Scacciadiavoli presenta le nuove annate

L’incontro con la famiglia Pambuffetti, con le nuove annate in abbinamento a due portate di Elio Sironi da Ceresio 7 a Milano

Prima di approfondire il contesto produttivo e la presentazione delle etichette, vi raccontiamo alcuni dettagli, dalle sue origini al motivo del nome singolare!

La tenuta Scacciadiavoli affonda le sue radici nel lontano 1881, quando il principe di Piombino, Ugo Boncompagni Ludovisi, avviò un’azienda vitivinicola in perfetto stile francese facendola diventare in pochi anni icona di modernità, tecnologica ed eccellenza enoica del territorio umbro. Questo al punto che il premiato vino di Montefalco qualche tempo dopo era commercializzato sul territorio nazionale ed esportato negli Stati Uniti, Africa, Nord Europa finanche in Giappone, ricevendo diversi premi e onorificenze. Nel 1954 la famiglia Pambuffetti di Foligno successe nella gestione della tenuta in cui dapprima Amilcare prese le redini dell’azienda. Appena quattordicenne, lavorò nella tenuta come garzone, poi dopo averla gestita la lasciò in eredità ai figli Alfio, Settimio e Mario che continuarono nelle attività intraprese dal padre. Dal 1990, i legittimi eredi di Settimio, i fratelli Amilcare in particolare, Carlo e Francesco Pambuffetti, oggi insieme a Liù e Iacopo, figli di Amilcare e Francesco rispettivamente e quarta generazione, gestiscono la cantina, in nome di un profondo legame alla ultracentenaria storia enologica della cantina di famiglia (nella oto di apertura da destra Amilcare, Iacopi e Liù con il team aziendale).

scacciadiavoli cantina

Invece il nome bizzarro è stato originato da un uomo che abitava ai confini con l’omonima proprietà e che di mestiere faceva l’esorcista. Un giorno gli affidarono una giovane donna posseduta dal demonio che tentò di curare con le sue pozioni, ma nulla servì a liberarla. Decise così di farle bere del vino rosso e la ubriacò. Smaltita l’ubriachezza, come d’incanto ella rinsavì. Così in onore dell’uomo il borgo e il territorio circostante furono dedicati a Scacciadiavoli.
Scacciadiavoli, immersa nelle colline umbre che si diradano tra Foligno e Todi, lungo la Strada del Sagrantino, ha quaranta ettari impiantati a vigneto in perfetta simbiosi con il paesaggio che abbraccia i comuni nella denominazione Montefalco Doc e Docg. Sedici sono coltivati a sagrantino, quindici a sangiovese, sagrantino e merlot per produrre Rosso di Montefalco, tre a grechetto, tre a trebbiano spoletino e tre a chardonnay, viognier e trebbiano toscano. In cantina c’è il valido contributo di Stefano Chioccioli, enologo di altre note realtà.

La degustazione

Spumante Metodo Classico Rosé Brut
Ottenuto dalla vendemmia anticipata di sole uve sagrantino di cui è stata aumentata leggermente la produzione a ceppo, con una gestione della parete fogliare effettuata a mano, vede la pressatura soffice delle uve entro sei ore dalla raccolta. Dopo una prima fermentazione lenta, a temperatura controllata per conservare gli aromi primari, segue la presa di spuma e maturazione sui lieviti secondo il metodo classico con una permanenze sui lieviti in bottiglia per trentasei mesi. Dopo la sboccatura si porta il residuo zuccherino di otto-nove grammi per litro. Dopo un colore tra il rame lucente e la buccia di cipolla con bollicine fini e persistenti, esordisce con un naso fine, su note di piccoli frutti di bosco, ciliegia, poi pompelmo, un tocco floreale di rosa e scorza di pane. In bocca è elegante, cremoso, morbido, fresco, con una buona struttura e un finale persistente sui piccoli frutti. La permanenza prolungata sui lieviti lo rende di una beva molto piacevole e versatile negli abbinamenti.

