Il Trebbiano Spoletino tra riscoperta e rinascita

Nuove interpretazioni e produzioni per esaltare le peculiarità del vitigno, di cui è stato recuperato un impianto pre-fillossera di 128 anni

Nel 2020 ci eravamo appassionati all’autoctono Trebbiano Spoletino da cui avevamo realizzato un approfondimento sul numero 174 dell’edizione cartacea di Cucina & Vini. Un viaggio in Umbria quest’anno ci ha permesso di assaggiare le nuove annate di sedici protagonisti di questa varietà riscoperta che ormai suscita un elevato interesse enologico. Ogni produttore nel corso degli anni ha scelto di aderire alla denominazione Spoleto Trebbiano Spoletino Doc oppure alla Montefalco Bianco Doc a seconda del vino che avevano deciso di realizzare.

È importante precisare che ora presidente del Consorzio Tutela Vini Montefalco è Giampaolo Tabarrini dell’omonima cantina.

Il Trebbiano Spoletino tra riscoperta e rinascita
Giampaolo Tabarrini

“La mia idea di presidenza del Consorzio Tutela Vini Montefalco è basata sulla piena condivisione – afferma Giampaolo -. Ritengo fondamentale che le responsabilità e le scelte siano condotte in maniera corale e plurale ed è seguendo questo approccio che struttureremo a partire da subito il Consorzio nell’assegnazione dei ruoli e dei compiti. Una delle idee che seguirò dall’inizio sarà quella di aprire il Consorzio quanto più è possibile all’esterno, in particolare a tutte le realtà produttive che lo compongono e che ne fanno parte, prevedendo una modalità itinerante di svolgimento delle riunioni dei consigli di amministrazione, che si terranno fuori dalle sale della nostra sede e che dovranno essere ospitate presso le cantine. Al presidente uscente, Filippo Antonelli, e al Cda uscente va il mio ringraziamento per il lavoro svolto finora. Ora lavoreremo per lanciare un segnale di apertura e di rinnovamento, ma anche per favorire il coinvolgimento concreto e diretto delle aziende che potranno così sentirsi maggiormente parte di un ente che nasce con l’obiettivo di valorizzare, promuovere e tutelare le nostre eccellenze territoriali legate alla vitivinicoltura. La mia idea, perciò, è quella di introdurre elementi di rinnovamento nella gestione del Consorzio. È l’epoca che viviamo, quella della ripartenza, che ci impone il cambiamento e non possiamo far altro che lavorare a questo con dedizione e impegno, con quella laboriosità e quella semplicità per le quali la terra umbra è nota e apprezzata in Italia e nel mondo”.

Il Trebbiano Spoletino tra riscoperta e rinascita

I protagonisti

Ricollegandoci al lavoro svolto nel 2020, proponiamo di seguito i sedici vini che avevamo già incontrato due anni fa e poi aggiungiamo cinque interessanti novità di cantine non presenti in quell’articolo. Complessivamente i vignaioli della zona stanno sempre di più affinando la loro esperienza in cantina per la gestione delle diverse fasi della vinificazione e affinamento della varietà, ottenendo spesso interpretazioni davvero interessanti in cui il vitigno esprime le sue peculiarità. La possibilità di scegliere quale delle due denominazioni è più adatta alle singole esigenze delle cantine, fa emergere che non c’è uno stile produttivo condiviso ma sottolinea la rinascita di un grande bianco del centro Italia.

Antonelli San Marco
Nell’articolo avevamo recensito la selezione Anteprima Tonda 2018. Ora proponiamo Trebium 2021, ottenuto da una selezione massale di vecchie viti di trebbiano spoletino maritate con aceri. In cantina dopo una breve macerazione, svolge la fermentazione in botti grandi di rovere, dove sosta sui lieviti per circa sei mesi. Dopo l’affinamento in bottiglia si presenta al naso con grande intensità e persistenza, tra cui i fiori di mandorlo, biancospino, poi agrumi e frutta tropicale, con un finale leggermente speziato. Al palato è strutturato e molto sapido.

Benedetti & Grigi
L’annata 2020 dello Spoleto Trebbiano Spoletino, rispetto alla precedente 2018, per sviluppare l’aromaticità delle uve la estrae durante la fase pre-fermentativa con il contatto tra mosto e bucce per dodici ore a bassa temperatura. La fermentazione avviene in acciaio a temperatura controllata limitando al minimo il contatto del mosto-vino con l’ossigeno. Quindi il vino si arricchisce di estratto a contatto con le fecce fini. Esordisce con un profumo delicato di fiori gialli e frutta tropicale. Il sapore è agrumato, minerale e il gusto ampio e persistente, con piacevoli note di freschezza e sapidità lo rendono particolarmente invitante.

