una polposità succosa, in grado di integrare l’energia tannica, per un vino di espressività decisa, sia al naso che in bocca.