scacciadiavoli rosé brut

Trebbiano Spoletino Spoleto Doc 2020
Vino alla sua seconda annata di produzione. La vendemmia dalla metà alla fine di ottobre, con un leggero appassimento, ha visto una resa media di ottanta quintali a ettaro. Una parte delle uve è stata vinificata in anfora e ha effettuato la malolattica. L’altra parte ha avuto una leggera macerazione a freddo con decantazione, poi entrambe hanno maturato in botte di legno non tostato per nove mesi. Dopo l’assemblaggio e l’imbottigliamento, il vino è affinato in bottiglia per almeno altri nove. Dopo una tonalità giallo paglierino con lievi riflessi verdi, ha un naso intrigante dalle spezie di paprica, curcuma, pepe bianco, poi sfuma su note di erbe officinali, un accenno quasi salato, poi di fiore di camomilla, per finire sulla frutta gialla, con un nuance di albicocca secca e un soffio agrumato. La bocca è grassa, di buona acidità, poi sapida, con un gusto croccante, molto persistente e ritorno di frutta gialla matura. Elio Sironi ha scelto in abbinamento degli “agnolotti del plin, su ‘ndjua e crema di zafferano”. Da solo o in abbinamento è un bianco di ottima fattura che ammalia già all’olfatto per poi avere all’assaggio una beva che abbiamo davvero apprezzato.

scacciadiavoli trebbiano spoletino
elio sironi agnolotti del plin, su ‘ndjua e crema di zafferano
gli agnolotti

Montefalco Rosso Doc 2019
Ottenuto da sangiovese al 60%, sagrantino 15% e merlot 25% (questo su terreni argillosi), con una resa media in vendemmia, che avviene dalla metà di settembre alla metà di ottobre, dai novanta ai cento quintali a ettaro. Dopo una lunga macerazione sulle bucce sino a sessanta giorni in acciaio, finite le malolattiche, dopo l’assemblaggio e un passaggio in cemento, matura in barrique di secondo passaggio e in tini tronco-conici grandi di rovere francese per dodici mesi. Successivamente per almeno altri sei in bottiglia. Vino più importante per volumi nella gamma aziendale, anche per un ottimo rapporto qualità-prezzo. Dapprima si svela per il suo colore rosso rubino intenso, con lievi tonalità granate, per poi avere un naso ampio, elegante, fine, dalle note speziate, a cui seguono sentori di sottobosco, di piccoli frutti rossi tra cui la ciliegia. Al palato ha una buona struttura, con tannini morbidi in buon equilibrio con l’acidità, per poi manifestare un retrolfatto persistente tra la frutta piccola e un tocco balsamico. Questo Montefalco rosso si conferma un vino di ottima fattura tra vigna e cantina, di decisa piacevolezza e abbinabilità.

montefalco scacciadiavoli

Montefalco Sagrantino Docg 2018
Presentato in anteprima nell’incontro a Milano, è ottenuto da viti, come ci ha spiegato Chioccioli, poco fertile sulle prime gemme, dove la gestione del verde, nei mesi di aprile-maggio, è fondamentale per la predisposizione della varietà alla peronospera, in modo da aiutare in seguito la maturazione polifenolica. Un ulteriore aiuto sono i sovesci fatti per integrare la biodiversità dei suoli tra i filari. Dopo la vendemmia, a partire dalla metà alla fine di ottobre, con una resa di sessanta quintali per ettaro, la vinificazione avviene con una permanenza dalle tre alle quattro settimane in tini di rovere francese da cento ettolitri, con la temperatura durante la fermentazione alcolica controllata e mantenuta inferiore ai 30 °C. La maturazione avviene poi al per metà in barrique di cui il dieci percento nuove e il resto di secondo e terzo passaggio. L’altra metà in botti di rovere francese da trenta ettolitri per un minimo di ventiquattro mesi. Segue l’affinamento in bottiglia per almeno altri dodici mesi. Il colore molto intenso è granato profondo. Il naso è indubbiamente complesso, elegante e potremmo dire sensuale, di frutta rossa matura e di piccoli frutti rossi, seguito da note di agrumi rossi, poi sentori vegetali di sottobosco, spezie fresche, un tocco di tabacco per chiudere balsamico. L’assaggio è voluminoso, elegante, con un tannino presente, già setoso, equilibrato da una buona freschezza acida. A chiudere, il retrolfatto è fruttato, speziato e molto persistente. Qui Elio Sironi ha proposto in pairing un “black Angus, funghi di cardo, sedano e polenta”. Abbinamento, a nostro avviso, perfetto. Un Sagrantino attuale e meno impegnativo di quelli prodotti qualche anno fa, che ne aumenta le possibilità di abbinamento e godibilità.

elio sironi Black Angus, sedano rapa, cardoncelli e polenta
sagrantino scacciadiavoli