Bererosa 2025, sorrisi e passione
Una folla di famiglie, curiosi, appassionati e operatori a Bererosa 2025 tra conferme e sorprese... Ecco i numeri dei rosati italiani
Roma primo luglio 2025. Si produce meno vino rosa oggi, ma è veramente buono.
Se ne sono accorti gli oltre duemila partecipanti di Bererosa 2025, quattordicesime edizione della manifestazione, non più stupiti dalle espressioni in rosa di bollicine come Franciacorta e Trento, quanto invece sorpresi dalle tante proposte del Belpaese, raffinate e appassionanti come non mai, non certo espressione di una moda, ma di un modo di bere che ancora non ha trovato la sua piena affermazione, che ha intrapreso una strada produttiva di estrema dignità, non più votata alle scorciatoie di maniera ma a vini di carattere. Noi insieme al popolo di Bererosa siamo orgogliosi si essere testimoni di questo cammino produttivo, estremamente condiviso verso l’alta qualità, in cui il vino spumante rosa ha avuto un peso decisivo. Un fenomeno, questo, molto interessante che, siamo convinti, attira i più giovani ad assaggiare i rosati fermi; infatti tra i banchi di Bererosa non manca la Gen Z.
L’evento
Anche quest’anno il grande parco di Villa Appia Antica ha prestato le quinte a Bererosa 2025 che, nonostante il caldo, ha attirato un pubblico variegato e numeroso, sicuro di trovare grandi vini, golosi abbinamenti e anche qualche grado in meno del centro città. L’ampio ciuffo di grandi alberi del parco ha protetto i vini e gli assaggi dal calore e poi all’imbrunire, quando il sole dipingeva il cielo del colore dei vini, la sorpresa: una mongolfiera si gonfiava e si rendeva disponibile per il pubblico, invitato a un breve stacco in altezza. Opera dello sponsor, l’azienda altoatesina Vog e la mela di varietà Cosmic Crisp, che evidentemente si poteva assaggiare al naturale o come ingrediente di cocktail. Restando il campo food, Pescaria il marchio italiano di fast food a base di panini di mare, nato a Polignano a Mare dieci anni fa e già diventato un riferimento. E poi la pizza romana farcita di Sfornaio e le dolcezze fritte di Suppli Bros.
Squadra che vince non si cambia e con noi c’erano ancora una volta e sin dalla prima edizione il nostro ufficio stampa Mg Logos e i sommelier della Fisar Roma e Castelli Romani.
Oltre ai vini rosa, come abitudine, nei nostri eventi non manca l’olio extravergine di oliva di alta qualità, selezionato da Olives Road, un prodotto che trova nel pubblico degli appassionati di vino un cliente naturale.
Cucina & Vini e i vini rosa
La redazione di Cucina & Vini comincia a monitorare il mondo del vino rosa nel 2007, pubblicando una prima guida a essi dedicata per poi ripetersi l’anno successivo. Finalmente approdiamo nel 2011 a un evento dedicato, che consente al pubblico di toccare con mano questi vini, all’epoca misconosciuti. In quindici anni abbiamo visto tanti cambiamenti e siamo stati testimoni di un’evoluzione sorprendente: salvo nei luoghi di tradizione, il mondo del vino rosa era prettamente un prodotto “commerciale”, nel senso che era proposto a basso costo e come vino generico, non legato al territorio quindi. L’Italia addirittura raggiunse un picco produttivo nel 2010 con oltre cinquemilioni di ettolitri prodotti, ben quattro destinati all’export, quasi la totalità occupata da vini molto semplici, in particolare una tipologia era importata dalla Francia e utilizzata per produrre aperitivi. Quei vini non esistono più e quel particolare mercato è oggi appannaggio della Spagna che riesce a fornire a prezzi irrisori.

I numeri dei rosati italiani
Dopo quel picco, nell’arco di pochi anni l’Italia tutta ha capito che fosse più utile puntare sui vini rosa di territorio e abbiamo assistito a una trasformazione sostanziale del portafoglio produttivo, ridotto oggi a meno del cinquanta per cento in termini di quantità, ma con una qualità diffusa forse poco prevedibile solo quindici anni fa. Non solo l’introduzione della versione rosé nella Doc Prosecco ha spinto enormemente la produzione certificata, portando in essa tutti quei prodotti già esistenti che prima non avevano una denominazione di riferimento. Tutto questo per dire che ne 2024 l’Italia ha prodotto 2.149.000 ettolitri di vino rosa,di cui solo settecentomila generici (dati Icqrf). Un altro aspetto colpisce, il fatto che la produzione dei mossi in rosa (spumanti e frizzanti) abbia raggiunto un milione e centomila ettolitri, cinquantamila di più della produzione di vini fermi. In questo caso il Prosecco Rosé Doc ha giocato un ruolo determinante con quattrocentosessantamila ettolitri, seppur in contrazione del dodici per cento sul 2021.. Noi di Bererosa ne siamo testimoni e sin dalla prima edizione abbiamo pensato che non si potesse prescindere dai vini con le bollicine nel caso dei vini rosa e i dati produttivi del 2024 ci dicono che avevamo ragione, oltre metà del vino rosa ha delle bollicine, cosa che non avviene nel mondo dei vini bianchi.