JeT il vino rosa di Jacopo e Tancredi Biondi Santi

Esce la seconda annata del vino voluto dai proprietari del Castello di Montepò in Maremma, figlio del sangiovese grosso di famiglia

Il primo aspetto degno di sottolineatura è che venga presentata la seconda uscita di un vino rosato, facendone vera comunicazione. Il vino rosa non gode dei riflettori dei media, se avviene è quando sono in gioco territori che vantano una tradizione e una produzione importanti. E non è questo il caso. L’azienda ha quindi già un merito, quello di aver portato il vino rosa nel gruppo dei pari, di aver dato la stessa dignità di un bianco o un rosso. E questo non è limitato all’uscita del vino, come Tancredi Bionfùdi Santi ha spiegato. “JeT è la punta dell’iceberg, dietro c’è sta uno studio di anni in cui mio padre Jacopo, Donati Lanati e io abbiamo seguito procedure per portare in bottiglia il massimo del nostro territorio”. Tancredi è un giovane molto in gamba che gira il mondo senza tregua per portare i vini della Tenuta insieme al buon nome della sua famiglia e ha toccato con mano il successo dei vini rosa di alta qualità. Gli obiettivi erano quindi ambiziosi e non si poteva non partire da basi scientifiche.
Dei cinquanta ettari aziendali vitati (dei quasi seicento della tenuta) sono state scelte delle vigne a sangiovese grosso BBS11 – è il clone che è stato isolato a Montalcino alla tenuta il Greppo – su cui Jacopo Biondi Santi ha fondato il futuro della sua azienda e della sua famiglia in Maremma. Vigne di diciotto-venti anni quindi già in equilibrio, con esposizione est, sud est, su terreno sciolto di galestro a cinquecento metri di altitudine. Tutta la superficie vitata è monitorata costantemente da una fitta rete di centraline meteorologiche che consentono un’attenta e tempestiva gestione sanitaria, ma anche e soprattutto un controllo minuzioso della quantità di calore che in prossimità di vendemmia agisce sulle bacche per evitare il minimo di sovramaturazione e avere uve perfettamente mature. Vinificazione in bianco con pressatura molto soffice con sovrapressione variabile per ogni annata, sempre dell’ordine di 0,2-0,3 bar. La fermentazione avviene in tini inox a temperatura controllata e il vino resta in contato con le fecce fini per quattro mesi a 10-12 °C prima di andare in vetro.
Questa descrizione per dire che Jacopo e Tancredi (nella foto di apertura di Enrico Cencini) hanno realizzato un vino con un progetto minuzioso che ha studiato ogni passaggio per portare in bottiglia anima e territorio e non un banale completamento di gamma. Un lavoro in tandem che è evidenziato nel nome del vino, costruito sulle iniziali di padre e figlio.
Nel calice un vino rosa di gran carattere che piace nella importante annata 2020, appena uscita, ma stupisce assaggiando la precedente perché ha sviluppato, come avviene in ogni vino di alta qualità, quella complessità che solo il tempo sa dare ai vini buoni.

JeT il vino rosa di Jacopo e Tancredi Biondi Santi
foto di Luca Martelli

JeT Rosé 2020
Toscana Igt
14% vol

Gioco di contrasti
Di un bel rosa chiaro luminoso con nuance arancio, al naso è intenso e coinvolgente nel porgere insieme un bouquet gentile e suadente che ricorda rosa, glicine, frangipani, insieme alla croccante freschezza del mandarino, del pompelmo rosa, della melagrana, del mango, ma anche più dolce su pesca, albicocca, ciliegia, ananas, sfumati da mineralità di selce , da toni di pepe rosa, da nuance di nocciola in contrasto con zenzero. Avvolgente e vibrante, morbida e succosa, ha un carattere forte e una potenza calorica importante che si confronta con la progressione acido-sapida, prima succosa e poi salina e minerale. Il retrolfatto accoglie sulle note più dolci e croccanti del naso, poi il salgemma sale in cattedra conservando sempre la nota profumata di agrumi dolci con un pizzico di floreali.

JeT Rosé 2019
Toscana Igt
13% vol

Equilibrio e complessità
Colora il calice di un chiaro buccia di cipolla con riflessi arancio. Appena versato si propone ricco di mineralità che richiamano la pietra pomice, l’arenaria, la selce. Poi entra il frutto agrumato di pompelmo rosa e mandrino mentre il minerale diventa vagamente salmastro di ostrica e si avverte pesca, albicocca, granatina, susina, con nuance di ginepro e foglia di mirto, e ancora profumi di rosa e di fiori di ciliegio. In bocca c’è grande equilibrio, l’acidità è ancora succosa e si fonde con la lunga scia salina, in una progressione sempre bilanciata. Ne gode il retrolfatto dove l’integrazione tra minerali e frutto consente a una scia floreale di insinuarsi e di fondersi con i richiami dolci, agrumati e salati.