Oleoturismo – presentato il Secondo Rapporto
L’Italia dell’oleoturismo registra un incremento del 37,1%
Superato il periodo nel quale l’oleoturismo veniva considerato come un fenomeno turistico gastronomico di nicchia, tra il 2021 e il 2024, ha registrato un incremento eclatante del 37,1% nelle partecipazioni alle esperienze che ruotano attorno a uno dei pilastri della cultura del cibo del Belpaese, l’olio extravergine d’oliva.

Presentazione
Questa novità, dimostrata lo scorso 25 febbraio, presso la Fondazione Evooscool a Roma, durante la presentazione del Secondo Rapporto sul Turismo dell’Olio promosso dall’Associazione Nazionale Città dell’Olio, Coldiretti e Unaprol, curato da Roberta Garibaldi, evidenzia il crescente consolidamento strutturale e infrastrutturale sempre più dinamico per l’immagine, le buone pratiche e i benefici nell’oleoturismo che rappresenta la civiltà e l’evoluzione culturale e colturale di ogni comunità olivicola.
Secondo quanto emerso dalla suddetta indagine il turismo dell’olio attira attualmente oltre il 55% dei visitatori provenienti da mercati chiave come Germania, Francia, Stati Uniti, Regno Unito e Austria. Dal lato domestico il 70% degli italiani ha espresso il desidero di scoprire aspetti salutistici (65%), varietali (60%) e culturali (60%) dell’olio attraverso degustazioni di olio extravergine di oliva con abbinamenti gastronomici locali, visite ai frantoi anche a quelli storici (ad es. ipogei) e acquisti in azienda. Non manca la voglia per esperienze immersive come itinerari tra ulivi secolari o cene in uliveto (scelte dal 71%) in un paese come l’Italia che vanta il primato mondiale del patrimonio olivicolo-oleario con oltre 619 mila imprese olivicole e più di 500 cultivar.
Sul fronte geografico Toscana (29%) e Puglia (28%) si piazzano ai primi posti in termini di attrattività, seguite da Sicilia (20%), Umbria (18%) e Liguria (15%), mentre è in ascesa l’interesse per territori rinomati per la qualità eccelsa del prodotto o distinti da una forte impronta storica e paesaggistica. Per quanto concerne la spesa si segnalano differenze tra mercati: in Europa prevale una fascia tra 20 e 40 euro, invece i turisti statunitensi mostrano maggiore propensione al segmento premium, con un 30% disposto a spendere tra 60 e 100 euro.

Gli interventi
“L’oleoturismo, come evidenzia questo secondo rapporto, non è più una nicchia per appassionati, ma un pilastro della nostra economia rurale – racconta David Granieri, Presidente di Unaprol e Vicepresidente nazionale Coldiretti – Grazie alla spinta sulla multifunzionalità dagli agriturismi alle fattorie didattiche, fino alla vendita diretta i nostri olivicoltori non vendono solo un prodotto straordinario come l’olio Evo, ma offrono un’esperienza di civiltà. Ogni bottiglia racchiude il lavoro di chi presidia territori spesso difficili, preservando il territorio dall’abbandono garantendo la bellezza di quei borghi che sono il cuore pulsante del nostro Paese. Il turismo dell’olio si conferma uno strumento formidabile per contrastare lo spopolamento delle aree interne e per promuovere un turismo di prossimità, sostenibile e destagionalizzato. La Fondazione Evooschool, costituita dalla Coldiretti, è impegnata a supportare gli operatori della filiera, con iniziative di formazione mirate alla crescita professionale necessaria per offrire servizi oleoturistici di elevato standing, in grado di soddisfare le crescenti aspettative dei turisti sia italiani che stranieri”.
“Il Secondo Rapporto sul Turismo dell’Olio conferma che l’oleoturismo non è una moda passeggera, ma una leva strategica per lo sviluppo sostenibile e la valorizzazione delle aree rurali – afferma Michele Sonnessa, Presidente dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio. L’olio Evo è più di un prodotto: è paesaggio, biodiversità, cultura viva e racconto delle comunità. Per trasformare l’interesse dei turisti in valore reale, serve un’offerta strutturata e di qualità. Per questo, insieme ad Unaprol, stiamo costituendo il primo Club di Prodotto sul Turismo dell’Olio, per mettere in rete aziende, frantoi, ristoratori, oleoteche e operatori del turismo esperienziale. Il Club favorirà promozione integrata, commercializzazione, formazione, servizi digitali e supporto alle imprese. L’oleoturismo è scoperta, relazione e cura del territorio: va progettato con le comunità dell’olio per generare ricadute economiche, culturali e sociali durature. Il Rapporto indica la strada: rafforzare il legame tra produzione e accoglienza, anche nei piccoli comuni e nelle aree interne, trasformando l’Italia dell’olio in un grande itinerario del gusto e dell’identità.”
“In questo contesto – aggiunge Antonio Balenzano, Direttore Associazione Nazionale Città dell’Olio, si promuovono progetti come la Giornata Nazionale «Camminata tra gli Olivi» e la «Merenda nell’Oliveta». Entrambe le iniziative hanno dimostrato come l’oliveto possa diventare un luogo di incontro e di esperienza, capace di avvicinare un pubblico sempre più ampio alla cultura dell’olio con un’attenzione particolare al coinvolgimento delle comunità locali e alla costruzione di un’offerta turistica coerente con le specificità dei territori. Ed inoltre, è stato di recente siglato un Protocollo d’Intesa tra l’Associazione Nazionale Città dell’Olio (ANCO) e l’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL): un sodalizio che stabilisce e ufficializza, per la prima volta, le Linee Guida per la Raccolta Turistica delle Olive, su tutto il territorio nazionale nell’intento di qualificare l’offerta turistica italiana, permettendo ai visitatori di vivere un’esperienza unica in sicurezza ma supportando la diversificazione del reddito degli olivicoltori e delle aziende agricole.

