GARY, il bianco veneto di Tedeschi
Posta a Pedemonte, in Valpolicella Classica, Tedeschi è famosa per i suoi rossi di territorio, oggi accompagnati da un bianco contemporaneo
Flessibili sì, ma senza tradire il proprio carattere. Innovativi certo, ma senza stravolgere la tradizione. Contemporanei e attenti alle nuove esigenze: sicuro, purché questo non finisca per cambiare completamente uno stile produttivo riconosciuto nel mondo. Quando si è un’azienda che ha costruito il suo brand e il suo successo sulla produzione di vini rossi con un’impronta fortemente territoriale, quale può essere quella della Valpolicella e dei suoi vini rossi da appassimento, non è facile dimostrare di saper innovare senza creare confusione nel consumatore.
L’azienda
Tedeschi di Pedemonte (Vr)è famosa da anni per vini importanti come il loro Capitel Olmi Amarone della Valpolicella Classico Riserva Docg, il loro cru più antico, o La Fabriseria Valpolicella Superiore Classico Doc. Eppure in passato la Valpolicella ha espresso anche vini bianchi: solo l’avvento della Doc e del primo disciplinare di produzione (1968) ha sancito l’esclusività dei vini da uve rosse. Ma, come ha detto di recente Sabrina Tedeschi, che con i fratelli Antonietta e Riccardo (nella foto di apertura al Riccardo, Antonietta e Sabrina) conduce la cantina di famiglia, “c’è un momento in cui il passato incontra il futuro”. E magari si esprime con un vino inaspettato come il GARY Veneto Bianco Igt 2023.

GARY il nuovo vino
Presentato in anteprima durante lo scorso Vinitaly, e poi in un incontro con la stampa di settore, è un blend di garganega, riesling renano e chardonnay, da cui il nome. “È un vino nato dalla mia passione per il Riesling – ha ammesso Riccardo Tedeschi, che si occupa degli aspetti enologici dell’azienda -. È l’unione di due mondi opposti, dove l’acidità del Riesling e il frutto della Garganega trovano il loro equilibrio nella sensazione di volume e rotondità dati dallo Chardonnay”. Come sempre capita nei vini nati da assemblaggi, le percentuali delle uve cambiano a seconda della vendemmia. Nella prima uscita, il 2023, l’apporto del riesling era stato limitato al 6%, nel 2024 è già del 15%. La parte del leone però (84%) è stata affidata alla garganega, l’uva tipica dell’Est veronese, mentre il restante 10% è chardonnay. “Non è facile pensare e realizzare un vino nuovo – ha proseguito Sabrina -. Ma alla fine la curiosità di Riccardo, la sua voglia di sperimentare ci hanno permesso di fare questo bianco che sta incontrando la curiosità di tutti: addetti ai lavori come importatori e buyer, pubblico e critica”. In effetti nella terra del vino da uve appassite più importante e famoso d’Italia non ci si aspetterebbe di imbattersi anche in un bianco da tutto pasto, chiuso con il tappo a vite anziché il classico sughero. Un bianco fresco al naso e in bocca, che nel bicchiere si presenta di un colore paglierino intenso con sfumature verdi. Affinato in acciaio, ha profumi che ricordano la frutta gialla matura, il tè, i fiori bianchi e gialli di campo, perfino la crosta di pane. In bocca l’acidità del riesling, la microsalinità della garganega e il frutto bianco dello chardonnay lo rendono un vino di ottima bevibilità, persistente e con finale netto, che lo rende facile da abbinare dall’antipasto in poi.

Restyling
Accanto al GARY, l’azienda Tedeschi ha presentato un’altra novità: il restyling dell’etichetta del Nicalò Valpolicella Superiore Doc 2022. Una scelta che s’inserisce nella più ampia operazione di restyling di tutta l’immagine aziendale. In linea con le attuali tendenze grafiche, si sono adottati caratteri tipografici più contemporanei e in generale uno stile più leggero, pur mantenendo un’eleganza di fondo. Lo stesso si può dire del vino: blend di corvina, corvinone e rondinella, con un 10% di altre uve rosse locali, presenta un colore rubino scuro con sfumature rosso-violacee, lucido e non fitto, con profumi di piccoli frutti di rovo, ciliegia marasca e prugna. In bocca rivela la vivacità tipica di un vino della Valpolicella fatto con uve fresche: il ritorno fruttato è netto ed è screziato da accenni di spezie dolci, come cannella e chiodi di garofano, eredità di un affinamento di dodici mesi in botti di rovere di Slavonia. Anche questo un vino da tutto pasto e, al pari del GARY, anche da tutte le stagioni.