Nuove aperture a Roma, Almatò, vicino piazzale Clodio
Tre giovani e muscolosi amici con la passione per la ristorazione e per il rugby per una proposta nitida e di bella personalità, Almatò
Non c’è la mano dell’architetto, ma anche nell’allestimento e nelle scelte estetiche sono Alberto, Manfredi e Tommaso ad aver pensato e deciso. Ambiente lineare, pulito, con dettagli decisi, come la parte verde petrolio,contrapposta a una allestita con quadroni di pietra. I tavoli quadrati in legno chiaro molto solido che guardano un soffitto sempre in legno chiaro che richiama al Giappone; e poi le ampie vetrate che danno su via Riboty, a cinquanta metri da piazzale Clodio, lato viale Mazzini. Sì è vero, di giorno è un po’ complicato parcheggiare, ma la sera agilmente si trova posto.
Alberto Martelli, Manfredi Custureri e Tommaso Venuti, rispettivamente responsabile di sala e sommelier, restaurant manager e chef del locale sono i tre giovanissimi romani proprietari di Almatò, divenuti amici sul campo da rugby. Giovani e competenti, con importanti esperienze alle spalle – lo chef ha lavorato per Cannavacciuolo, Beck e Wareing -, hanno le carte in regole per farsi conoscere. Ma prima di tutto parlano i piatti.
Abbiamo cominciato con una tazzina e un cucchiaino per assaggiare il “cappuccino” di Tommaso, una schiuma di cavolfiore che conteneva un mix di mandorle croccanti, formaggio erborinato e funghi per un insieme deciso e goloso.

Poi gli “scampi, radicchio e radici”.Erano crudi con una bisque rosa per una sfumatura estetica e gustativa di rapa rossa, presente nel piatto anche in sfoglia, in felice contrasto con un ciuffo di radicchio crudo. Piatto molto interessante. Ecco i “ravioli di coda”, erbe amare e salsa mirepoix, belli, essenziali, dal sapore nitido e riconoscibile. E poi “anatra, patata viola, cipollotto, lavanda”, un piatto composito, dove la carne, cotta perfettamente e dal sapore invitante, si fondeva con il cipollotto e trovava un contrasto un po’ provocatorio nella lavanda.

Finale eccellente con un’interpretazione di tiramisù che non si lascia nel piatto: una crema leggera e schiumosa che nasconde un biscotto al cacao con una crema di caffè per un insieme che parte dalla delicatezza di una mousse ariosa per pescare, affondando il cucchiai,o nel contrasto deciso tra biscotto scuro e crema di caffè… E si riaffonda.
Insomma un primo incontro interessante. Carta dei vini ampia e ben selezionata, dotata di etichette che danno sicurezza e altre che invitano alla scoperta in un giusto mix che conta ottanta referenze.
Due i menu degustazione: 50 euro per 5 portate e 70 per sette portate per chi ha veramente voglia di esagerare. E poi soluzioni rapide e golose alle 13, oltre che l’invitante carta.
Auguriamo tanta fortuna al trio, ma forse, come si dice nel rugby, contano di più il loro cuore, la loro intelligenza, il loro fisico e la voglia di lottare per riuscire ad emergere nel panorama gastronomico romano. (F.D’A.)
(foto di Alberto Balsetti)