Suavia dà voce ai luoghi

Tre Soave Classico da altrettante diverse unità geografiche della Doc. Ecco la proposta di Suavia, azienda familiare tutta al femminile

Chi conosce questa bella realtà, completamente immersa nei vigneti a perdita d’occhio che la denominazione Soave offre, uno spettacolo che tutti dovrebbero vedere, sa che ha sempre puntato sul Soave senza cedere alle mode: una filosofia produttiva, mai tradita, di voler intervenire il meno possibile in vinificazione, utilizzando solo acciaio (la vendemmia tardiva è l’unico prodotto vinificato in botte grande). Insomma, le lusinghe della barrique, che a inizio anni duemila erano molto forti, non hanno intaccato mai il credo di Giavanni Tessari e Teresa Buratto e delle loro tre figlie, ora al timone, Alessandra, Valentina e Meri (in questo ordine nella foto di apertura).

Suavia dà voce ai luoghi
In primo piano il vigneto di Fittà

I suoli dell’area Classica del Soave, dove risiede l’azienda, hanno origini vulcaniche antiche, distribuite tra sessantacinque e venti milioni di anni fa, alcune sottomarine altre aeree. La particolarità della zona è che il terreno ha caratteristiche palesemente diverse, già alla vista, che evidentemente influenzano la vite e il suo frutto. Lo hanno sempre saputo i Tessari e finalmente nel 2020 hanno deciso di dare voce a queste diversità, operando come da propria filosofia, in modo di ridurre al minimo la variabile umana per fare parlare a gran voce ciascuna delle vigne scelte per questo progetto. I tre luoghi si chiamano Fittà, Castellaro e Tremenalto (non in ordine alfabetico, ma in ordine di assaggio) e coincidono con tre diverse unità geografiche aggiuntive previste nei disciplinari di produzione del sistema Soave (Soave Doc, Soave Classico Doc, Soave Colli Scaligeri Doc, Soave Superiore Docg, Recioto di Soave Docg) che proprio dal 2020 potevano essere rivendicate in etichetta. I tre luoghi sono vitati esclusivamente a garganega, con viti di circa settanta anni. Aggiungiamo subito che anche la chiusura scelta, il tappo a vite, è parte integrante della filosofia produttiva della famiglia. La vinificazione prevede una maturazione dulle fecce fini per un anno e un lunghissimo affinamento in bottiglia prima della commercializzazione. Torniamo ai luoghi, sono pedologicamente diversi, hanno ovviamente differenti microclimi, seppur vicini, legati all’ondulazione del terreno, all’esposizione, al movimento dell’aria. Terreno e ambiente caratterizzano l’interazione delle viti con l’acqua disponibile, caratterizzando la vegetazione e lo sviluppo dei frutti. Insomma, le variabili in gioco che determinano la ovvia diversità di frutti provenienti da aree diverse, seppur vicine, sono veramente tante e il meraviglioso lavoro delle sorelle Tessari è stato quello di provare a non disperdere alcun grado di diversità, proprio per portare in bottiglia l’unicità di ciascun luogo. Prima di passar al racconto dei vini, anticipiamo che ci sono riuscite e che l’assaggio in parallelo delle tre etichette è un’esperienza entusiasmante, una ulteriore sottolineatura che oggi il senso di consumar vino è solo nella ricerca della diversità, allontanandosi da qualsiasi omologazione. Si tratta di duemila bottiglie per etichetta, vendute insieme in un cofanetto (circa 120 euro) proprio per spingere il consumatore al gioco del confronto.

Suavia dà voce ai luoghi
Garganega in vendemmia

La degustazione

Fittà 2020
Soave Classico Doc
Incisivo
Il vigneto poggia su un substrato di vulcaniti basaltiche molto evolute, dotate di una buona presenza di argilla che consente  una maggiore disponibilità di acqua. In delle aree c’è scheletro.
Manifesta subito una bella espressione, invitante e dolce di fiori di mandorlo e ciliegio, con tratti di mandorla secca, in confetto e marzapane e respiri coinvolgenti di miele e pappa reale. Si inserisce deciso e vitale il frutto di pesca, ananas, cedro, anche candito, con fragranze di torte soffici e di lingue di gatto in contrasto con tocchi vivaci di salgemma. Ingresso in bocca avvolgente e coinvolgente, rapidamente percorso dalla lunga vitalità acida che succosa sostiene la dialettica tra morbidezza e salinità in una dinamica di assaggio che dapprima mette in evidenza le note dolci del naso, poi quelle agrumate godono del grande ritmo.

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Castellaro 2020
Soave Classico Doc
Raffinato
Il vigneto poggia su un substrato di vulcaniti basaltiche moderatamente profondo, ricco di scheletro, molto drenante. Di buona profondità
Attacco olfattivo elegante, gentile sulle brezze di fiori bianchi e di ciliegio, con delicate dolcezze di mandorla secca , nuance di miele e timbri di pepe bianco che si fondono con soffi di gesso e selce; ecco che scopriamo il frutto della passione in bel contrasto con l’articolazione agrumata e poi il gelso bianco via via più deciso, mentre il bouquet si distende e si allarga fine e fascinoso. Bocca di acidità succosa, salata e istantaneamente bilanciata. Il ritmo gustativo è incalzante e sollecita un’espressività più decisa che al naso, trovando rapidamente la stessa attitudine distesa e persistente.

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Tremenalto 2020
Soave Classico Doc
Seducente
Il substrato ha sempre la stessa origine, ma qui è molto evoluto e in aree del vigneto è rosso e profondo, ovvero caratterizzato da grande ossidazione, in altre scuro e compatto, in altre ancora eroso e poco profondo.
Accattivante e dolce nell’espressione di frutto in gelatine e confetture che richiama pesca, albicocca, arancia, mentre scopriamo fiori appassiti di acacia e mandorlo. Vuole tempo per allargarsi ed ecco una tensione minerale di salgemma, selce e gesso, nuance di zafferano,  con tocchi di muffa nobile. Avvolgente e succoso al palato, è molto invitante la beva e lungo nel racconto che parte dal frutto in gelatine e confetture, percorso da respiri di salgemma, sostenuti dall’immancabile nota salina vitale, mentre si aggiungono di bella persistenza notedi limone e cedro in nettare.

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