Etna Bianco Torre Mora

Torre Mora è la tenuta etnea della famiglia Piccini, solida realtà dal Dna toscano, ora presente anche in Vulture e sull’Etna

Torre Mora è un’azienda agricola che fa parte della galassia Piccini, la famiglia toscana che dal 1882 ha fatto del vino la sua vita. Il fondatore, Angiolo Piccini, cominciò con sette ettari e ora l’azienda è capace di produrre venticinque milioni di bottiglie esportate in tutto il mondo.  A partire dagli anni Duemila la famiglia Piccini, dopo aver consolidato la sua presenza in Toscana – cosa che non si è mai arrestata visto che ora è presente anche a Montalcino e si è ampliata ulteriormente nel Chianti Classico -, ha deciso di allargarsi in altri territori italiani dove l’equivalenza vino=territorio fosse altrettanto forte. Torre More è stata acquisita nel 2016 con i suoi vigneti di Rovitello e Linguaglossa, impiantati a nerello mascalese, nerello cappuccio e carricante. Non si può non citare il recente arrivo dell’azienda nelle Langhe con l’acquisizione del marchio Cantina Porta Rossa.
Venendo all’Etna Bianco della linea Scalunera, si tratta di un carricante che nasce nelle vigne di Contrada Alboretto Chiuse del Signore a Linguaglossa, gestite in viticoltura biologica. Le vigne sulle piccole aree pianeggianti sono allevate a cordone speronato mentre sui terrazzamenti si utilizza l’alberello (come nella foto di apertura). Dopo la vendemmia di fine settembre, le uve sono raffreddate e protette con ghiaccio carbonico e poi, dopo la pressature soffice, il mosto è posto a fermentare a temperatura controllata per quindici giorni. Segue una maturazione sui lieviti per tre mesi.

scalunera etna bianco

Scalunera Etna Bianco Doc 2021
12,5%

Giallo chiaro dai riflessi platino, è molto fresco e gentile al naso, dal profilo anche dolce. Ecco la nocciola secca che accoglie e subito si unisce a note di caramella croccante al limone, mentre rivela la mineralità chiara di gesso, calcare e selce che si fonde con il frutto fresco del limone appena tagliato in bel contrato con cenni di pandolce con zucchero a velo. Si aggiungono note di fieno, con respiri di origano e maggiorana freschi mentre ora scopriamo i canditi di limone con cenni di arancia e mollica di pane. Dopo qualche minuto si manifesta la noce con riflessi scuri di scisto, insieme a nette percezioni di anice dai riflessi mentolati che percorrono sentori di biscotti al burro e di pesca. Ingresso polposo, giocato sui minerali ora salini per un insieme equilibrato che rivela un frutto più largo dove percepiamo, oltre agli agrumi, pesca bianca, uva e pesca gialla; poi il vino si assottiglia sulla scia acida che sostiene la dialettica agrumata, focalizzata sul limone polposo, con nel finali netti richiami marini e salini.
Ottimo per iniziare il pasto con un crudo di cannolicchi e fasolari.