Buon viaggio Luigi
Il ricordo di un grande uomo del vino italiano. Una perdita inaspettata che il nostro settore difficilmente riuscirà a colmare.
So che nel giornalismo non si dovrebbe parlare in prima persona, ma con Luigi Cataldi Madonna non posso farne a meno. Mi ci sono voluti alcuni giorni per poter metabolizzare la sua perdita, quindi quella che sto scrivendo non è certo una “notizia”, ma solo un ricordo di un amico.
Il nostro primo incontro
Ci siamo conosciuti nei primi anni novanta e la sua risata roca e contagiosa mi ha subito conquistato. Colto, non a caso era professore ordinario di filosofia all’università dell’Aquila, intelligente, arguto e innamorato del suo teritorio, si definiva “un impiegato statale prestato all’agricotura” e questo non aveva fatto che del bene alla crescita della vitivinicoltura di qualità della regione. Ricordo i suoi primi assaggi del “Tonì”, vino dedicato al padre e prodotto inizialmente con l’ausilio di un tecnico piemontese. Vino equilibrato, dai tannini già ben distesi e ingrado di affrontare lunghi invecchiamenti. Successivamente abbiamo trascorso molte gionate insieme, tra pranzi e risate, spesso scaturite dalla sua arguzia e ironia, o dai racconti della sua vita professionale o privata. Sempre pronto alla battuta dettata dalla conversazione del momento, ma tremendamente serio e tenace nel suo lavoro di “vignaiolo”.

Precursore del “Pecorino”
Ricordo che fece assaggiare a me, e ad alcuni colleghi presenti in una delle frequenti visite alla sua cantina, un assaggio di vasca della sua prima vinificazione in purezza del pecorino. Fummo molto critici: “Luigi fa saltar via i denti dalle gengive” tanto era alta l’acidità, ma la sua mineralità lasciava ben sperare e in effetti alla lunga ebbe ragione lui. Forse oggi è uno dei migliori vini prodotti in purezza da quel vitigno.
La nascita del “Cataldino”
Tra le sue referenze aveva già due ottimi rosati, o rosa come lui preferiva chiamarli ultimamente, il “Cerasuolo” e il “Piè delle vigne”, ma quando ero al Vinitaly non mancava mai una visita al suo stand per un saluto. Prima che entrasse in commercio mi fece assaggiare una nuova versione di rosato: fresco, bilanciato e beverino, come dovrebbe essere un rosato, e mi disse: “questo lo chiamerò Cataldino”
Fai buon viaggio amico Luigi,
Fabio