Bocale
Lo Spoleto Trebbiano Spoletino effettua una macerazione pellicolare a freddo per dodici-diciotto ore, con una successiva chiarifica statica a freddo e fermentazione con lieviti selezionati a temperatura di 18 °C per alcune settimane. Quindi affina in acciaio per sei mesi. L’annata 2021 passa da sentori agrumati tipici con fondo di pesca e foglia di pomodoro, evolve in note speziate intense con il passare del tempo assumendo un quadro olfattivo complesso e variegato. Alla beva è fresco, sapido, di ottima struttura, con un finale salino e rinfrescante.

Colle Ciocco
Dopo una macerazione pellicolare, una chiarifica statica a freddo, vinificazione e affinamento sono svolti sulle fecce in vasca di acciaio per tre mesi, poi in bottiglia per altri tre. Il Tempestivo 2020 riporta un vino sfaccettato al naso tra erbe e frutta, di buon equilibrio all’assaggio con sapidità, poi freschezza, con il retrolfatto a richiamare le note del naso.

Colle Mora
Dopo la diraspatura delle uve il mosto ottenuto viene raffreddato fino a 5 °C per consentire di prelevare il mosto fiore, chiarificarlo e avviare la fermentazione, terminata la quale il vino rimane in acciaio fino all’imbottigliamento. Il Bagnolo 2020 ha un naso più espressivo delle precedenti annate, dato che si aggiungono note di agrumi, segue un assaggio meno ampio ma comunque interessante.

Colle Uncinano
Nell’articolo avevamo recensito lo Spoleto Trebbiano Spoletino 2018. Per la versione Superiore usa la stessa tecnica della crio-macerazione. La 2020 è in uno stato di grazia con un naso che dal tè sfuma su zafferano e frutta surmatura, poi ha miele e un soffio balsamico. All’assaggio è fresco, sapido, persistente con finale citrino.

Le Cimate
Nell’articolo sul numero 174 avevamo pubblicato la versione Superiore 2017 con una fermentazione per venti giorni in barrique francesi dove il vino affina per dodici mesi con una successiva maturazione di altri ventiquattro in bottiglia. Qui troviamo l’annata 2019 dai profumi di frutta matura, poi tè, miele, floreale di gelsomino, erbe e fieno a chiudere. Nell’assaggio è equilibrato, quasi opulento, dal lungo retrolfatto che corrisponde al naso.

Lungarotti
Produce la sua versione esclusivamente da mosto fiore, vinificato a freddo in acciaio e conservato sulle fecce fini sino all’imbottigliamento. Ai tempi dell’articolo si chiamava Il Pometo con l’annata 2019, ora si chiama Trespo 2021 della linea Il Pometo e vuole mantenere il suo stile produttivo da mosto fiore con una versione giovane. Qui il naso è giocato sulla frutta a cui seguono sentori citrini, frutta tropicale e note minerali. In bocca è comunque avvolgente e pieno; mantiene una lunga persistenza fruttata e un finale rinfrescante nella sua componente acida.

Ninni
Il Poggio del Vescovo 2020 conferma la vinificazione solo acciaio che aveva già con l’annata 2018; si mostra nel colore giallo paglierino tipico della varietà ed esprime note floreali, fruttate e iodate. All’assaggio si apre ben sorretto dall’acidità, con un sorso profondo ed equilibrato; chiude con grande sapidità che ne allunga il passo. Prodotto non filtrato e non chiarificato, con basso contenuti di solfiti, senza l’aggiunta di altre sostanze ammesse per uso enologico.

Pardi
Lo Spoletino, qui nell’annata 2020, è frutto di una selezione di mosti. Le uve intere messe subito in pressa danno il mosto fiore. Dopo avere fatto la chiarifica con decantazione, fermenta con lieviti selezionati neutri, matura in acciaio per nove mesi sui lieviti e affina in bottiglia per altri nove. Conferma di essere in grande forma con un naso sfaccettato di miele, erbe e frutta ben matura con un soffio minerale a chiudere. All’assaggio è ampio, glicerico, equilibrato tra sapidità e freschezza, decisamente lungo.

