Aquila Reale Trentodoc Riserva e la sua nuova annata 2013
Nuova annata dell’inconfondibile etichetta con lo stemma araldico della città di Trento, che abbiamo premiato con le cinque sfere in Sparkle 2024
Aquila Reale Trentodoc Riserva, il cru di Cesarini Sforza, proviene da un vigneto di chardonnay, a Maso Sette Fontane nella Valle dell’Adige, affacciato sulle Dolomiti di Brenta. L’impianto a pergola semplice trentina, posto a cinquecento metri di altitudine, guarda verso ovest, con le viti di fronte ai monti della Paganella, e alligna su terreni collinari detritici, ricchi di dolomia, con presenza di scheletro, leggermente calcarei, franco sabbiosi, ben drenati. Un contesto in cui la vigna è costantemente accarezzata dalla brezza dell’Ora del Garda, dove una marcata escursione termica assicura alle uve un’acidità perfettamente equilibrata. Il connubio tra il sito di coltivazione, la vocazionalità del vitigno, l’esperienza e la competenza dei viticoltori, ben tre generazioni della stessa famiglia, rendono unico il risultato finale di ogni millesimo di questa Riserva realizzata dal 2001. “Il 2013 è stata un’annata caratterizzata da un raffrescamento delle temperature nel periodo estivo – commenta Andrea Buccella, responsabile di produzione di Cesarini Sforza – e questo particolare andamento meteorologico ha posticipato la vendemmia alla prima decade di settembre. Alla raccolta le uve erano perfettamente sane e presentavano un grande equilibrio di maturazione tra zuccheri e acidità, fattori indispensabili per la qualità delle basi spumante. Un’annata fresca quindi che ci ha consentito di ottenere per questa riserva finezza ed eleganza”.

In cantina le uve raccolte manualmente in piccoli contenitori sono state delicatamente pressate intere nel torchio verticale Marmonier che effettua la pressione come quella di “due dita su un acino – prosegue Buccella -. Questo porta solamente il 50% del mosto fiore a essere selezionato per la Riserva ovvero a una resa di 35 hl per ha per questo millesimo. La fermentazione avviene in parte in carati di rovere e parte in acciaio, dove il vino riposa almeno sette mesi a contatto con le proprie fecce. In questo periodo si svolge la fermentazione malolattica sul totale della massa, mentre negli ultimi anni, considerati i cambiamenti climatici in atto, solo il 50% del vino base la effettua. Nella tarda primavera è stata realizza la cuvée in attesa del tiraggio di inizio giugno, a cui seguono per questa annata circa novanta mesi di affinamento. Saranno poi i giorni, i mesi e gli anni a compiere l’evoluzione di sentori, aromi e sensazioni, esaltati da una rispettosa sboccatura, avvenuta all’inizio del 2023, con un dosaggio di 3,5 grammi di zucchero per litro. Il vino ha poi riposato, nei mesi successivi, prima dell’uscita per le festività di fine anno”.
Nel calice esordisce con un colore giallo paglierino, dai riflessi dorati. Al naso i profumi ricordano la frutta candita, un tocco di mela, seguiti dalle note di piccola pasticceria, un soffio tostato, per poi avere un finale lievemente agrumato. All’ingresso in bocca ha struttura, cremosità, acidità, sapidità, eleganza, con un finale persistente di frutta candita e piccola pasticceria.

La degustazione ha confermato il suo eccellente equilibrio mettendone in luce, al tempo stesso, la godibilità già netta.
Photo @ Cesarini Sforza