Vigneto Falconieri Frascati Superiore, il cru di Villa Simone
Un antico vigneto tuscolano rinasce grazie a Villa Simone, all’intuizione del fondatore Piero Costantini e alla competenza del nipote Lorenzo
Per chi ha voglia di approfondire, Frascati e tutta l’area della denominazione ai piedi dell’antico vulcano del Lazio, i cosiddetti Castelli Romani, rappresenta un luogo unico, dove i segni della civiltà antica romana convivono con quelli dal Rinascimento in poi, in un ambiente che ha sempre ospitato la vite e l’olivo. Nei siti più belli nacquero delle ville patrizie e sulle stesse nel Rinascimento furono realizzate dodici grandi dimore, le Ville Tuscolane appunto. Villa Falconieri (nella foto di apertura, vista dal vigneto) fu la prima di queste, edificata dalla famiglia Rufini a metà del sedicesimo secolo; nel 1628, dopo diversi passaggi di mano, arrivò ai Falconieri che accanto alla bellezza architettonica del luogo fecero rinascere anche quella dell’agricoltura, gestendo la dimora fino al 1879. Da una parte l’intervento di Borromini e di artisti come Antonio da Sangallo il Giovane, dall’altra la realizzazione di affascinanti giardini, ma anche vigneti, oliveti e frutteti, in un luogo dove probabilmente già erano presenti molti secoli prima, come dotazione dell’antica villa patrizia romana. La storia recente vede la villa andare in mano tedesca e diventare sede del comando durante la seconda guerra mondiale, quando fu bombardata dagli Alleati dopo l’armistizio di Cassibile. A guerra finita, la villa tornò di proprietà pubblica italiana, perdendo però le zone agricole circostanti, andate in mano a privati di cui, successivamente, si persero le tracce. I terreni, posti a soli quattrocento metri dal centro di Frascati, furono messi all’asta nel 1998 e Piero Costantini partecipò con una tanta determinazione da riuscire ad aggiudicarseli dopo ben dieci anni. È solo la prima parte di una odissea caratterizzata da intoppi burocratici, dalla presenza di una tubazione di acqua comunale utilizzata e non censita che si ruppe, ma anche da straordinari ritrovamenti archeologici, quali le strade romane di accesso all’antica villa patrizia. Solo nel 2017 l’impianto del vigneto su quattro ettari e mezzo caratterizzati da tutte le unità pedologiche vulcaniche tipiche del territorio: la zona più alta a 450 metri di altitudine poggia su tufo fulvo, poi un’area a tufo giallo, a seguire il lahar (colata di fango vulcanico) e l’ultima a 350 metri caratterizzata da un basamento basaltico praticamente affiorante. La lunga esperienza vitivinicola, portò Lorenzo Costantini, enologo ed esperto in impianti di vigneti, a focalizzare sulla malvasia del Lazio con una piccola parte, solo il 3% di trebbiani, greco, bombino e bellone, scegliendo una densità di cinquemila piante per ettaro.

Ne 2019 la prima produzione di uva che, dopo tanta fatica, Lorenzo decise di vinificare per fare un primo vino da non mettere in commercio, ma utile per sperimentare i metodi di cantina. La 2020 è la prima annata ufficiale messa in commercio e ora sta per andare sul mercato la 2021, entrambe prodotte in sole 1.300 bottiglie, numero che con l’invecchiamento del vigneto speriamo possa almeno quadruplicare.
Nella prima annata Lorenzo Costantini ha fermentato il 70% della massa in barrique di rovere di Allier di media tostatura di secondo passaggio e il resto in botti da sette ettolitri di castagno per tentare di recuperare la tradizione di zona del castagno; dopo l’assemblaggio il vino ha affinato il legno. Per la 2020 ha optato per una metà di barrique d’Allier nuove e l’altra barrique di acacia; dopo l’assemblaggio l’affinamento in legno. Il processo di ricerca della vinificazione migliore per il vigneto Falconieri è arrivato con la 2021 alla fermentazione in acciaio con maturazione sui lieviti, seguita dalla maturazione in barrique nuove di rovere di Allier e di acacia per metà, con affinamento sempre in legno dopo l’assemblaggio. Nella 2022 si è ripetuto lo schema di maturazione, utilizzando invece delle barrique i tonneau, senza ulteriore affinamento dell’assemblato in legno.

Il vino ha ovviamente ottenuto la possibilità di utilizzare in etichetta la “menzione vigna”, contemplata dal testo unico della vite e del vino, vista la palese eredità storica del vigneto. Dal nostro assaggio dei prodotti delle prime tre vendemmie possiamo affermare che Villa Simone ha realmente ritrovato un antico vigneto molto vocato, ma solo il trascorrere del tempo ci consentirà di scoprire tutte le attitudini di questo meraviglioso fazzoletto di terra vulcanica che ha ai suoi piedi la bellezza di Roma e vede il mare. Ultima notazione sul prezzo, che alcuni potranno trovare alto. Non si giustifica certo con l’investimento fatto dall’azienda per arrivare a produrre, dovrebbe costare dieci volte tanto, con un ammortamento in oltre dieci anni. Ma è frutto di una scelta ponderata che ci trova d’accordo: una produzione senza alcun compromesso, proposta dopo cinquanta anni di esperienza aziendale nel territorio (l’azienda è stata fondata nel 1982), dando voce a un vero cru con eredità storica secolare e radici in epoca romana.
E poi, aspetto fondamentale, il vino è molto interessante e lo sarà di più per chi, avendolo, vorrà aspettare qualche anno prima di consumarlo.

Vigneto Falconieri 2019
Frascati Superiore Docg
13,5% vol
Presenta subito un bel frutto dolce e polposo, declinato anche candito e sotto spirito: arancia, pesca e albicocca sono percorsi da tratti minerali fumé e di salgemma, mentre intervengono note i frutta secca e miele, tutti avvolti da respiri di fiori di acacia freschi e appassiti, con tocchi di alloro. Bocca avvolgente, calorica, sapida, bilanciata da un’adeguata acidità per un insieme di bella struttura che conferma sul palato la dialettica scoperta al naso.
Vigneto Falconieri 2020
Frascati Superiore Docg
13% vol – € 70,00
Coerente e contiguo al 2019, ma molto più complesso nella netta mineralità di scisto e ardesia (più scura quindi) con tratti di erbe aromatiche di macchia che richiamano mirto e lentisco, sfumati da pepe, con il frutto netto che richiama cedro, nocepesca, pomelo, albicocca. E ancora frutta secca delicata, gli immancabili fiori di acacia, sempre più nitidi con il salire della temperatura, tocchi di anice e sul finale una nota di gianduia. Bocca dinamica nella dialettica tra succosità acida e salinità, caratterizzata da un bell’amalgama grazie alla tessitura importante che garantisce una grande ricchezza retronasale, dove si aggiungono soffi decisi di salgemma.
Vigneto Falconieri 2021
Frascati Superiore Docg
13% vol
Non ancora in commercio, ha un piglio elegante nel fondere toni fioriti gentili con balsami che richiamano il bosco di conifere. Subito il salgemma, con il frutto bianco e giallo, poi stando nel calice i respiri floreali si amplificano distinguendosi in acacia e glicine, attraversati da tocchi freschi di lentisco. La freschezza succosa si percepisce subito al palato, dove la sapidità è delicata e ben integrata, per un insieme di buona energia, già dotata di bella progressione e ritmo, appena stretto in lunghezza, ricco di agrumi, pomi mediterranei, con striature di salgemma.