L’azienda – Bruno Vespa, vino passione di una vita

 

Incontro con il noto giornalista per un viaggio nel mondo del vino

 

Intervistare Bruno Vespa, il Giornalista per antonomasia, è un po’ come giocare a tennis con Federer nella finale di Wimbledon: più che a vincere, pensi a come non fare una brutta figura. Ma l’unione fa la forza e quindi ci presentiamo in tre. Stefano Segati, che documenterà con i suoi scatti l’incontro. Il direttore di Cucina & Vini, Francesco D’Agostino, deputato alla degustazione delle etichette dell’azienda del conduttore di Porta a Porta. Al sottoscritto il compito di condurre l’intervista, con almeno un minimo sindacale di sana soggezione.Ma l’incontro, novanta minuti belli serrati, riserva delle piacevoli sorprese. La prima è che Vespa ha la capacità di metterti a tuo agio con un sorriso e una battuta. Si passa con naturalezza al “tu”, senza troppe cerimonie. La seconda è che lui, il vino, lo conosce bene e in tutte le sue sfaccettature. Per le altre sorprese, e per il resoconto completo dell’intervista, vi rimandiamo all’edizione cartacea di C&V in edicola ad agosto. Qui vi offriamo, come direbbe un cronista sportivo, una rapida sintesi. E allora partiamo subito e iniziamo dal rapporto che lui ha con il vino.

“Una lunga storia d’amore partita con Veronelli, circa quarant’anni fa. E proseguita sempre all’insegna della passione. Incrociando la strada di quasi tutte le persone che hanno fatto e continuano a fare la storia del vino italiano. Ma anche con gli eventi più importanti, dal metanolo alla rinascita dell’intero settore”.
Ma non solo cronista.
“Soprattutto appassionato. Scrivo di vino da almeno trent’anni ma, soprattutto, degusto un vino diverso ogni giorno. Credo di potermi definire un winelover”.

Vespa produttore.
“Una vera follia, anche considerando la mia non più verdissima età. Per fortuna ci sono i miei figli, Alessandro e Federico, che hanno giocato e continuano a giocare un ruolo fondamentale in questa avventura”.
Le reazioni suscitate dalla sua “discesa in vigna”.
“Diffidenza, soprattutto all’inizio. Tipo ‘ma adesso che vuole questo?’. Devo dire che con il tempo la situazione sta migliorando anche se – abbassa la voce – continuo ad avere la netta sensazione che in alcuni giudizi i nostri vini scontino il fatto di essere i vini di Vespa. E i punteggi che le nostre etichette ottengono nelle degustazioni cieche non fanno che confermare questa mia impressione”.

Il rapporto con Riccardo Cotarella. Mia nonna diceva sempre che due galli in un pollaio…
“Straordinaria sintonia – chiarisce subito – Riccardo non è soltanto un grande tecnico ma è una persona di spessore, con la quale è stimolante confrontarsi. Con lui ho un rapporto bellissimo”.Ci si poteva aspettare un Vespa vignaiolo nel natio Abruzzo e invece…
“E invece Manduria, Puglia. Una terra che amo e che offre delle condizioni di terreno e di clima assolutamente straordinarie. Qui, alcuni anni orsono, abbiamo acquistato una splendida masseria del ‘500, con alle spalle una storia ricca di appeal, tra nobili famiglie e monache benedettine. Qui stiamo investendo nella produzione dei nostri vini e in una ristrutturazione che farà della masseria, in tempi brevissimi, un resort dove vivere delle bellissime wine experience. Ma già adesso possiamo offrire quattro splendide suites”.

Finalmente si parte con la degustazione vera e propria. La parte tecnica, come detto, è affidata al palato e alla cultura enoica di Francesco D’Agostino e la ritroverete nelle schede a supporto dell’intervista. E così, mentre degustiamo Noi Tre, un Brut Rosé da negroamaro, metodo classico con trenta mesi sui lieviti, proseguiamo con il pressing a tutto campo su Vespa.

“La parte più difficile di questa mia nuova avventura? – sorride, tentenna – farsi pagare. In Italia sembra essere un optional e questo rischia di mettere in ginocchio l’intero sistema”.
Anche sull’accoglienza che il mondo del vino gli ha riservato, il giornalista non esita.
“Diffidenza. Quella spesso riservata a chi, conosciuto in un campo, cerca di entrare in un altro ambito. Ed è seccante vedere come spesso i vini di Vespa Vignaioli per Passione vengano giudicati più come mie ‘emanazioni’ che non per il loro valore oggettivo”.

E in effetti va detto che, via via che la degustazione va avanti, appare chiaro che la linea produttiva dell’azienda è di ottimo livello e con una cifra stilistica ben definita, dove qualità e piacevolezza si fondono a meraviglia. Il che ci porta a fare il nome di Riccardo Cotarella, l’Enologo per antonomasia, “responsabile tecnico” delle etichette della maison.
“Con Riccardo il rapporto è bellissimo. Grande professionista e uomo di spessore. Lavoriamo in perfetta sintonia”.

Non può mancare un accenno alla comunicazione del settore.
“A mio giudizio andrebbe svecchiato il linguaggio, utilizzare un linguaggio più fresco, soprattutto per coinvolgere il settore degli under trenta”.

La degustazione volge al termine e con essa l’intervista che, come detto, ritroverete nella sua versione integrale nel numero di agosto di Cucina & Vini. Stefano Segati scatta le ultime foto (e quelle che mi ritraggono con lui renderanno particolarmente orgogliosa mia madre, sua fan da sempre). E a me e a Francesco resta la piacevole sensazione di aver incontrato non un personaggio ma una persona: ricca di umanità e con un passione autentica per questa follia che chiamiamo vino.

Di Stefano Carboni

Photo Crediti: Stefano Segati

 

 

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