Vistorta, un bianco importante a fianco del grande Merlot

Vistorta è un riferimento internazionale per il Merlot. Da un anno propone la sua visione nei bianchi da invecchiamento

Vistorta è il nome di un borgo in comune di Sacile, nel Friuli occidentale prossimo al confine con il Veneto. È di proprietà dei conti Brandolini d’Adda da oltre trenta generazioni ed esprime la sua vocazione agricola dal 1872, quando Guido Brandolini fonda una tenuta dove trova spazio anche la viticoltura. Il passaggio a una conduzione finalizzata alla produzione di vino di qualità si ha nel 1979, al rientro a Vistorta di Brandino Brandolini, dopo gli studi di agraria negli Usa e il lavoro a Bordeaux. Torna in Italia con l’idea di fare un grande rosso, consapevole che quei terreni argilloso calcarei sono perfetti per produrre merlot, per di più alla stessa latitudine di Pomerol. Nel 1989 il primo imbottigliamento del Vistorta, all’inizio dotato anche di piccole parti di cabernet franc, cabernet sauvignon e syrah, dal 2000 caratterizzato da solo merlot. Forte di oltre trenta annate, il Vistorta è un vino che fonde energia ed eleganza, conservando integra l’identità del luogo e quindi un carattere unico.

Vistorta, un bianco importante a fianco del grande Merlot
Brandino Brandolini

Nei quaranta ettari di vigneto della tenuta, estesa su duecentoventi, hanno sempre trovato spazio i bianchi della tradizione friulana, ma con la finalità di produrre vini di pronta beva.

Brandino Brandolini dal 1994 è affiancato dall’enologo Alec Ongaro e con lui ha studiato l’evoluzione del Vistorta, condividendo anche la passione per i bianchi importanti. Dopo un lungo periodo di sperimentazione a fine 2023 esce sul mercato Bianca 2018, vino da uve friulano prodotto in piccole quantità con una cura maniacale, al fine di riproporre la tradizione più antica, con il controllo e le conoscenze moderne.

Vistorta, un bianco importante a fianco del grande Merlot
Alec Ongaro al centro nella foto

Fermentazione spontanea in botti aperte, lunga macerazione, follature manuali, minimo uso si anidride solforosa, insomma una metodica poco interventista in cui ogni passaggio è curato nei dettagli e nella tempistica adeguata, frutto di lunghi periodi di sperimentazione. A fianco delle barrique a cielo aperto per la fermentazione sono state usate anche anfore di ceramica da tre ettolitri, dove la macerazione su bucce e vinaccioli si è protratta per oltre duecento giorni, aspetto questo che dà un’idea del livello di qualità delle uve selezionate per la produzione di questo vino. Alla fermentazione in barrique aperte segue la pressatura e tutta la parte liquida prosegue la maturazione in barrique senza subire travasi fino all’assemblaggio. La massa in anfora viene torchiata e poi la sola parte liquida torna in anfora per un anno e quindi in botti di rovere francese da cinque ettolitri per un anno. L’assemblaggio, senza chiarifiche e filtrazioni, ad aprile del 2021 e subito dopo l’imbottigliamento di sole 1050 bottiglie e 90 magnum. Nel calice si trova un vino coinvolgente, che approccia gentile nella sua densa espressività fiorita e al contempo è energico di frutto, con una percezione salina decisa, avvertibile già al naso, e un palato avvolgente e vitale, di grande soddisfazione. Uscito a cinque anni dalla vendemmia, promette di evolvere ed emozionare a lungo. La speranza è che la quantità possa aumentare con le prossime annate.

Vistorta, un bianco importante a fianco del grande Merlot