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Apollonio, vini di Puglia e ricordi di famiglia

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E’ sorridente Massimiliano Apollonio quando ci racconta della storia dell’azienda di famiglia, anche se a dirla tutta c’è un inizio dolce amaro.

“Avevo 20 anni quando persi i miei genitori. Nessuno mi aveva mai chiesto cosa volessi fare da grande, era scontato che io ed i miei fratelli entrassimo a lavorare in azienda, ma ecco… ci aspettavamo di farlo con altre tempistiche e soprattutto per altri motivi”.
La storia dell’azienda Apollonio inizia nel 1870, dove la famiglia di allora acquistò i primi terreni a Monteroni in provincia di Lecce. Per circa i novant’anni successivi le uve furono cedute e terzi, sarà poi con il passaggio di testimone dal nonno al papà di Massimiliano – il sig. Salvatore – che l’azienda smise di cedere le uve e incominciò a vinificare e ad imbottigliare a marchio proprio.
“La nostra è un’azienda un poco strana – ammette Massimiliano – noi produciamo oltre un milione e mezzo di bottiglie l’anno, ma solo il 3% viene venduto in Italia. Il restante 97% va all’estero“. Del resto, anche ai tempi in cui a dirigere l’azienda c’era il papà, cambiavano i numeri ma non la direzione del mercato, le bottiglie prodotte erano 300 mila (un quarto della produzione attuale!) ma anche ai tempi il grosso della produzione se ne andava all’estero. Si prediligevano paesi con un grande tasso di immigrati italiani, che lontani dalla loro patria ne cercavano ricordi e profumi anche nel bicchieri. Si parlava di Belgio, Regno Unito, Germania, insomma le nazioni meta della grande diaspora degli italiani in cerca di fortuna.
Con l’arrivo della quarta generazione Apollonio – quella appunto di Massimiliano e dei suoi fratelli – cambiano i numeri che quadruplicano ma non la direzione del mercato come pure nulla è cambiato nei metodi di lavorazione.
“La Puglia è una terra generosissima, e lo è forse eccezionalmente in tema vinicolo – racconta Massimiliano – qui abbiamo la fortuna di avere oltre 100 vitigni autoctoni. Noi rendiamo omaggio al nostro territorio vinificando solo le uve di questa zona e rispettando il più possibile l’insegnamento di nostro nonno e di nostro padre”. Un mantra quest’ultimo che mai abbandona l’attuale generazione di Apollonio, in questa azienda i vini si fanno esattamente come cent’anni fa, avvalendosi ovviamente di un grande supporto tecnologico ma alla base di tutto c’è ovviamente l’uva che non viene trattata in nessun modo e che arriva in bottiglia integra e completamente rappresentativa della terra in cui è nata e maturata.
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Senza dubbio ci spiega Massimiliano, che oltre ad essere l’enologo della sua azienda è anche presidente dell’Assoenologi di Puglia Basilicata e Calabria, la Puglia è una regione ricca ma è anche graziata da un clima favoloso per la viticultura. “La Puglia ed in particolare il Salento è una terra di sole, mare e vento. E questo clima così equilibrato permette alle piante di resistere anche alle altissime temperature che caratterizzano le nostre lunghe estati”. Altro aspetto importante, insieme a questo climatico è senza dubbio quello naturalistico, in Salento infatti l’alberello è una vera e propria salvezza per la resistenza del frutto e della pianta stessa. “La resa è bassissima rispetto alla spalliera – spiega l’enologo – siamo oltre il 20% in meno su ogni raccolto peraltro effettuato tutto manualmente perché la struttura dell’alberello non ne permette la meccanizzazione, ma la qualità dell’uva è nettamente superiore”

Ad ogni modo parlando con Massimiliano, sono due gli aspetti fondamentali che colpiscono, il grande attaccamento al territorio e ovviamente il riconoscimento incondizionato verso i genitori – papà Salvatore e mamma Liliana. “Papà e mamma sono stati dei grandi e instancabili lavoratori. Le loro giornate erano scandite dal lavoro tra le vigne e poi in azienda. La sera a casa con noi ragazzi e il giorno dopo si ricominciava così ancora e ancora. L’unico sfizio che si toglievano era il teatro una grande passione che li ha legati fino alla fine”. Ed è proprio stato pensato e dedicato a loro il Premio Apollonio istituito ormai 14 anni fa e che nell’arco degli anni è diventato un appuntamento importante per la città di Lecce e per il Salento tutto. Attraverso questo riconoscimento viene premiato il pugliese che si è contraddistinto in ambito artistico e l’elenco dei vincitori si fregia di nomi importantissimi come quello di Sergio Rubini, Ferzan Ozpetek cittadino onorario della città di Lecce, Giuliano Sangiorgi dei Negramaro. Quest’anno l’ambito premio verrà assegnato alla britannica Helen Mirren ormai naturalizzata in Salento dove trascorre gran parte del suo tempo.

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E poi sì c’è il territorio, quello che viene portato integralmente in bottiglia e che trova spazio anche fuori da essa, magari nei nomi dati ai vini.
Come è il caso del loro rosato 18 fanali, effettivamente un nome insolito per un vino ma c’è una storia dietro ovviamente. La guerra era appena finita, aveva tolto speranza e voglia di sorridere per troppo tempo a molti italiani ed allora ogni momento era quello buono per festeggiare! Come quella volta che nel paese vicino a Copertino,  l’amministrazione trovò i fondi per fissare non uno ma ben 18 lampioni e l’evento fu così importante che per la prima accensione fu organizzata una grande festa di paese. Gli abitanti di Copertino ribattezzarono subito i lampioni con fanali, perché loro di lampioni ne avevano molti di più. Ed ecco che nasce questo 18 fanali, un rosato che è forse l’etichetta più rappresentativa di Apollonio. “Ne facciamo 6 mila bottiglie, che in proporzione al milione e mezzo prodotte è quasi niente. – Spiega Massimiliano – Ma non smetteremo mai di farlo, non solo per il grande successo che riscuote questo vino, ma perché lo facciamo così come lo facevano nostro nonno 60 anni fa scegliendo cioè le migliori uve e non gli scarti come spesso accade oggi con i rosati”.

Questo nonno cosi profondamente devoto a San Giuseppe da Copertino, protettore degli avieri e degli studenti, a cui è stato dedicato il Divoto un copertino riserva la cui annata più “giovane” è del 2008…!

DI Valentina Venturato

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