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La gomma da masticare, una passione che dura da un secolo e mezzo

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La storia della gomma da masticare attraversa millenni, un periodo lunghissimo culminato nel brevetto della gomma americana

 

Menta

 

 

Masticando masticando, è passato quasi un secolo e mezzo da quando William F. Semple, droghiere di Mount Vernon, nell’Ohio, rotolò nello zucchero aromatizzato alla menta delle palline di un derivato dalla gomma, sembra per profumare l’alito dopo i pasti. Era nato il chewing gum, esattamente il 28 dicembre 1869, come attesta l’ufficio brevetti degli Stati Uniti. Non poteva certo prevedere che quelle palline sarebbero divenute una passione trasversale planetaria che ha risparmiato pochi e che avrebbero mosso cifre inimmaginabili.

Si mastica per stress, per non fumare, per tenere lontani i pericolosi fuori pasto, per avere un buon alito in vista di un incontro romantico, per noia. In realtà che il masticare fosse comunque un’attività piacevole lo avevano scoperto i Maya dell’America Centrale che forse non soffrivano dei problemi del mondo moderno. Tenevano a lungo in bocca il Chicle, lattice solidificato dell’albero della Sapotilla, e ancora oggi nei paesi di lingua ispanica al chewing gum è rimasto questo nome. Anche gli indiani d’America masticavano il lattice, la resina dell’abete rosso, ma il vero antenato della “cicca” è stato scoperto dagli archeologi in Finlandia: un pezzo di resina di betulla impastato con miele, datato novemila anni fa con ancora tracce di denti.

Sull’onda del gradimento mostrato dal pubblico americano per le palline di gomma inventate dal droghiere dell’Ohio, negli anni successivi in molti ci misero le mani per migliorarne la consistenza un po’ molliccia e perfezionarne la capacità di trattenere a lungo gli aromi. Uno tra tutti fu William Wrigley che il primo aprile 1891 fondò la William Wrigley Jr. per vendere prodotti come il sapone e il lievito in polvere. Ma non ci mise molto a capire che ad andar forte erano solo le gomme, e le perfezionò radicalmente. In definitiva, come le invenzioni che hanno fatto storia, la gomma americana nacque in sordina, per una grande intuizione.

Una storia che ha molto in comune con quella della Coca Cola su cui vanta però il diritto di primogenitura perché quella bibita scura “stimolante e rinvigorizzante” fu inventata dal farmacista
di Atlanta, John Stith Pemberton, quasi venti anni dopo. Nel 1888 le gomme vengono poste in vendita nei distributori nella metro di New York. Il resto è storia. Furono i guru della pubblicità nei primi del Novecento a sostenere l’impennata delle vendite di chewing gum esaltando le caratteristiche igienico-terapeutiche che sfruttavano l’effetto detergente della gomma.

Già nella prima guerra mondiale il consumo aumentò in modo considerevole, soprattutto presso i militari, certamente
legato all’effetto distensivo della masticazione in situazioni di grande tensione. Le difficoltà di rifornimento legate alla guerra spinsero addirittura i produttori a sospendere le vendite di alcuni brand ai civili per permettere il rifornimento ai soldati in missione oltre oceano. La consacrazione definitiva avvenne però solo negli anni Trenta quando il professor H.L. Hollingworth della Columbia University nel suo studio Psycho-Dynamics of chewing dimostrò come la masticazione riduca la tensione muscolare e favorisca il rilassamento, combattendo ansia e piccole nevrosi.

Spot gomma da masticare

 

In Italia

Da noi la gomma americana arrivò con la guerra, con le truppe alleate che ci liberavano. Con la cioccolata fu il primo sapore della pace. Chi ha i capelli bianchi ricorda quelle strisce nella carta stagnola, le strip alla frutta, al peppermint o al wintogreen (un gusto che ricorda vagamente un colluttorio) che sorridenti ragazzi in divisa kaki distribuivano a bambini increduli di ricevere dimenticate o sconosciute dolcezze. Masticavano e masticavano, indecisi se ingoiarla o meno, finché le mamme nel dubbio non gliela strappavano di bocca.

Fu subito boom, e il genio italico non poteva limitarsi a guardare, spinto anche dal fascino che nella vecchia Europa suscitava il modello di vita made in Usa. Infatti la storia italiana del chewing gum è legata alla “gomma del ponte”. Era il 1946 quando i fratelli Ambrogio ed Egidio Perfetti fondarono a Lainate, alle porte di Milano, il Dolcificio Lombardo, l’azienda che per prima la produsse.

Dopo il lancio di un vasto numero di nuovi brand negli anni Settanta con nuovi gusti e aromi che puntavano a durare a lungo in bocca, furono gli anni Ottanta ad assistere a una sostanziale evoluzione del mercato conquistato dal messaggio più funzionale e salutistico. Erano gli anni in cui la gomma “non si attaccava al lavoro del tuo dentista”, non favoriva la carie perché al posto dello zucchero c’erano edulcoranti naturali come sorbitolo o mannitolo e soprattutto con l’aggiunta del benefico xilitolo garantiva igiene orale e protezione dentale. Il messaggio era forte: la gomma americana era buona, dietetica e salutare. Cambiò anche il formato, meglio i più pratici confetti, e si scoprì che tutto, dalle vitamine ai medicinali, può essere veicolato dalla “cicca”, come dimostra il campionario in bella vista in tutte le farmacie. Ce ne sono per il mal d’auto, al Viagra, in Giappone persino una agli estrogeni che fa crescere il seno, al tè verde, senza glutine, al ginseng, al propoli e gli spagnoli ne hanno appena messa in commercio una all’olio d’oliva. È una storia lunga un secolo e mezzo parallela a quella del mondo moderno questa dello strano dolciume, forse l’unico che non si mangia. Meriterebbe più attenzione e perché no, un grande museo, anche se già una Wrigley’s Juicy Fruit d’annata figura in una teca dello Smithsonian Institution’s National Museum of American History perché fu il primo prodotto a essere commercializzato nel 1974 in un supermercato dell’Ohio con il codice a barre.

