Alla corte del carricante, nobile vitigno dell’Etna

L’Etna è la culla di elezione del grandissimo vitigno autoctono. Tradizionalmente è accompagnato da altre uve, talvolta si esprime in assolo

Il vino dell’Etna vive la sua rinascita da oltre venti anni. Si tratta di un vero risveglio perché le sue immense doti erano già state identificate in passato. Sante Cettolini, enotecnico di Conegliano, esperto di vino e docente in varie zone d’Italia, scrive del vino etneo nel 1922: “Certi vini delle pendici marittime etnee sono di una finezza estrema e tali da potersi paragonare ai migliori vini del Piemonte e da non cedere di fronte a molti clos borgognoni”. Sin dalla nascita della Doc, nel 1968, l’Etna Bianco è proposto in blend con il catarratto, in proporzione massima 60/40 e con gli altri vitigni della tradizione (trebbiano, minnella, inzolia) che possono prendersi massimo il 15%. Al di là della tradizione, il carricante è il vitigno nobile e gagliardo del territorio, che talvolta necessita di comprimari per imbrigliare la sua veemenza acida. Probabilmente è il più importante vitigno bianco del nostro Paese e uno dei più grandi del mondo, in grado, sull’Etna, di trasformarsi in vini complessi e immortali. È la spina dorsale del bianco dell’Etna che evidentemente vive della sua presenza, presentando espressioni sempre interessanti che risentono molto dell’areale di provenienza, godendo sempre della enorme mineralità delle sabbie vulcaniche che caratterizzano i luoghi. In generale le espressioni della zona orientale sono più mediterranee e alcoliche, quelle della zona nord più gentili e verticali, a sud crescono invece le doti aromatiche.  Ecco il racconto di sei vini identificati da un numero che vi aiuta a collocarli sulla cartina.

1 – Palmento Costanzo
Bianco di Sei 2018
Etna Bianco Doc
Uve: carricante 90%, catarrato 10%
12% vol

Vinificato in acciaio, resta in contatto con i lieviti per dieci mesi. Prima della commercializzazione affina in bottiglia per otto mesi. Di un bel giallo vivo, propone subito la sua veste fresca e agrumata che ricorda il Limone d’Amalfi, insieme a nette note di mandorla fresca, con cenni di latte di mandorle, di nocciola secca, percorsi da nitide note gessose insieme a respiri di biancospino, con vaghi cenni di idrocarburi. Ecco nespola, susina, mela, bacca di sambuco, mentre sono sempre più vivi i sentori di macchia mediterranea secca. Bocca affilata, caratterizzata da un’anima acida decisa, piuttosto giovanile, ma non tagliente. La morbidezza è misurata mentre la dote salina aiuta la tessitura leggera ad allargare la percezione. Gli agrumi vincono, ben accompagnati da salgemma, con finale su foglie secche di mirto e lentisco. Da aspettare.

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2 – Barone di Villagrande
Contrada Villagrande 2018
Etna Bianco Doc
Uve: carricante 90%, altre uve autoctone 10%
12,5% vol

La vinificazione e la maturazione di un anno è svolta in botti di rovere da 500 litri. Poi il vino resta in bottiglia un anno prima della commercializzazione. Giallo deciso e vivace, ha piglio coinvolgente nel porgere subito minerali di arenaria, pietra focaia e ardesia tra cui si fa largo l’aroma del limone, del pompelmo, del mapo, insieme a mandorla e nocciola secche. Si allarga su pesca, susina, mela, pera. Lentamente diventa fragrante ed ecco la crosta del pane croccante, insieme a nuance di nocciole tostate, a sentori di grissini mentre si avvertono origano, mirto e fieno secchi, con respiri affumicati. Bocca molto fresca e di approccio largo, grazie al bilanciamento creato dal contrasto tra morbidezza, succosità e salinità, e alla buona tessitura che dà continuità all’assaggio. Ne gode il retrolfatto, dove il frutto è vivo e croccante, si ritrova tutto il naso con una componente di salgemma ad alimentare la persistenza.

