Pio Cesare, l’eleganza delle Langhe per una serata indimenticabile

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Grandi rossi, ma anche un bianco molto importante sono i degni compagni di un pasto sontuoso, come il giorno di San Valentino suggerisce, una proposta adatta per qualunque giornata da incorniciare

Federica, Pio e Cesare

La Pio Cesare è una delle prime realtà delle Langhe a imbottigliare il vino, fondata nel 1881 da Cesare Pio, imprenditore affermato, che decide di produrre per la famiglia, gli amici e i clienti dei vini sulle colline di Barolo e Barbaresco. Mosso dalla passione, inizia poi a promuovere i propri vini con il suo piglio imprenditoriale, viaggiando per il mondo. L’azienda così decolla e lentamente si ingrandisce fino a superare i settantacinque ettari di oggi, dislocati in varie zone delle denominazioni, come vuole la tradizione. “Sì perché Barolo e Barbaresco – ci spiega Pio Boffa, attuale conduttore, quarta generazione della famiglia – sono prima di tutto un espressione della tavolozza pedoclimatica di ciascun territorio e, in quanto tali, rappresentano una sintesi mirabile in cui ogni vigneto è necessario al compagno di blend per ottenere l’espressione migliore”. I vini da vigneto singolo sono nati più di recente, con l’intento di mettere in evidenza il carattere specifico legato alle peculiari caratteristiche pedoclimatiche di ciascun fazzoletto di terra. “Non lo chiamate vino base il Barolo o il Babaresco multi vigna – afferma Pio Boffa sorridendo, ma parlando seriamente -. La forza di questi vini è proprio nel blend di uve che si prepara identico per ogni vinificazione: può sembrare folle ma facciamo così da oltre un secolo e sappiamo come gestire le uve senza fatica. È questa lunga esperienza che ci ha fatto capire quanto sia importante produrre partendo da un blend di uve e non realizzare un blend di vini di diverse provenienze”. Questo il grande fascino dell’artigianato vitivinicolo, quando la tradizione basata su oltre cento vendemmie dimostra il valore di un processo che a prima vista può sembrare una fatica inutile.

Oggi la quinta generazione della famiglia è in campo con la giovanissima Federica, figlia di Pio, e con Cesare Benvenuto, figlio della sorella di Pio Boffa.

Federica ci ha presentato gli ultimi nati aziendali, dei veri revival, visto che in passato si producevano: il Vermouth di Torino, a base di chardonnay con un saldo di moscato, e il Barolo Chinato. Due produzioni molto limitate, di grandissima qualità, espressione profonda dell’amore di questa famiglia per il territorio. Abbiamo assaggiato il Barolo Mosconi 2016 e 2015, ultimo cru per nascita, legato all’acquisizione di vigneti a Monforte d’Alba: più sottile e femminile il 2015, ricco di frutto e spezie, pronto ed elegantissimo; più strutturato e tannico il 2016, giovane e aitante.

È stata la volta del Barbaresco Bricco 2010 e del Barbaresco Classico 2010: il primo un cru ancora scattante, dinamico e invitante, il secondo il una fase aristocratica, elegante e sontuosa.

Finale, presentato da Cesare, con il Barolo Ornato 2009 e il Barolo Classico 2000: l’Ornato nasce come cru nel 1985, il primo realizzato dall’azienda come espressioni di tre microaree dell’anfiteatro del vigneto Ornato, e il 2009 manifesta tutto l’energia, la complessità e il carattere di questa etichetta; il 2000 è in una fase matura e golosa, di grande dinamica, da bere oggi.

Tra tanti rossi importantissimi, abbiamo iniziato il pasto con il Piodilei, Langhe Chardonnay 2015, raccontanto da Federica e nato in azienda nel 1985. Ci ha stupito con il suo naso ampio e molto invitante e una bocca dotata di grande ritmo, succosa, importante e di dinamica stupefacente. Sollecitato Pio Boffa sulla grande perfomance della etichetta ci svela che il merito è delle vigne ormai vecchie, dalla produzione limitata e straordinariamente buona, ma anche del loro adeguamento in cantina a queste caratteristiche, con un legno meno invadente. Complimenti! (F.D’A.)

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Francesco D'Agostino

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