Conclusioni
“L’olio extravergine di oliva non è solo un prodotto alimentare: è cultura, paesaggio, identità e racconto dei territori. L’oleoturismo rappresenta oggi una leva strategica per la rigenerazione delle aree rurali e per il rafforzamento del legame tra comunità, visitatori e filiera produttiva” – dichiara Roberta Garibaldi a capo della squadra che ha svolto il lavoro di ricerca, allargando l’orizzonte geografico rispetto ai risultati del primo Rapporto (2023) incentrandolo sul mercato domestico.
Nonostante considerevoli eventi diversi legati a cambiamento climatico, calamità naturali e congiunture socioeconomiche che abbiamo vissuto nello scorso anno, l’Italia dell’Olio Extravergine d’Oliva ha registrato nella campagna olearia 2025/2026 una crescita del 30% rispetto al 2024, con circa 300.000 tonnellate stimate.
Di seguito all’entrata in vigore del Decreto del 26 gennaio 2022 del Ministero delle Politiche Agricole (pubblicato in G.U. il 14 febbraio 2022), che equipara l’oleoturismo all’enoturismo, definendolo a tutti gli effetti come un’attività agricola connessa e fissando le linee guida, i requisiti e gli standard minimi di qualità e della Legge 28 febbraio 2024, n. 24 che riconosce il ruolo attivo degli agricoltori nella protezione del territorio, nella prevenzione del rischio idrogeologico e nella lotta all’abbandono delle aree rurali, le attività imprenditoriali odierne svolte da ogni azienda olivicola-oleicola sembrano essere più tutelate e regolamentate in confronto alle generazioni precedenti di agricoltori per trovarsi pronti ad affrontare le nuove sfide.
Uno degli sguardi cardine per costruire i nuovi modelli di lavoro e di comunicazione all’insegna dell’identità olivicola contraddistinta da altre attività millenarie, dovrebbe rintracciarsi quindi, nella strategia di fidelizzazione di una più ampia fascia di interlocutori. Sarebbe una delle sfide non solo per la gestione della filiera agricola proficua, ma anche per uno sviluppo territoriale volto alla tutela della biodiversità, al coinvolgimento di voci e volti della comunità e all’uso intraprendente delle risorse tangibili e intangibili, adottando inoltre, tecnologie digitali efficienti e un sistema per arginare la lacuna di competenze adeguate nell’accoglienza oleoturistica che intercetterà ed esaudirà, in tutto arco dell’anno, le esigenze più disparate dei visitatori.
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