Valoritalia presenta l’Annual Report del vino in Italia

Valoritalia certifica 9,23 miliardi di vino nel 2024: volumi stabili per l’enologia tricolore nonostante l’incertezza relativa ai dazi Usa

Valoritalia fa luce sull’andamento del vino italiano con la presentazione del settimo Annual Report del vino in Italia, l’indagine realizzata sugli ultimi cinque anni, un quinquennio particolarmente complesso se si considerano l’insieme di dinamiche che continuano a determinare un quadro di indeterminatezza economica. Nonostante l’epidemia Covid, le due guerre in atto e la recente minaccia dei dazi statunitensi, il mercato del vino tricolore racconta una certa solidità nonché la capacità di mantenere volumi stabili e intercettare i cambiamenti delle preferenze dei consumatori. A dircelo è Valoritalia, azienda leader nella certificazione vitivinicola con 219 denominazioni d’origine certificate pari al 56% della produzione nazionale dei vini di qualità per un valore di oltre 9 miliardi di euro.

I numeri

Nonostante il contesto internazionale complesso – ha sottolineato Giuseppe Liberatore, direttore generale di Valoritalia – il 2024 si conferma un anno di consolidamento, non brillante ma comunque positivo, con 2,019 miliardi di bottiglie immesse sul mercato, in lieve calo rispetto al 2023 (0,46%) ma in crescita dell’1,4% rispetto alla media degli ultimi cinque anni. Un dato particolarmente significativo che mostra come la filiera italiana mantenga i volumi elevati del 2021, raggiunti con l’inaspettato boom dei consumi dell’era covid, con oltre 110 milioni di bottiglie in più rispetto al 2019, segno di competitività delle nostre imprese anche in momenti difficili come questo”.

Valoritalia presenta l’Annual Report del vino in Italia

Numeri che parlano di reattività e capacità di adattamento del nostro tessuto produttivo, è però necessario porre l’accento su alcuni cambiamenti. Tra le categorie di vino, a brillare sono gli spumanti con un aumento del 5% contro il continuo calo dei rossi, nel 2024 arrivato al -6,8%, dettato da un mercato sempre più orientato a vini versatili e di pronta beva. Dal versante delle denominazioni, le Igt calano del 6,3% (dopo un forte +16,5% del 2023), male anche per le Docg che subiscono una perdita (-2,3%) per il terzo anno consecutivo, mentre crescono le Doc (+2,7%) che rappresentano la percentuale più grande del vino certificato, pari a circa 5,35 miliardi di euro.

Le tendenze

I dati evidenziano un progressivo riallineamento tra offerta e domanda – ha commentato Giuseppina Amodio, direttrice operativa di Valoritalia– in cui la competitività delle denominazioni non si gioca più soltanto sul valore storico, ma sulla capacità di intercettare dinamiche di consumo sempre più orientate alla versatilità”,

Ma il tema cruciale emerso dal report riguarda la disomogeneità del sistema enologico italiano. Delle 219 denominazioni certificate da Valoritalia, le prime 20 coprono l’86% del vino imbottigliato, mentre le ultime 139 faticano a superare l’1,4%. Anche sul fronte delle imprese, solo il 12% supera i 50 milioni di fatturato, mentre la maggioranza resta sotto il milione: dati che sottolineano la variabilità della produzione in relazione alle dimensioni delle denominazioni.

La visione

 “Una difformità che evidenzia una strutturazione ambivalente della viticoltura italiana di qualità – ha sottolineato Francesco Liantonio, presidente di Valoritalia – “l’elevato numero di denominazioni rappresenta una forza in termini di rappresentanza ma anche un limite strutturale se non si considerano con sufficiente attenzione gli aspetti organizzativi e dimensionali legati alla rappresentanza dei consorzi. Una limitata dimensione della denominazione comporta, implicitamente, un altrettanto limitata capacità operativa degli stessi che faticano a svolgere le funzioni fondamentali di tutela, promozione e valorizzazione. Per questo motivo, la riforma volontaria del sistema consortile potrebbe essere oggi la chiave di volta per riportare a unità decisionale le frammentate realtà locali. Una direzione sempre più necessaria soprattutto in questo periodo di incertezza geopolitica, calo dei consumi e continua minaccia dei dazi statunitensi che, nonostante non si siano ancora concretizzati, stanno già creando numerose incertezze.”

Valoritalia presenta l’Annual Report del vino in Italia

Anticipazioni sul 2025

Parallelamente il report ha posto l’attenzione sui movimenti relativi ai primi mesi del 2025, evidenziando un calo degli imbottigliamenti del -3,3%, presumibilmente imputato alla minaccia legata ai dazi Usa e alla conseguente prudenza degli operatori statunitensi. Nel mezzo di questo scenario instabile, cresce l’attenzione verso nuovi mercati come sottolinea l’indagine di Nomisma Wine Monitor con focus su Italia e Canada dove, quest’ultimo, è considerato dal 47% delle aziende italiane esportatrici negli Usa, uno dei mercati più promettenti insieme a Inghilterra e Giappone. L’indagine sul valore delle certificazioni nel mondo del vino ha evidenziato inoltre il valore delle importazioni di vino italiano in Canada, che ammonta a 442 milioni di euro nonché la sua leadership, con il 51% dei consumatori canadesi che dichiara di preferire i vini del nostro Paese alle altre etichette straniere.

L’indagine

La survey, realizzata su oltre 2000 consumatori di entrambi i Paesi, ha messo a confronto i comportamenti di acquisto di italiani e canadesi: se in Italia il territorio e la denominazione d’origine rappresentano il primo driver di scelta, in Canada prevale il brand della cantina. Guardando anche ai trend in ascesa nei prossimi 3 anni, sia in Italia che in Canada cresce l’interesse per gli spumanti e i vini low alcol, espressa da circa il 70% dei consumatori, mentre i canadesi mostrano maggiore interesse per la mixology (74% degli intervistati la ritiene una tendenza in crescita a fronte del 56% degli italiani). Il dato più forte è quello legato alla sostenibilità: l’81% dei consumatori italiani e il 74% dei canadesi indicano le certificazioni green l’elemento prioritario nella scelta del vino. Un tema che risulta particolarmente rilevante anche per le aziende del nostro Paese (campione intervistato di 147 imprese vitivinicole) dove il 42% dichiara di aver già messo in atto iniziative concrete sul tema e ben il 26% è certificata con uno standard di sostenibilità.

In questo scenario di forte incertezza per il vino italiano, – ha concluso Denis Pantini, dell’Osservatorio Nomisma Wine Monitor– Valoritalia giunto ormai alla sua sesta edizione, ha messo in luce come per le imprese e per i consumatori italiani il ruolo delle certificazioni resta determinante nella scelta di acquisto di un vino. Tra i trend in ascesa, quelli legati ai temi green (e alle relative certificazioni) rappresentano i driver di consumo con maggior probabilità di successo futuro sul mercato, con la sostenibilità che surclassa il biologico , così come quelli dei vini a bassa gradazione alcolica. Nel nostro Paese, invece, i vini dealcolati, non sembrano raccogliere un consenso altrettanto ampio”.