Löwengang, i vini simbolo di Tenuta Alois Lageder, compiono trenta anni

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Lageder, la sua storia e le grandi espressioni di Löwengang, Chardonnay e Cabernet

Di Giovanna Moldenhauer

Una presentazione del nuovo 30 anni Löwengang Chardonnay, uvaggio delle tre annate 2013, 2014 e 2015 prodotte in esclusiva e in un numero di bottiglie molto limitato, e l’anteprima del 30 anni Löwengang Cabernet, ottenuto per la prima volta vinificando esclusivamente uve di viti con un Dna di oltre centoquaranta anni, ha permesso di riscoprire il percorso, fatto di passione ed entusiasmo, che ha portato la Tenuta Alois Lageder a essere oggi sinonimo di qualità ed eccellenza nella tradizione enoica altoatesina. A condurla Alois Lageder e suo figlio Alois Clemens, entrato in azienda dal 2015 in qualità di responsabile dell’area vendite e marketing. “Questo anniversario – commenta con lo stesso sorriso del padre – è molto importante per la nostra azienda e la nostra famiglia perché la creazione, soprattutto dello Chardonnay, ha aperto le porte nella nostra regione a un nuovo modo di vinificare”

La storia, nel settore enologico, della famiglia Lageder ha origine nel 1823 quando Johann Lageder scelse di intraprendere l’attività di commerciante di vini a Bolzano. I suoi figli e nipoti decisero, per imprimere il loro stile, di produrli affidandosi alla collaborazione con viticoltori locali. Una svolta cruciale, a creare quello che oggi è la Tenuta Lageder, è stata rappresentata “Dall’acquisto fatto nel 1934 da parte di mio padre – racconta Alois – del podere Löwengang a Magrè: forte del sapere tramandato dalle generazioni precedenti, animato dalla volontà di imboccare strade nuove, sentì che da quel podere sarebbe iniziato un nuovo percorso”. Nel 1975 Alois Lageder, alla morte del padre, iniziò a gestire la tenuta supportato dalla sorella maggiore Wendelgard e dal cognato Luis von Dellemann, allora giovane enologo, cercando di capire, sin dai primi anni come produrre vini che fossero in sintonia con i cicli naturali, ispirati ai principi dell’agricoltura biodinamica che la madre seguiva per la gestione del suo orto. “Un momento fondamentale – continua poi – è l’incontro nel 1981 con Robert Mondavi, diventato mio grande amico oltre che mentore”. Il primo incontro è avvenuto nella sala da pranzo di Tòr Löwengang, come ci ha raccontato Alois durante la verticale di Cor Römigberg, tenutasi a Summa 2017, con sette annate dal 1993 sino al 2011 composto per la maggior parte da cabernet sauvignon con poco petit verdot. Mondavi visitando la tenuta si rese conto del grande potenziale dei vini di Lageder, ma anche del bisogno di un piccolo cambio di rotta affinché si esprimessero ai massimi livelli. “Robert ci spronò a mettere in discussione i metodi tradizionali per sperimentarne di nuovi, ma senza abbandonarli o rinnegarli – riprende Alois -. Quindi in azienda iniziammo a utilizzare piccole botti rovere, riducendo le rese in favore della qualità e lasciando affinare i vini bianchi sui lieviti per periodi prolungati”.

Un’altra tappa fondamentale in quegli stessi anni è stato l’incontro di Alois con Heinz Winkler, chef altoatesino che già nel 1981 aveva tre stelle Michelin al Tantris di Monaco. Durante un incontro con Alois, Heinz gli fece candidamente notare come i suoi vini, e quello dei suoi corregionali, non erano ancora all’altezza di competere con le etichette presenti in carta, e non parlava solo di qualità. L’assaggio poco tempo dopo del Löwengang Chardonnay, primo vino bianco vinificato in barrique del millesimo 1984, che gli era stato portato da un amico comune, gli fece cambiare idea al punto da ordinarne seicento bottiglie in una sola volta. Il debutto sul mercato nel 1986 ha creato, dopo un’iniziale perplessità e scalpore delle altre cantine, un nuovo modo di vinificare, sino ad allora non sperimentato, e nuove interpretazioni. Le uve erano quelle del vigneto storico di Löwengang. Negli anni a seguire Lageder ha continuato a sperimentare sull’uso delle barrique, cercando di leggere al meglio le condizioni climatiche già in parte mutate negli anni Novanta.