Perticaia
Produce la sua selezione Del Posto in serbatoi di acciaio inox dove, dopo una breve macerazione con le bucce, vinifica con una successiva maturazione per dodici mesi sulle fecce fini, durante i quali il vino non viene travasato, per poi affinare in bottiglia per almeno altri 6ìsei. In questo caso negli assaggi di quest’anno avevamo la 2019 rispetto alla 2018 dell’articolo. Stessa vinificazione, profumi di miele, erbe e frutta ben matura a cui si aggiunge un tocco di zafferano. In bocca si allarga in una sensazione molto piacevole, essendo più sapido rispetto al precedente, una conferma di questo vino che conosciamo da anni.

Romanelli
Da sistemi misti tra guyot e vite maritata, fa una fermentazione sulle bucce di circa sessantaquattro giorni per poi affinare in acciaio per nove mesi sulle proprie fecce e almeno altri nove in bottiglia. In questo caso abbiamo assaggiato il Le Tese 2020 che ci ha convinto come l’annata 2018 recensita nell’articolo. Da sentori di agrumi si passa al frutto di albicocca e pesca, con notee di frutta esotica, a cui fanno eco sfumature minerali. All’assaggio è fresco, sapido, intenso, coinvolgente, persistente.

Tabarrini
Realizza Adarmando dal 2002 questo vino da viti impiantate nel 1920. La sua vinificazione in bianco prevede una maturazione di almeno dodici mesi in acciaio e successivo affinamento in bottiglia di altri sei. Rispetto all’articolo dove avevamo la 2018 ora proponiamo la 2020. Fedele a se stesso ha profumi eleganti, decisamente complessi con note di agrumi, poi di fiori gialli, con sensazioni tropicali, sfumature di erbe aromatiche e piacevoli ricordi minerali e salmastri. In bocca è raffinato, intenso, di grande carattere come il suo creatore, con una decisa freschezza e sapidità, per poi chiudere minerale e con una lunga persistenza.

Tenuta Alzatura
Aria di Casa è frutto di una vinificazione in legno con una durata di fermentazione e macerazione di quindici giorni. Matura poi dieci mesi in barrique di rovere francese e minimo altri sei in bottiglia. Dopo averne parlato alla sua prima uscita della 2018, ora presentiamo la 2020 con la stessa vinificazione. La maturazione in legno regala quella nota tostata di nocciole che bilancia il bouquet fresco di fiori di campo. Poi troviamo sentori nel mondo della frutta a polpa gialla matura, esotica, e un tocco di burro insieme alla nota tostata. All’assaggio ha acidità e sapidità che si bilanciano per una beva di spessore dato l’affinamento in legno, restando comunque piacevole e lungo. È classificato come Montefalco Bianco.

Tenuta Bellafonte
Nel 2020 avevamo recensito Arneto 2017 ottenuto dai grappoli migliori. Ora invece Sperella 2020, sempre da trebbiano spoletino in purezza. Il mosto fiore fermenta spontaneamente a temperatura controllata. Seguono cinque mesi di maturazione sui lieviti in vasche di acciaio. Ulteriore affinamento in bottiglia per alcuni mesi. Non filtrato. Al naso risaltano le note di lime e bergamotto. E subito dopo profumi di mango e giunchiglie, seguite da note di pane fresco. Al palato è intenso, sapido, gradevolmente fresco e dal finale lungo. Anche questo è un Montefalco Bianco.

Valdangius
Produce Filium, in bottiglie numerate, con una fermentazione spontanea per poi maturarlo per otto mesi sulle fecce nobili con bâtonnage. L’annata 2019, dai profumi intensi, esordisce con il miele, poi erbe e fiori di campo, con a chiudere la frutta gialla matura in secondo piano. La bocca è intensa, fresca, sapida, glicerica nella sua intensità con un lungo retrolfatto sui ritorni di miele.

Il Trebbiano Spoletino tra riscoperta e rinascita

Ecco gli altri vini di cinque cantine che non avevamo recensito nel precedente approfondimento e che abbiamo assaggiato durante la nostra permanenza a Montefalco.

