Assaggi in Irpinia al Vinitaly 2018 – La Casa dell’Orco

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Siamo nelle campagne di Pratola Serra, in frazione San Michele. La Casa dell’Orco è il nome del luogo e dell’azienda

All’interno della proprietà agricola di Pellegrino Musto esiste una costruzione megalitica costituita da diversi grandi blocchi di pietra squadrati, alcuni ancora in piedi, altri a terra. Si trovano in località La Casa dell’Orco, nome legato a una leggenda tramandata nei secoli dai pastori e riportata in un racconto dalla scrittrice Maria Padula. Si narra dell’atto eroico di Silpa, giovane pastore irpino, che salva gli abitanti della zona dalla tirannia di un orco, uccidendolo con una freccia scagliata dal suo arco.

L’azienda fu fondata nel 1993 sulla scia della tradizione viticola della famiglia Musto, lunga diverse generazioni. I trenta ettari di vigneti sono disposti in diversi comuni dell’Irpinia, tutti in zone collinari da 350 a 500 metri di altitudine, allevati a spalliera e potati a Guyot. Le varietà coltivate sono quelle tipiche del territorio, aglianico per i rossi fiano, greco, falanghina e coda di volpe per i bianchi, tutti vinificati sapientemente in purezza dall’enologo Massimiliano Musto che ci ha proposto in assaggio due vini molto rappresentativi.

Il Greco di Tufo 2017 Docg  ha una gradazione alcolica del 13,5% ed è prodotto in ventimila pezzi, il cui prezzo allo scaffale è di circa 13 euro. Nonostante sia in bottiglia da solo un mese si esprime subito in toni di macchia mediterranea, nei ricordi vegetali di mirto, erica, origano, che si fondono con arancia, mandarino, cedro, sostenuti da una decisa mineralità di salgemma e selce. Rivela poi mela, pesca, pera insieme a respiri floreali di biancospino e cenni di melissa e di menta. In bocca è vitale, fresco, ma non spigoloso, salino, in grado di sollecitare sul palato toni polposi di frutta, insieme agli altri riconoscimenti. Stando nel calice diventa sempre più leggibile, rivelando una coinvolgente dialettica tra dolcezza e freschezza nell’alternarsi di aromi di acacia e menta.

Assaggiamo poi il Taurasi Docg 2009, dotato di 14 gradi alcolici, è rubino ancora percorso da riflessi violacei. Fuso di fiore e frutto, rivela rosa, peonia, acacia, ciliegia, lampone che diventa protagonista, accompagnato da speziature e da grafite e in progressione da sentori di confetture e di pasticceria alla vaniglia. Morbido, bilanciato, fresco, di tessitura fitta e continua, ha tannino sottile e deciso. Si ritrova denso il frutto che, sulla scia tannica, si fonde con grafite e liquirizia. E si ribeve. (F.D’A)

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