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Bortolomiol e lo Ius Naturae

In In evidenza, Protagonisti, Vino by 280188Leave a Comment

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Degustazione Bortolomiol Ius Naturae Valdobbiadene Prosecco Superiore

Il vino da agricoltura biologica è un fenomeno che in Italia si è diffuso negli anni Novanta, quando era già possibile imbattersi in eventi a esso dedicati, sulla cui scia iniziarono subito dibattiti: il vino da viticoltura bio era quasi sempre un prodotto rustico (con i doverosi distinguo), che basava la sua “strategia” marketing sul tipo di agricoltura e non certo sulla qualità edonistica del prodotto. Un approccio un po’ miope che aveva presa su una fascia ristretta di consumatori, non certo sugli appassionati. A distanza di una quindicina d’anni, molto è cambiato, anzi moltissimo e i vini biologici (dallo scorso anno si possono chiamare così perché sono stati codificati dalla legislazione europea sul vino) oggi sono molto spesso prodotti leggermente diversi, realizzati certamente con gli stessi criteri e obiettivi di qualità di tutti i buoni vini.

Proprio negli anni Novanta, Giuliana Bortolomiol, proprietaria dell’omonima azienda insieme alle sorelle Elvira, Giuliana e Maria Elena e alla mamma Ottavia, seguiva col papà Giuliano l’impianto dei vigneti di famiglia, quei quattro ettari oggi diventati bio: “Sono laureata in scienze naturali e già all’epoca – racconta Giuliana – manifestavo la mia propensione innata a un’agricoltura meno impattante, sostenibile come oggi diciamo”. L’incontro avviene nell’impianto aziendale denominato Parco della Filandetta, realizzato intorno a un’antica filanda di Valdobbiadene ristrutturata dalla famiglia Bortolomiol. La vigna presente all’interno del recinto aziendale è appunto una di quelle biologiche, e Giuliana, come avviene quotidianamente, al momento del nostro arrivo stava svolgendo lavori tra i filari. “Papà è mancato nel 2001 e in queste vigne ho continuato a lavorare con un occhio di riguardo verso la sostenibilità, ma il cambiamento decisivo è stato nel 2008 quando abbiamo cominciato la conversione alla viticoltura biologica, ottenendo la certificazione nel 2011”.

Un progetto agricolo prima di tutto, poggiato su una sensibilità evidentemente femminile che ha portato il team delle Bortolomiol a dotare la sede storica dell’azienda di un impianto fotovoltaico, a scegliere bottiglie dal vetro meno spesso, a gestire in modo sostenibile le acque reflue aziendali, a scegliere imballi di cartone al naturale, non colorato.
“Dal progetto agricolo al progetto vino ce n’è passato – interviene Gianfranco Zanon, enologo aziendale, prevenendo la nostra domanda -. Vinificavamo sempre separatamente l’uva delle vigne in conversione e poi mettevamo il vino base nelle cuvée da spumantizzare. Abbiamo registrato delle diversità importanti: variabilità maggiore da anno a anno, maturazione leggermente anticipata con gradazioni zuccherine ottime per la denominazione e lentamente ci siamo avvicinati all’idea di spumantizzare e la prima è stata il 2011, non avevamo fatto altre prove di spumantizzazione”.

La diversità del vino base delle vigne bio è qualcosa di realmente tangibile, lo abbiamo potuto constatare assaggiando i vini base 2012 in affinamento nelle vasche d’acciaio dell’impianto della Filandetta, dove sono disponibili tutti i vini base e si può fare il confronto. Quanto risalta ai sensi è la decisa componente salina del vino biologico, una dote interessante che ovviamente si ritrova nello spumante e
che comunque deve essere ben integrata nell’insieme, richiedendo quindi un’ulteriore riflessione tecnica su come spumantizzare.
“Volevamo trovare la vera sintesi della viticoltura sostenibile – interviene Elvira Bortolomiol -. Che il vino fosse buono e bello e quindi arrivassimo al prodotto di qualità, senza fermarsi alla campagna. Dopo la prima vinificazione delle uve certificate c’è stata un’attesa quasi religiosa anche perché il millesimo 2011 è stato difficile per una grandinata. Quando riuscimmo ad assaggiare il primo vino stabilizzato rimanemmo colpiti dalla sua diversità e piacevolezza, ritrovata poi anche nel prodotto spumantizzato”.

