Vinitaly 2016, sempre ricca la proposta della Puglia

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Brillante  presenza della regione Puglia al Vinitaly 2016, una regione poliedrica che negli anni si è messa in gioco con entusiasmo e impegno, con azioni e tecniche mirate alla valorizzazione dei territori e dei prodotti enologici. Abbiamo assaggiato etichette di grande interesse che esprimono il buon connubio tra tradizione e innovazione.

vinitaly

Il padiglione 11 è assegnato da molti anni principalmente alla Puglia. La regione dai tanti volti conferma stagione dopo stagione di trovarsi in uno stato di grazia, ribadendo la crescita generale del livello di qualità e una sempre più ampia diffusione del buon bere, con predilezione per i vitigni tradizionali. Quanto questa regione ha fatto negli ultimi quindici anni avremmo voluto vederlo anche in altre zone d’Italia che non dovrebbero fare altro che imitare. La veste fresca e invitante del padiglione è senza dubbio il riflesso del mood generale e noi non ci siamo fatti pregare, andando alla ricerca di realtà importanti che talvolta godono meno degli onori della cronaca ma che non deludono mai le aspettative.

Azienda agricola Melillo

doride MelilloSiamo nel Salento brindisino, nella coda collinare delle Murge. Incontriamo Giampiero Melillo, terza generazione alla gestione dell’azienda a conduzione familiare, fondata dal nonno negli anni Cinquanta. È Giampiero che introduce l’imbottigliamento, creando una bella discontinuità col passato grazie anche a una cantina moderna di duemila metri quadrati la cui realizzazione si è conclusa nel 2008. Attualmente vengono realizzate cinquantamila bottiglie, il resto della massa è venduto sfuso e in cisterna, con una tendenza alla crescita dell’imbottigliato. Tra gli altri prodotti dell’agricoltura, da sottolineare che l’azienda produce grano duro “senatore Cappelli” con cui realizza pasta di altissima qualità e taralli. Il Primitivo è il cavallo di battaglia aziendale, prodotto in una versione tutt’acciaio, Melograno, succosa di frutto, morbida e invitante, e in una da viti ad alberello, maturata in barrique, Principe d’Angiò, dai tratti più complessi e profondi e il piglio denso ed elegante. Ci piace sottolineare la produzione di un passito da uve bianche garganega in prevalenza, un prodotto ben progettato, che fa uso di un appassitoio di provenienza veneta: il Salento bianco Passito Doride Igt stupisce appena si avvicina il naso al calice dorato luminoso. Emana polpa di frutto fresco e appassito, fusa con toni floreali inebrianti mentre la golosità aromatica materializza sentori di pasticceria alla marmellata e alla crema, e il frutto propone intense note di agrumi e fichi freschi. La bocca è sontuosa, invitante, dinamica e salina, bilanciatissima e di grande soddisfazioni, dotata di un frutto lunghissimo. Tremila bottiglie all’anno per un prezzo al pubblico in azienda di soli dodici euro!

Cantine Imperatore

VIII_DECUMANO_-_Cantine_Imperatore_-_2016-04-19_08.55.20Siamo poco a sud di Bari, in direzione Gioia del Colle. Anche qui incontriamo giovani appassionati e il racconto è di un’eredità vitivinicola familiare che con la generazione attuale, la terza, si lancia nell’imbottigliamento, puntando su una viticoltura più che tradizionale, basata sull’alberello ad alta densità d’impianto nei dieci ettari a vite e focalizzando su tecniche di vinificazione moderne, inserite in una grotta carsica del Settecento; insomma sia in vigna che in cantina si vive una dialettica fra tradizione e modernità che porta in bottiglia vini di carattere, coraggiosi e innovativi. Accanto a Veritas 2015, un bianco da verdeca, trebbiano e pampanuto, vinificato a freddo in barrique, caratterizzato da freschezza, integrità e tanta dinamica, ecco la novità, Quarto Colore 2015, un pampanuto in purezza, ottenuto per macerazione e fermentazione in barrique, in bottiglia da tre settimane: sa di arancia bionda, uva spina e ha una bocca salata e leggermente tannica, che graffia e invita. E poi la linea dei Primitivo Gioia del Colle Dop, da quello fresco, invitante e preciso del 2014 a Il Sogno del 2010 che avvolge il frutto di balsami mentolati, si concede goloso negli spunti di cioccolato che si fondono con tracce floreali mentre la bocca è densa e importante, lunga di frutto. Ancora Primitivo con VIII Decumano 2013, senza solfiti aggiunti, non filtrato che si racconta totalmente diverso, ricchissimo di spunti officinali molto caratterizzanti, dalla bocca densa e morbida che riflette il naso; è figlio di terreni molto chiari, calcarei e rocciosi e ha un lingua diversa tutta da scoprire. Chiude la batteria un Primitivo ottenuto per appassimento in painta tramite strozzamento del picciolo a settembre: di frutta e cioccolato, è sontuoso, invitante e dinamico.