Spot gomma da masticare


Storie, miti, follie e…problemi

Non tutti sanno che nel 1911 si evitò una tragedia: un intero equipaggio  della Royal Air Force masticò gomme su gomme per tappare il buco del tubo dell’impianto di riscaldamento di un dirigibile. Sono invece molte le collezioni private, in tutto il mondo. C’è un russo che ne ha trentamila pezzi e una preferenza per quelle giapponesi e coreane con robot e mostri spaziali, ci sono i fratelli Martins di Friburgo che hanno un campionario di cinquanta gusti e di sessanta Paesi.

Fervono gli scambi sul web: una gomma ben masticata dalla pop star Britney Spears ha cambiato proprietario per 14.000 dollari, e se qualcuno riuscisse a recuperarle, raggiungerebbero quote ben più astronomiche quelle gettate da Scarlett Johansson, la donna, più sexy del pianeta, che ha detto di non poterne proprio fare a meno tra un ciak e l’altro. Hanno masticato re, come Edoardo VII d’Inghilterra, politici come Sarkozy che ruminò durante tutta la sua visita di stato in Turchia, calciatori che in campo si allenano sputandola e riprendendola al volo come, Mario Götze del Bayern Monaco, anticipando davanti alle telecamere i virtuosismi del pallone. Masticano sugli scranni anche i nostri parlamentari, a giudicare dagli impietosi primi piani che ce li mostrano annoiati e rassegnati al divieto di fumo, così come tanti al cinema, al volante o per strada.

Ma dove finisce la materia masticata, ormai inutile, quando la percezione dolce termina? Sputata al volo o attaccata dove capita, che a sua volta si riattacca a suole o a vestiti? Il problema ha mobilitato amministrazioni comunali che spendono cifre significative per ripulire le fatidiose incrostazioni, che impiegano oltre cinque anni a biodegradarsi. A Singapore il chewing gum era fuorilegge, ma la città del leone l’ha riammesso con la registrazione di un documento di identità per chi lo acquista e mantenendo multe salate per chi sporca. In Canada è nato anche un nuovo mestiere, il gum removal. “Non si trova mai una gomma quando se ne ha voglia – dice lo scrittore Federico Longo – oppure la si trova già masticata per ore e poi appiccicata nei posti più improbabili oppure per terra. Una volta mi è capitato di pestarne due contemporaneamente, una con il piede destro e una con il piede sinistro, e sono stato tutto il giorno in giro con questa cosa morbida che poi diventa filamentosa e ho cercato di attaccarla a mia volta sulle panchine, sulle scale dei palazzi, addirittura sugli scalini di una chiesa ma non c’è stato nulla da fare: quando una gomma ti sceglie non ci si può staccare da lei. Anche i banchi delle scuole sono pieni di gomme.

A pensarci bene non è un fatto banale: riguarda tutte le generazioni da quando abbiamo le gomme in Italia, bambini e bambine collaborano in egual misura all’operazione senza distinzione di censo o classe sociale, è una cosa che non vive le mode, possono cambiare itipi di gomma, i colori, i sapori, ma sotto ai banchi continuiamo a trovarne, nessuno dichiara di farlo – le gomme sono sempre quelle degli altri -; insomma è un fatto che riguarda proprio tutti allo stesso modo, anche se ognuno le mastica in modo diverso”. Eppure anche questo rifiuto scomodo è entrato di prepotenza nella trash art, quella che dà una blasonata seconda occasione ai rifiuti. Celebri sono le gomme appiccicate al muro in Inghilterra decorate dall’artista Ben Wilson che le usa come nucleo di affascinanti creazioni pittoriche. In California c’è chi ha preceduto la mania romantica dei lucchetti: la Bubblegum Alley (via della gomma da masticare) presso San Luis Obispo, è letteralmente tappezzata da gomme masticate. Nessuno sa chi ha cominciato, ma ora è quasi doveroso lasciare un contributo.

Anche noi italiani siamo un popolo di masticatori. I ruminanti più ostinati hanno tra i dieci e i quarantaquattro anni, 52% femmine e 48% maschi. Otto confezioni su dieci sono sugar free e in totale se ne vendono circa trenta tonnellate l’anno. Un grande passato, quello della gomma americana, una straordinaria evoluzione qualitativa e quantitativa senza clamori che ha coinvolto miliardi di persone e che non dà segni di stasi. Siamo certi che nei prossimi centocinquanta anni ne vedremo delle belle. E se è vero che sono consigliate nelle diete ipocaloriche, se accelerano il metabolismo (pare che masticando si perdano undici calorie l’ora), se facilitano la digestione e se la benefica insulina che agisce sull’ippocampo favorisce la memoria e la concentrazione, sarà il medico di famiglia a prescrivercele.

Di Mariella Morosi

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