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Il Mio panino Dop Igp

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Roma, 22 marzo 2018 – “Il Mio Panino DOP IGP” promosso Qualivita, Aicig e Consorzi di tutela Dop e Igp in collaborazione con gli istituti alberghieri Gioberti e Vespucci

Il dato di partenza, presentato da Mauro Rosati – direttore generale Fondazione Qualivita – durante la manifestazione, proviene da un’indagine Qualività effettuata sulla ristorazione italiana:  l’86% dei luoghi di consumo fuori casa utilizza  prodotti a indicazione geografica, il 30% ne utilizza più di dieci, il 39% li valorizza indicandoli in carta. Le eccellenze territoriali italiane, insomma, fanno breccia nella ristorazione che è il veicolo più efficace per trasmettere  la cultura del prodotto a indicazione geografica. Non solo, grazie a una partnership taicig_qualivitara alcuni Consorzi, Qualivita e McDonald’s, negli ultimi dieci anni hanno goduto del grande palcoscenico della ristorazione veloce: “Negli ultimi dieci anni abbiamo acquistato 2.000 tonnellate di materie prime a marchio Dop e Igp con le quali abbiamo raggiunto, attraverso i nostri ristoranti (oggi circa 600 in Italia, ndr), oltre 58 milioni di persone”, ha raccontato Mario Federico, Amministratore Delegato di McDonald’s Italia.

Proprio il mondo del panino è stato quindi protagonista in una gara tra quattro classi dei due istituti alberghieri, che avevano l’onere di inventarne uno a base di hamburger di carne chianina (Vitellone Bianco dell’Appennino centrale Igp), utilizzando altri prodotti a indicazione geografica scelti in un cestino di cui non conoscevano il contenuto in anticipo.

I cuochi del prossimo futuro hanno dimostrato competenza, creatività e già una bella capacità descrittiva, fondamentale per promuovere le eccellenze territoriali italiane.

Viene il dubbio che un cliente come McDonald’s possa tenere troppo sotto pressione da un punto di vista economico le aziende di prodotti a marchio Dop e Igp. A chiarire il dubbio una chiacchierata con Vittorio Emanuele Pisani, direttore del Consorzio Tutela Provolone Valpadana: “McDonanald’s è un cliente esigente che chiede un servizio molto puntuale, ben remunerato per le aziende produttrici. La Gdo è certamente un mercato più sfidante in termini di prezzo”. Insomma, anche dal punto di vista economico il produttore è ben remunerato dal canale ristorazione informale, che sembra poter essere oggi uno dei mezzi più incisivi per raggiungere i consumatori con i prodotti che raccontano i nostri diversi  e bellissimi territori. La cosa più interessante è che l’indagine statistica e l’esperienza di dieci anni rivelino la necessità di proporre prodotti territoriali anche nella ristorazione informale (in Italia 210mila esercizi, contro i 120mila di ristorazione classica) per rispondere alla domanda del pubblico italiano che ama una ristorazione “globalizzata personalizzata”! (F.D’A)

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