Cantina Spelonga

Marilina SpelongaCi spostiamo (sempre in modo virtuale) in Daunia, in pieno Tavoliere, a sud di Foggia e qui sono gli occhi della giovanissima Marilina ad accoglierci e sono lo specchio di una realtà familiare basata sull’impegno al femminile; fondata nel 2001 da Maria Franca Spelonga col Marito Carmine, impegna anche Salvatore fratello di Marilina. Le radici familiari viticole sono lontane, ma è a inizio nuovo millennio che parte con slancio la nuova visione vitivinicola, basata su vigne a spalliera e un grande cantina interrata, tutta acciaio termocondizionato. Venti ettari in produzione per cinquantamila bottiglie e il resto sfuso e in cisterna. Accanto alla vite, gli Spelonga hanno sempre avuto anche ortaggi, cosa molto diffusa in Puglia. Iniziamo i nostri assaggi con Extrema 2015 una Falanghina prodotta in cinquemila bottiglie. Fruttata, floreale, vivace, invitante, dotata di freschezza decisa e golosa, mentre intensa è la nota olfattiva di macchia mediterranea. Assaggiamo poi Marilina 2015, evidente creatura della nostra ospite, un rosato 2015 da nero di Troia, chiaro e sfavillante, coccola con toni decisi di arancia rossa invitante che si fonde con ciliegia mentolata; nitido, vivace, sapido, leggero e tutto da bere, sparisce nel calice. Eccoci al terzo vino e non poteva che essere Nero di Troia rosso, annata 2014; come gli altri vini è frutto di una vinificazione completamente in acciaio e che gode dell’uva di vigne di cinquanta anni. È nitido e integro di frutto fresco e in nettare che sa di mora ciliegia, visciola, mirtillo, sfumati da fiori polposi e da un’invitante nota fumé. La bocca è dinamica, sapida, dal tannino potente e integrato, tutta frutto, grafite e spezie. Diecimila bottiglie che confermano lo stile nitido e franco di tutta la produzione, trasparente come gli occhi di Marilina.

Tenuta Zicari

calabrigo_ZicariIl nostro viaggio nelle Puglie del Vinitaly ci porta in un battibaleno a Taranto dove ci accoglie Anna Maria Salinari alla regia di un’azienda che nasce nel Settecento, vantando radici nella Sicilia dell’undicesimo secolo. Ma tutto questo lo abbiamo scoperto una volta tornati in redazione; appena seduti nello stand abbiamo assaggiato i vini sollecitati dalla nostra ospite che richiedeva un’immediata opinione da confutare con una precedente che trovava i vini stanchi e troppo evoluti. Eccoci quindi agli assaggi. Cominciamo con una novità, il Salento Bianco Fiano Minutolo 2015: accoglie intenso al naso con un blend di frutti e fiori che lentamente si allarga a sentori di frutti passiti, fusi con decisi toni dolci di miele. In bocca è vitale e di buona dinamica. Un vino che non cerca aromi sottili, ma punta subito alla pienezza, accorciando certamente i tempi di maturazione. Un approccio molto tradizionale, diverso da quanto gli ultimi venti anni ci hanno abituato ad assaggiare. È la volta del Primitivo Di Manduria Dop Calabrigo 2014. Intenso di frutti e fiori, ha toni passiti fruttati insistenti, fusi con pasticceria al cacao, nocciole e mandorle. La bocca è molto dinamica, dotata di tannino veramente deciso e importante che segna leggermente la chiusura d’assaggio senza però spegnere il frutto denso e deciso che occupa il palato. Questo il rosso più interessante di una batteria di Primitivo che non vuole blandire il consumatore cercando morbidezza zuccherina; manifestando invece le doti intrinseche dell’uva, anche la potenza e irruenza giovanile. Una gamma di vini ampia che nei nomi dichiara una filosofia rispettosa delle tradizioni e del territorio: infatti ciascun vino riporta il toponimo della zona in cui è il vigneto e nel caso dei Primitivo rappresenta una lettura zonale dell’areale di Manduria, la chiave di lettura del terroir.

