Abelé 1757 presenta Champagne Blanc de Blancs Extra Brut

La storicità della maison è dichiarata nel nome. Una realtà che ha sempre conservato la piccola dimensione per Champagne sartoriali

La data nel nome dell’azienda identifica ovviamente l’anno di fondazione, che indica questa maison essere la quinta più antica di tutta la Champagne. Inoltre due secoli e mezzo di vita l’azienda non ha mai mutato il suo approccio, mantenendo una taglia piccola rispetto alle altre maison del territorio, inferiore alle 300.000 bottiglie commercializzate ogni anno, e un collegamento con il vigneto champenois fatto di contratti e legami, talvolta antichissimi, con piccoli produttori nelle zone più vocate della Champagne, inclusi i cru più importanti, per un totale di 33 ettari. Si ha a disposizione una tavolozza di espressioni che lo chef des caves interpreta per garantine equilibrio tra grande freschezza e note evolutive. La cura del processo e il tempo sono i mezzi per “cucire” ciascuna cuvée che vive il suo lungo processo di presa di spuma nelle antichissime cantine scavate nel gesso, poste a venticinque metri di profondità, a una temperatura costante di 12 °C e un’umidità pressoché del 100%. Sono due chilometri distribuiti in una trentina di gallerie a creare un vero labirinto sotterraneo.

Abelé 1757 presenta Champagne Blanc de Blancs Extra Brut

Oggi la responsabilità di difendere e far progredire lo stile aziendale è nelle nani di Etienne Eteneau, giovane chef des caves con esperienza internazionale che da poco è diventato il guardiano dello Champagne Abelé 1757, il gestore dei tempi di ciascuno vino, chiave fondamentale di interpretazione di ciascuna vigna in funzione del progetto della cuvée.

E arriviamo all’ultimo progetto della maison, Champagne Blanc de Blancs Extra Brut, un 100% Chardonnay, proveniente da appezzamenti della Côte des Blancs, del Coteaux d’Epernay e dalla Montagne de Reims e dalla vendemmia 2019. Il 20% della massa sono vin de réserve (vini di altre annate) figli della colline di Vitryat e Sézannais. Un annata di stile mediterraneo la 2019 che Etienne Eteneau ha interpretato (iinificazione in acciaio e malolattica svolta) riuscendo a proporre un vino di grande finezza e freschezza, dosato a 3 grammi di zucchero per litro, in cui il frutto chiaro, dagli agrumi alla pera e all’albicocca è sempre presente e su esso si alternano toni fragranti di dolci da forno, tocchi di mandorle secche e anche tostate, in bel contrasto con respiri fioriti. Grande la dinmicaa gustativa per una tessitura setosa e fine, giocata tra freschezza e salinità, coerente nella dialettica dei riconoscimenti, tra toni chiari, in evidenza, e tocchi scuri.

Abelé 1757 presenta Champagne Blanc de Blancs Extra Brut

Abbiamo approfittato del nostro incontro con Anne-Laure Domenichini, responsabile comunicazione della maison, capace di un perfetto italiano come dichiarano le sue origini, per assaggiare le due cuvée de prestige. Le Sourire de Reims in bianco e in rosé, due grandi vini che conservano nel nome una bella storia. Durante il primo conflitto mondiale Reims era sul fronte e per questo ha subito danni e devastazioni a non finire, a partire dalla meravigliosa Cattedrale, simbolo della città. Henry Abelé partecipò alla ricostruzione, finanziando il restauro della statua di un angelo completamente decapitata. Simbolo della ricostruzione della città, gli abitanti di Reims ribattezzarono la statua “L’ange au sourire”. Ecco allora che abbiamo assaggiato Le Sourire de Reims Brut 2009, chardonnay 60%, pinot nero 40%, e Le Sourire de Reims Rosé Brut 2008, da solo pinot nero. Sono vini che fondono complessità e finezza, di grande profondità e piacevolezza che si devono assaggiare lasciandosi trasportare e senza concentrarsi su tecnicismi, abbandonandosi alle emozioni.