Monte del Frà, le radici nel Custoza
Nata 1958, Monte del Frà ha trovato casa anche in altre aree veronesi. Il Bonomo Sexaginta Riserva svela l’identità più profonda del Custoza
Azienda storica del Custoza, impegnata nella sua produzione da sempre (la denominazione Bianco di Custoza nasce nel 1971), ne è anche diventata una delle icone più rappresentative grazie all’etichetta storica Ca’ del Magro: eccellente, identitaria, in grado di godere del tempo speso in bottiglia, ci ha convinto in tante occasioni di assaggio, come nelle diverse verticali effettuate e ha convinto la critica tutta. Un vino stupendo per questa sua capacità di piacere subito ma di esaltare nel tempo. Una constatazione che ha portato alla nascita del Bonomo Sexaginta, diventato con la vendemmia 2022 Riserva, proprio per sottolineare questa sua naturale propensione a evolvere in modo eccellente.

L’azienda Monte del Frà
Nasce nel 1958, fondata da Massimo Bonomo, per produrre frutta, focalizzando su uva e pesche. Poi la naturale propensione del territorio all’uva da vino ha fatto spostare il timone verso quest’altra attività. Giovanissimi e già in azienda, sono i figli Claudio ed Eligio a prenderne le redini per la prematura scomparsa del padre. Impegno, passione, umiltà e dedizione, che ancora i due “ragazzi” manifestano a chi ha la fortuna di incontrali, portano l’azienda a diventare leader di territorio e interprete speciale del Custoza. Gli anni duemila segnano da un lato l’allargamento di Monte del Frà ad altri nobili territori del veronese, fino a raggiungere 137 ettari vitati di proprietà, dall’altra l’ingresso della terza generazione che ha rinnovato la spinta allo sviluppo. Oggi Marica Bonomo è amministratore delegato, Massimo Bonomo direttore agrotecnica e Silvia Bonomo responsabile dell’ospitalità, che vanta un’offerta molto articolata (la famiglia Bonomo al completo nell’immagine di apertura). C’è un aspetto sostanziale che lega tutti i componenti della famiglia, il rispetto per la terra e per il territorio, intesi evidentemente da un lato come sostenibilità ambientale, dall’altro come sostenibilità sociale e specialmente come continua tensione verso la migliore interpretazione del territorio stesso. Un ingrediente diventa strategico in questa ultima attitudine: è il tempo, la pazienza di aspettare che il vino faccia il suo lento corso produttivo per presentarsi con un’identità spiccata.

Bonomo Sexagina Riserva
Nasce con il sessantesimo dell’azienda, ma è con la vendemmia 2022 che i Bonomo decidono di incrementare ulteriormente i tempi di produzione per agevolare l’espressività del vino, nel rispetto del territorio. Il vino diventa Riserva per uscire a quattro anni dalla vendemmia (in commercio dall’autunno 2026). La vendemmia si è svolta tra settembre e ottobre, da vigneti posti sui suoli morenici figli del ritiro del ghiacciaio del Garda: terreni calcarei, argillosi e ghiaiosi. La fermentazione parte in acciaio e si completa in tonneau da cinquecento litri di rovere, dove i vini svolgono la malolattica e restano per un anno in contatto con le fecce fini, spesso rimesse in sospensione. Segue l’assemblaggio in acciaio e la maturazione. A due anni dalla vendemmia il vino va in bottiglia dove resta a lungo prima della commercializzazione.

La degustazione
Bonomo Sexaginta 2022
Custoza Riserva Doc
13,5% vol
Uve: garganega, cortese, trebbiano toscano
(anteprima)

Un vino complesso; dal piglio tenebroso e appena austero, di grande profondità e con un potenziale evolutivo importante. Veramente molto interessante, vuole ancora vetro per essere più agilmente leggibile. Sposa perfettamente un risotto alla milanese con ossobuco.
Giallo vivace luminoso, approccia il naso garbatamente, caratterizzato in prima battuta da biscotti frollini tipo Osvego, da crostata alla marmellata di arancia, con nocciole secche e tostate, burro di nocciole e arachidi, caramello salato e mou. Poi mostarda di frutta in felice contrasto con una mineralità scura di ferro, pietra focaia e cenere. Ecco quindi gli agrumi canditi e disidratati, percorsi da respiri di malva, maggiorana e timo limone, con tocchi di cera d’api, fino a soffi eterei. Freschezza e morbidezza entrano subito in dialogo in bocca, poi si avverte una pennellata tannica che trova un contraltare nella succosità acida ed entrambe sono integrate dalla struttura. Il finale salino aiuta a conservare dinamica, ritmo e tessitura. Appena entrato porge il frutto, anche sotto spirito e in mostarda; lascia il campo poi alle tostature e alle note burrose, con un finale minerale ferroso con tocchi affumicati e di incenso.