 

 

Sangue di Puglia

Sangue di PugliaTorniamo in piena Daunia, a Torremaggiore, uno dei luoghi da cui ha ripreso vita la viticoltura della provincia di Foggia a inizio Novecento e incontriamo Michele Colangelo, direttore esecutivo di Sangue di Puglia. Le terre intorno a San Severo, dove l’azienda ha un importante impianto produttivo, erano uno dei luoghi d’Italia di maggior produzione e questa Spa, nata nel 2013, riprende in qualche modo quella tradizione basandosi su una storia viticola di tre generazioni su cui si è innestata una realtà produttiva capace di gestire duecentocinquantamila ettolitri di vino, esportando masse di qualità con alto valore aggiunto. Una realtà profondamente diversa dalle altre visitate, che dedica una parte della produzione al prodotto imbottigliato: oggi sono cinquantamila bottiglie e presto si arriverà alle centomila, una piccola cosa in un mare di vino che arriva in tutto i continenti. Ovviamente la produzione in bottiglia, che si fonda principalmente su sei ettari di proprietà, è basata sul nero di Troia, il vitigno principale del territorio da cui si ottengono Il Rosato (quindicimila bottiglie) e Il Rosso (quindicimila bottiglie). Completa la gamma Il Bianco da uve falangina. Il vino più interessante è il rosso che si manifesta intenso di ciliegia, mora, mirtillo, visciola, decisi e croccanti, avvolti da toni inchiostrosi. In bocca la componente tannica è decisa ma ben domata e al palato il vino ha uno stile più scuro, fatto di frutto e minerali di grafite. Da sottolineare la produzione di extravergine da cultivar peranzana, diverso, gentile, elegante.

 

 

Giuliani

Giuliani_cantone_di_cristoDi nuovo nell’area sud di Bari, a Turi, metà strada tra Gioia del Colle e il mare Adriatico e incontriamo Vito Donato Giuliani, alla guida dell’azienda che porta il suo cognome. Nel marchio aziendale sotto il nome campeggia una massima che è una garanzia per chi si accinge ad assaggiare, “vini per passione”. Altro aspetto che Giuliani dichiara è la sua tensione nei confronti del Primitivo di Gioia del Colle, diverso da quello di Manduria aggiungiamo noi, alla cui valorizzazione sono dedicate gran parte delle energie. Territorio e tradizioni sono le linee guida e si riscontra in ogni etichetta che abbiamo degustato, tutte caratterizzate da una pulizia olfattiva e gustativa estrema. Alla terza generazione di vignaioli, l’azienda è dotata di cinquanta ettari, per una produzione d’imbottigliato di poco superiore alle centomila bottiglie, con una grossa parte di vendita di sfuso e di cisterna. L’azienda si sta impegnando nella riscoperta di un vitigno tradizionale, il notardomenico, un bacca nera ricco di acidità che sembra perfetto per fare rosati fermi e spumanti. Cominciamo gli assaggi con il Fiano Chiancaia (è un toponimo e tutti i vini prendono nome dai luoghi dove sono i vigneti), profumato, invitante e vivace; ma passiamo subito al Primitivo di Gioia del Colle Riserva Baronaggio del 2012, un quindici gradi nitido di frutto deciso, rosso e nero anche sotto spirito, con intense speziature di vaniglia, noce moscata, fuse con golosità di mandorla e amaretto mentre torna sui torni scuri di inchiostro e grafite. Morbido, potente, fresco, dal tannino imponente e integrato. Coerente, chiude sul frutto ammandorlato. Siamo poi entrati nel mondo dei passiti, dove il Primitivo ovviamente dice bene la sua, ma a noi piace raccontare un altro vino tradizionale, unico, buonissimo ma meno rinomato, il Cantone di Cristo Aleatico di Gioia del Colle Doc 2013, dal naso intenso di frutto e chiodi di garofano, dense florealità di rosa e peonia, percorse da menta e cacao. La bocca è sontuosa, bilanciata, ricca di frutto, spezie e pasticceria. Da non perdere.

di Francesco D’Agostino

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Vinitaly 2016, sempre ricca la proposta della Puglia
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Vinitaly 2016, sempre ricca la proposta della Puglia
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Esemplare la crescita qualitativa del settore vitivinicolo della Puglia, una regione che negli ultimi quindici anni si è messa in gioco con entusiasmo e impegno, con azioni e tecniche mirate alla valorizzazione dei territori e dei prodotti enologici. Etichette di grande interesse che esprimono il buon connubio tra tradizione e innovazione
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