Le Thadee
La cantina è stata fondata acquisendo alcuni dei migliori vigneti che appartenevano a un’importante famiglia di viticoltori di Montefalco, su dolci pendii che si estendono in tutto l’areale. Tra questi ci sono impianti di trebbiano spoletino da viti pre-fillossera, allevate come viti maritate, dall’età di circa centoventotto anni da cui il curioso nome +128+. La vendemmia avviene con una raccolta manuale ottenuta da piante alte tre metri, con selezione del grappolo in vigna e selezione dell’acino in cantina. Qui avviene la macerazione a freddo di tre giorni delle uve intere, poi sofficemente pressate, la fermentazione in acciaio a bassa temperatura. Matura in acciaio per sei mesi sulle proprie fecce fini con bâtonnage, per poi affinare in bottiglia per un minimo di tre mesi. L’annata 2020 esordisce con profumi di tè e miele, poi sfuma su un soffio di gelsomino, a chiudere frutta gialla matura e un tocco di zafferano. All’assaggio ha una bocca intensa, con un equilibrio tra freschezza e sapidità; il retrolfatto torna sul tè accompagnato da zafferano nel bel finale lungo.

Moretti Omero
Presenta il suo Montefalco Bianco 2021, che è stato il primo vino prodotto nel 1997. Dal 1992 sono certificati biologici. Le uve vengono pressate in maniera soffice, poi il mosto subisce la chiarifica statica. Successivamente viene fermentato in serbatoi d’acciaio a una temperatura controllata di 20 °C. Segue la decantazione naturale di tre mesi in acciaio. Al naso è elegante con sentori di frutta a polpa gialla, fiori di mandorlo, oltre a note di tè e un tocco di nocciola. In bocca ha ampiezza, consistenza, avvolgenza tra freschezza e sapidità. Il lungo finale si ravviva grazie alla acidità del vitigno.

Scacciadiavoli
Propone come Spoleto Doc la sua interpretazione del 2020. L’enologo Stefano Chioccioli ha puntato a cogliere l’anima fine e intrigante del Trebbiano Spoletino, dando spazio ai suoi profumi mutevoli e originali con una vinificazione in anfora che rispetta queste caratteristiche e poi rafforzato il suo carattere espressivo con un affinamento in legno non tostato e anfora per almeno nove mesi. Dopo un riposo di altri nove in bottiglia, al naso è speziato di paprica, curcuma, pepe bianco, con a seguire note di erbe officinali e camomilla, poi di frutta dolce e frutta secca, di agrumi. All’assaggio ha una buona acidità e freschezza, gusto croccante, molto persistente.

Tenuta di Saragano
Tra le prime realtà italiane biologiche, certificate già nel 1997, ci racconta del suo Montefalco Bianco 2020, blend di trebbiano spoletino a 60% e grechetto di Todi al 40%. I terreni vitati della Tenuta di Saragano insistono su una collina selezionata agli inizi degli anni Venti del secolo scorso a circa cinquecento metri di altitudine, tra le più alte di tutto l’areale di Montefalco. I quindici ettari vitati hanno un’ottima esposizione e ventilazione, quindi ciò agevola notevolmente la conduzione biologica. Dopo la vendemmia manuale la vinificazione avviene in acciaio dove il vino resta quattro mesi sulle fecce fini, poi affina a lungo in bottiglia. Esordisce con un colore dorato brillante e a naso propone note di frutta esotica che sfumano in toni agrumati, seguite da accenni speziati e sentori di erbe mediterranee. In bocca è teso, con una spiccata freschezza e acidità, per poi restare persistente con un ritorno di frutta esotica.

Terre della Custodia
Presenta Plentis Montefalco Bianco Doc 2019, ottenuto da un impianto dell’età di dodici anni, da trebbiano spoletino al 70% e chardonnay 30%. Le uve selezionate sono raccolte, manualmente, nelle prime ore del mattino, alle minime temperature del periodo e raffreddate all’arrivo in cantina, evitando principi di fenomeni ossidativi che possano compromettere il potenziale aromatico. La vinificazione in bianco con pressatura soffice delle uve in ambiente privo di ossigeno precede la decantazione statica per ventiquattro ore per la pulizia del mosto; segue l’inoculo con lieviti selezionati per avvio della fermentazione alcolica. Dopo l’assemblaggio delle masse avviene un ulteriore periodo di affinamento in acciaio, poi in bottiglia per dodici mesi. Di colore giallo intenso con riflessi dorati, ha note di eucalipto, poi di gelsomino, per poi virare su ananas, confettura di credo e arachidi tostate a chiudere. Il palato è fresco e asciutto, per un sorso avvolgente e lungo.

Le foto del servizio sono di Pier Paolo Metelli