Ca’ del Bosco Chardonnay Selva della Tesa 2019
L’iconico Chardonnay di Ca’ del Bosco cambia nome conservando il suo stile intramontabile. Intrigante confronto con l’annata 2011
Per gli amanti dello Chardonnay prodotto in piccole botti di rovere è uno dei modelli italiani per livello di qualità e probabilmente tra i primi prodotti nel nostro Paese con la tecnica borgognona delle barrique. Prima annata, infatti, la 1983, dal piccolo vigneto della Tesa, quasi seimila metri quadrati completamente circondati dal bosco a Erbusco, vicino la struttura aziendale. Chiara quindi l’ispirazione del nome proposto oggi. Fu piantato con tecniche innovative per l’Italia ovvero con diecimila ceppi per ettaro, proprio ispirandosi alla Francia, dopo un viaggio illuminante di Maurizio Zanella, fondatore e deus ex machina dell’azienda che ha l’innovazione nel suo Dna (sulla destra nella foto di apertura, con l’enologo Stefano Capelli). Si trattava poi di interpretare delle uve eccellenti e qui ci fu anche lo zampino amicale di André Tchelistcheff, agronomo ed enologo russo, forse il principale protagonista della rinascita del vino Californiano a partire della fine della prima metà del ventesimo secolo. Proprio nel 1983, quando il grande tecnico era arrivato in Italia, in Toscana in particolare, per dare la sua consulenza alla nascita di Ornellaia, si concretizza anche la collaborazione amicale con Zanella per la nascita dello Chardonnay. A cinquanta anni da quella prima vendemmia l’azienda ha sentito l’esigenza di dare un nome al vino, visto che il suo fratello minore, nato qualche anno fa, si chiama Corte del Lupo. Oggi le vigne che generano Selva della Tesa sono ben otto e oltre all’area di Erbusco, ci sono Corte Franca e Provaglio d’Iseo.

Il Selva della Tesa 2019 è figlio di un annata particolare, mite e secca in inverno, fresca e ricca di precipitazioni in primavera, calda e molto siccitosa in estate, con le piogge a inizio agosto a salvare decisamente la stagione. Un andamento che non ha favorito la fioritura e il risultato sono stati grappoli molto spargoli e leggeri per una resa di sole sei tonnellate per ettaro. Le uve, raccolte in cassette, sono raffreddate e selezionate e poi trasferite a lavaggio e asciugatura. Il solo mosto fiore, in assenza di ossigeno, è stato trasferito nei piccoli fusti di rovere per le fermentazioni alcolica e malolattica e per la maturazione su lieviti con bâtonnage durante nove mesi. Dopo l’assemblaggio selettivo, il vino, continuando a muoversi per gravità, va in bottiglia, sempre in assenza di ossigeno, tanto che alla fine la solforosa totale è inferiore a 55 milligrammi per litro, contro i duecento massimi previsti dalla normativa.
Non resta che scoprire questa nuova annata, godendo del suo confronto con la 2011, selezionata per questa degustazione da Stefano Capelli, enologo di Ca’ del Bosco dal 1990, in azienda dal 1986, alter ego di Maurizio Zanella in tutte le scelte tecniche di successo che caratterizzano la storia di questa realtà.

Selva della Tesa 2019
Sebino Chardonnay Igt
13,5%
Articolato, vibrante, dinamico, un vero fanciullo nonostante i cinque anni. Giallo oro luminoso, gentile al naso, porge subito aromi di agrumi, cedro e limone, che incontrano confetti alle mandorle e fragranze di ciambellone, percorsi da soffi decisi fioriti di acacia, camomilla e tiglio, fusi a tocchi di vaniglia. Ecco riflessi minerali di selce, gesso e cipria, mentre scopriamo mango, pesca, ananas, gelso, con refoli di frutto della passione; oro spiccano aromi di mandarino in bel contrasto con torrone bianco alle nocciole tostate, con nuance di cioccolato bianco. Bocca vitale, ricca di freschezza succosa, dal riflesso citrico e sapido, vibrante, dotata di struttura importante e di un allungo salino. Subito le note agrumate fuse con i confetti e con distese percezioni di nocciole tostate, mentre si rivela la trama di salgemma, accompagnata da gesso, che vince in progressione dopo che si ritrovano il mandarino, il mango e gli altri frutti con respiri di ciambellone.

Curtefranca Doc 2011
13%
Pieno e seducente, ancora dotato di grande potenziale evolutivo. Di un fascinoso giallo oro carico, si rivela subito suadente nel fondere sentori di croccante alle nocciole con fragranze di panettone glassato alle mandorle, di pan di spezie e pane integrale grigliato, accompagnati da tocchi scuri di polvere da sparo; in bel contrasto scopriamo banana, mela e pera, anche cotte e caramellate, gelso, mandarino e mango, con cenni di dattero e frutto della passione, tocchi di gianduia, pepe bianco e nero in una dialettica circolare che continua a riproporre tutti gli aromi. Bocca piena e dotata di un’acidità sorprendentemente viva, di grande dinamica e ritmo, caratterizzata da una bella salinità e da una succosità incentivante la beva, anche per la profonda dialettica retronasale che gioca sulla boiserie, le tostature di nocciole e mandorle che si fondono con la pasticceria, mentre scopriamo un frutto poliedrico che dalle note di cedro arriva al fico fresco e al dattero, per un insieme potente, vigoroso che invita all’assaggio a dispetto dell’energia, grazie a un ritmo acido goloso.