Nel 1984 Alois decise di vinificare anche le uve rosse, dello stesso vigneto, piantate nel 1855 dal conte Melchiorri, allora proprietario del podere e del vigneto, ritenendo fossero di cabernet. Le viti dell’impianto, che avevano allora circa cento anni, hanno dato al vino struttura e una grande armonia. Studi ampelografici hanno determinato che il vigneto è composto per lo più da carmenere, con piccole quantità di cabernet franc, cabernet sauvignon, merlot. Quindici anni fa, per mantenere vivo il vigneto e sostituire le piante morte, sono state isolate, con selezione massale, delle nuove piantine, creando così un nuovo vigneto a lato di quello storico. Dalla vendemmia 2014 il contributo di questa nuova vigna è entrato sia nel vino dell’anniversario 30 anni Löwengang Cabernet, e nei millesimi successivi. La Tenuta Lageder per conservare intatto un patrimonio genetico così prezioso ha inoltre richiesto, dieci anni fa, la consulenza di uno specialista svizzero che ha stabilito tra il 1875 e 1885 gli anni in cui è stato fatto l’impianto di uve rosse.

 

La degustazione

La presentazione ha previsto una verticale di cinque grandi annate a confronto, dal 1992 al 2014, di Löwengang Chardonnay e si è conclusa con il vino dei 30 anni.
1992: annata difficilissima, primo anno in cui si sono resi conto che il clima stava seriamente cambiando. Sebbene sia trascorso un quarto di secolo, alla vista si presenta ancora con delle sfumature verdoline, con uno spettro olfattivo che spazia dalla frutta matura a polpa gialla a spezie dolci e note terziarie. La bocca ancora equilibrata tra acidità, leggera sapidità, quasi cremosa con una’insospettabile lunghezza.
1996: il colore tende più al giallo dorato. Al naso risulta meno intenso del 1992 con le stesse tipologie di profumi. L’assaggio più complesso ed evoluto del precedente, comunque elegante nel bilanciamento tra freschezza e sapidità, lascia nel lungo retrolfatto note terziarie.
2004: ultima annata prima del passaggio al biodinamico certificato, ha un colore oro pieno, dove insieme alla frutta troviamo i fiori, seguiti poi dalle spezie. La bocca esordisce con meno frutta, note floreali seguite da spezie, un ingresso in bocca tra freschezza e un accenno di sapidità con una lunga persistenza accompagnata da un piacevolissimo finale agrumato.
2010: giallo dai riflessi dorati ha un naso tra frutta a polpa gialla, spezie e note minerali. L’assaggio è equilibrato e armonico tra struttura, freschezza, leggera sapidità, lunghezza.
2014: passaggio del testimone in cantina tra Luis von Dellemann, ormai ottantaduenne e i tre nuovi enologi chiamati da Alois e Clemens per dare un nuovo impulso. Ora la vendemmia è molto parcellizzata, il vino è visto come la somma di tante componenti, si guarda di più alla tensione e alla vivacità del singolo acino. La 2014 è anche la prima annata in cui si è ridotto l’uso del legno nuovo, passato da un terzo a solo il 10%, mentre il restante è costituito da barrique e tonneau di secondo e terzo passaggio. Le rese sono state inferiori del 30% ma di qualità. Dal bouquet molto fruttato si distingue per la sua freschezza e per un palato burroso che si esprimerà al meglio dopo un ulteriore anno di affinamento in bottiglia.
30 anni Löwengang Chardonnay: è un vino unico nel vero senso della parola poiché non sarà mai più prodotto. Assemblaggio del 2013 maturato sui lieviti in barrique per ben tre anni, 2014 due anni (la maggioranza visto che il 50% della cuvée proviene dall’annata 2014) e 2015 per un anno. Solo duemilacinquecento le bottiglie prodotte. Tre annate climaticamente molto diverse, come i vini prodotti. Un 2013 molto equilibrato ha dato vita a vini ben strutturati, un 2014 piuttosto freddo ha prodotto vini sobri e raffinati, mentre un caldo 2015 ha dato origine a vini molto robusti. Lo Chardonnay dell’anniversario ha un colore oro brillante, un tripudio di frutta, spezie dolci, con note burrose, minerali. La bocca estremamente interessante, elegante ed equilibrata nelle sue varie componenti, ha una lunga e affascinante persistenza.

Concludeva la degustazione un assaggio alla cieca del vino Löwengang Cabernet da viti giovani e di quello da viti vecchie entrambi della vendemmia 2015. Il primo nel suo colore tra rubino e porpora, un naso fruttato e speziato, una bocca quasi croccante ma comunque morbida, non è particolarmente persistente. L’assaggio esprime potenza, la concentrazione del tannino nel vino proveniente dalle piante giovani. Il secondo era più equilibrato, maggiore morbidezza e lunghezza esprimendo quasi la saggezza delle viti ottocentesche. Nel blend dell’anteprima 30 anni Löwengang Cabernet la percentuale del vino ottenuto dai ceppi ultrasecolari è di poco superiore alla metà. Preferiamo rimandare la sua degustazione che avverrà in occasione di Summa 2018.

(Crediti fotografici: Giovanna Moldenhauer – Alois Lageder )

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