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3 – Aeris
Etna Bianco Superiore Doc 2018
Uve: carricante
12,10 % vol

Viene vinificato parte in botte grande e parte in acciaio. Matura negli stessi recipienti per sedici mesi a contatto con i lieviti. Affina in vetro per circa quattordici mesi. Calice giallo limone, si fa attendere leggermente all’olfatto, manifestando una grandissima gioventù. Sentori di mandorla fresca, gesso e lupino dolce accolgono, poi il limone insieme a toni di pietra calcarea, di mollica di pane, di pompelmo, con nuance fumé. Molto fresco al palato, vibrante, dotato di una bella componente salina e di una tessitura agile per un insieme che palesa la necessità di stare in vetro ancora almeno un anno. Il retrolfatto ritrova i minerali e gli agrumi con la lunga nota di mandorla fresca e salgemma. Giovanissimo.

Alla corte del carricante, nobile vitigno dell’Etna

4 – Terra Costantino
deAetna 2018
Etna Bianco Doc
Uve: carricante 80%, catarratto 15% minnella 5%
13,5% vol

Fermenta e matura in acciaio per alcuni mesi e poi resta a lungo in bottiglia prima della commercializzazione. Di un bel giallo dorato, si esprime dolce e croccante di frutto nelle note di cedro, frutto della passione poco maturo, pesca, mapo, arancia, susina, bacca di sambuco, avvolti da sentori minerali di pietra focaia, selce e arenaria, mentre salgono le note di nocciola e mandorla secche, di grissini, percorsi da vaghi respiri di biancospino. Freschezza decisa e bilanciamento si avvertono appena il vino è in bocca, grazie alla succosità acida, alla salinità tattile, al buona tessitura coadiuvata dalla giusta morbidezza. Il vino si allarga sul palato, conservando la sua progressione e rilasciando tutte le note del naso con un finale fresco, dolce e minerale.

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5 – Tenuta Monte Gorna
Jancu di Carpene 2018
Etna Bianco Doc
Uve: carricante 60%, catarratto 40%
13% vol

Fermenta in acciaio e a fine processo resta per tre mesi in contatto dei lieviti. Segue un affinamento in bottiglia di almeno quattro mesi. Giallo dorato carico, è intenso, dolce e vitale, caratterizzato da una percezione salmastra avvolgente che porge aromi di cedro fresco e in sciroppo, di susina, pesca, albicocca,  insieme a una tessitura floreale che richiama la ginestra, in bel contrasto con sentori di pietra focaia e respiri fumé. Ecco la crosta di pane con la mandorla secca per un insieme coinvolgente. Fresco e polposo, sapido e di bella larghezza, sollecita succoso la lingua, scolpendo sul palato la tavolozza del naso a cominciare dalle note floreali. A centro bocca la morbidezza calorica dà volume e in persistenza il vino porta il cedro fresco insieme al salgemma, conservando pane e mandorla.

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6 – Travaglianti
Etna Bianco Doc 2018
Uve: carricante e catarratto
13,5% vol

Fermenta e matura in acciaio per almeno sei mesi. Dopo l’imbottigliamento si affina per quattro mesi. Giallo deciso e luminoso con lampi dorati, accoglie fresco e dolce di cedro con nuance di fresia bianca e  poi note di nocciola secca insieme a fragranze di pane e pandolce, tutti percorsi da minerali di pietra focaia. Ecco il mapo, la mandorla secca, la rosa, la susina, la nespola mentre i minerali ora sono più chiari di arenaria con vaghi cenni agli idrocarburi. Fresco, morbido, sapido, ha progressione succosa, buona tessitura e finale salino, caratterizzato da una certa larghezza gustativa e anche da una percezione calorica. Sulla scia minerale articolata danza il cedro fresco e in sciroppo e tutti gli altri riconoscimenti mentre il vino si allunga su salgemma e pietra focaia.

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