Un vino che sta diventando un po’ la bandiera aziendale, non tanto sul mercato quanto piuttosto sul territorio e rispetto a tutti i conferitori aziendali che storicamente, di padre in figlio, lavorano le proprie vigne per fornire l’uva a Bortolomiol. “Le nuove generazioni di viticoltori – riprende Zanon -, i trenta-quarantenni, sono curiosi, provano, testano, ma ancora non possono fare viticoltura strettamente biologica. Insomma è una semina che stiamo facendo con i nostri conferitori e raccoglieremo tra cinque-dieci anni, tenendo anche conto del passaggio dei tre anni di conversione”. “Abbiamo definito, infatti – spiega Elvira -, un protocollo di gestione del vigneto sostenibile, denominato progetto Green Mark, che guida i nostri conferitori a una viticoltura meno invasiva e anche se non tutti lo applicano ancora alla lettera, abbiamo trovato terreno fertile, sembrava che non aspettassero altro.

L’obiettivo è arrivare a marcare le bottiglie quando tutti si atterrano scrupolosamente al Green Mark. Tornando al progetto bio legato alle nostre vigne è stato molto importante arrivare fino alla bottiglia che ne dimostra la fattibilità, insomma non sono sogni ma possibilità reali”. L’obiettivo finale sarà quello di arrivare ad avere sempre più uve da viticoltura biologica e alcuni conferitori più attenti si stanno dirigendo verso questa svolta. Intanto Giuliana, con il suo insaziabile desiderio di rendere assolutamente naturale lo sviluppo e la vita delle sue piante passa moltissimo tempo nelle vigne: “Rispetto in senso stretto le disposizioni del biologico – riprende – ma mi sto orientando anche al biodinamico, seguendo alcune regole base come quelle dei cicli lunari. E poi utilizzo prodotti di stile ‘omeopatico’ con meno rame che sono lontani dai limiti consentiti dal biologico (sei chilogrammi per ettaro all’anno, limite che sarà in futuro abbassato, ndr) contengono attivatori che stimolano la pianta a difendersi; insomma cerchiamo di andare oltre, sostenibilità al 100% per essere di esempio ai nostri conferitori”.

Torniamo al vino, alla sua diversità e alle sue caratteristiche di brut “salino”. Intanto è lecito chiedersi perché proprio brut. “Era la soluzione più ovvia – immediato risponde Gianfranco -, è un marchio di famiglia, non ci siamo neanche posti il problema”. “I mercati più interessanti che possono capire il biologico – conferma Elvira – sono quelli nord europei e gli Usa e il brut è la tipologia più internazionale. E poi abbiamo deciso di farne uno più accessibile con residuo zuccherino di dieci grammi per litro, mentre il Motus Vitae (il Prosecco Superiore dedicato a papà Giuliano, che esce un anno dopo la vendemmia, ndr) ne ha solo sette”. Noi possiamo aggiungere, alla luce di due sole annate, che si tratta di un Valdobbiadene longevo grazie a questo suo imprinting salino, che inizia a dare il meglio a partire da un anno dalla vendemmia. Ora, non resta che assaggiarlo.

bortolomiol

Vino nel bicchiere

Ius Naturae 2012
Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg
11,5% vol – €14,50
Finezza, precisione sono le caratteristiche di un vino diverso e di bella personalità e stile. Chiaro nel suo colore paglierino da riflessi platino con perlage sottile, è preciso e rigoroso al naso, nitido ma non ancora in grado di esprimere al meglio il suo bagaglio aromatico. Vegetali di ortica e fieno e salvia, sono sfumati da nuvole floreali di rosa e glicine, con note di mandorle e nocciole secche, arancia, cedro, mela, pera, pesca, ananas, tutto percorso da articolati toni minerali in bella evidenza, che raccontano di selce, scisto e tufo, e da una nuance dolce di croccante di mandorle. Freschezza e salinità sono ovviamente in primo piano in questa fase di assaggio, ma poggiano su una tessitura continua e di bella trama, che dà progressione al vino. In modo non esuberante e con gli agrumi in evidenza, riesce a riportare gli aromi del naso anticipando uno stile molto coerente.

Ius Nature 2011
Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg
11,5% vol
Vino di gran carattere e finezza, coinvolgente, manifesta in bocca senza indugio il suo imprinting minerale in una seducente altalena di luci e ombre. Di un bel paglierino luminoso solcato da bollicine sottili, non esita affatto al naso accogliendo seducente e netto con un alea floreale e minerale che riporta a rosa, mughetto e cipria che si fondono con una gamma articolata di aromi amalgamati e perfettamente distinguibili di arancia, pesca, melissa, mandorla, salvia, mango, melone, cedro, pompelmo, mela, gelso, selce, pietra pomice, gesso e ancora glicine, ananas e respiri dolci di torrone bianco, tutto di grande eleganza. Di effervescenza sottile, fresco, di salinità tattile perfettamente fusa con morbidezza e tessitura, entra vegetale e minerale, molto articolato e poi racconta il suo bagaglio di frutto e dolcezze floreali, avvolto in una dialettica intrigante tra salgemma e cipria. Una fase della sua vita molto interessante.

info su www.bortolomiol.com

di Francesco D’Agostino

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silvio torterolo

280188


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